Cina, l’intelligenza artificiale spingerà Shanghai al rialzo? Cosa fare

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Se finora una ristretta cerchia di aziende statunitensi ha cavalcato l’onda dell’intelligenza artificiale, guidando il mercato al rialzo, anche in Cina potremmo presto assistere a una dinamica simile. A raccontarlo a We Wealth è Brook Dane di Goldman Sachs asset management

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Dane: “Gli sviluppi dell’Ai di quest’anno sono incoraggianti. Riteniamo si tratti di un trend secolare che contribuirà a trasformare l’economia globale”

I rischi principali in Cina sono rappresentati dalle tensioni geopolitiche, dalla crescita economica e dai cambiamenti in ambito normativo

La crescente narrazione che ruota intorno all’intelligenza artificiale ha sollevato alcuni interrogativi sul suo impatto sui mercati azionari e sul rischio di una bolla finanziaria. Ma secondo una recente analisi di Goldman Sachs, dal titolo Why Ai is not a bubble, stiamo ancora vivendo una fase “relativamente iniziale” di un nuovo ciclo tecnologico che potrebbe innescare ulteriori sovraperformance. E se finora una ristretta cerchia di grandi aziende statunitensi ha cavalcato l’onda, guidando tra l’altro l’S&P 500 al rialzo, anche la Cina potrebbe offrire nuove opportunità in termini di rischio-rendimento. Ne abbiamo discusso con Brook Dane, portfolio manager, fundamental equity di Goldman Sachs asset management.

Se è vero che l’intelligenza artificiale negli Usa ha salvato la Borsa americana sulle attese di un’adozione diffusa e un aumento della produttività (e quindi delle performance) delle aziende, potremmo assistere a una dinamica simile in Cina? I titoli cinesi specializzati sull’intelligenza artificiale, e in generale la Borsa cinese, potrebbero registrare un effetto analogo?

I rendimenti del mercato statunitense registrati quest’anno non possono essere attribuiti esclusivamente ai progressi dell’intelligenza artificiale. I timori legati a inflazione, aumento dei tassi e recessione negli Stati Uniti hanno contraddistinto il 2023 e, nel corso dell’anno, ciascuno di questi fattori si è in qualche modo attenuato, mentre le previsioni sui tassi si stanno per stabilizzare. L’inflazione, pur continuando a destare preoccupazione, sembra stia scemando, lasciando presagire un rallentamento significativo per il prossimo anno. Infine, nonostante l’economia stia ancora affrontando venti contrari, i timori di una recessione sono stati allontanati dalla solidità complessiva dell’economia statunitense. Tutti questi fattori sono responsabili della ripresa del mercato, oltre agli importanti sviluppi dell’Ai. Gli sviluppi dell’Ai di quest’anno sono incoraggianti e riteniamo che si tratti di un trend secolare che contribuirà a trasformare l’economia globale attraverso un aumento sostanziale della produttività dei lavoratori, grazie all’ampia diffusione di questa tecnologia. Tuttavia, ci troviamo ancora nelle fasi iniziali del processo di innovazione, con opportunità interessanti per gli investitori che stanno valutando questo settore. Una delle nostre principali convinzioni prevede sviluppi tecnologici multipolari, con discrepanze tra Stati Uniti, Europa e Cina e lo stesso accadrà per l’intelligenza artificiale, anche se ci aspettiamo che nel corso del tempo la tecnologia abbia un impatto significativo anche in Cina.

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In quali segmenti si intravedono le maggiori opportunità?

I nostri portafogli incentrati sul tech si focalizzano su tre segmenti dell’Ai: enabler, data & security e application. Riteniamo che gli investitori debbano focalizzarsi sugli enabler dell’IA negli Stati Uniti, tra cui Nvidia, Microsoft, Marvell e Google (Alphabet), dato che le opportunità attuali e a breve termine si possono trovare nei server di dati e nei cloud provider necessari per formare modelli linguistici di grandi dimensioni. Ci concentriamo sempre più sulla ricerca di opportunità in questi ultimi due settori, che a nostro avviso possono essere redditizi sul lungo periodo e sono sottorappresentati all’interno dei portafogli dei clienti. In Cina, vediamo opportunità in una grande economia focalizzata sulla digitalizzazione dell’infrastruttura, che è destinata a crescere sul lungo periodo.

Per chi investe nel tech cinese, ci sono dei rischi da monitorare?

I rischi principali in Cina sono rappresentati dalle tensioni geopolitiche, dalla crescita economica e dai cambiamenti in ambito normativo. Il mercato cinese sta affrontando una serie di venti contrari differenti da quelli che hanno colpito il mercato statunitense e quello europeo nel 2022. Nonostante ciò, siamo ottimisti sul fatto che, con la ripresa dell’economia cinese, le aziende attive nel settore tecnologico che servono il mercato interno di Pechino saranno in grado di trarre significativi vantaggi.

Come posizionare in definitiva i portafogli per cavalcare l’onda dell’intelligenza artificiale? Negli Usa c’è ancora spazio di crescita? O è l’ora di spostarsi sulla Cina?

Siamo solo all’inizio di quello che potrebbe essere un mega ciclo tech e le uniche aree che finora hanno registrato un vero e proprio vento di coda sono gli enabler e le aziende del settore data & security, che hanno beneficiato di una crescente attenzione e di maggiori investimenti nell’Ai. Ci aspettiamo che nei prossimi anni emergano nuove applicazioni in grado di accelerare la produttività e riteniamo che gli investitori abbiano prestato poca attenzione a questo segmento di mercato. Riteniamo che entrambi i mercati offrano interessanti opportunità in termini di rischio-rendimento e che gli investitori debbano trovare un equilibrio tra i fornitori statunitensi e quelli cinesi. Su entrambi i mercati nascono quotidianamente vincitori e vinti, per cui la gestione attiva è una componente fondamentale quando si investe nell’Ai, per ottenere un’esposizione alle aziende che avranno successo ed escludere quelle che non cresceranno.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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