Private equity, nuove regole Sec: storica spinta sulla trasparenza

Alberto Battaglia
24.8.2023
Tempo di lettura: 5'
Il 23 agosto il regolatore Usa decide sulle sorti di una riforma osteggiata dall'industria e apprezzata dalle associazioni dei consumatori

I private fund che si rivolgono al mercato Usa (anche quelli esteri) sarebbero chiamati, fra le altre cose, a produrre report trimestrali su performance e costi

Secondo l'industria questi vincoli aumenterebbero gli oneri a carico degli investitori, riducendo le performance nette

Il successo dei fondi alternativi e la loro crescente diffusione fra gli investitori individuali sta spingendo l'autorità di regolamentazione statunitense verso un'importante stretta volta ad incrementare la trasparenza dei prodotti focalizzati su strumenti finanziari. Il 23 agosto è arrivata la decisione della Securities and exchange commission sull adozione delle modifiche regolatorie all'Advisers Act, proposte nel febbraio 2022. Con questa luce verde, i “private fund”, un settore da 20mila miliardi di dollari in gestione, saranno costretti a produrre rapporti trimestrali sulle performance e sui costi commissionali applicati ai clienti, nonché a licenziare una revisione contabile annuale. Le modifiche impattanno anche i fondi non americani che si rivolgono al mercato degli investitori statunitensi (il più ampio al mondo per i private fund). I contratti sui fondi in essere dovrebbero essere modificati nell'arco dei prossimi 12 mesi, in modo aderire alle nuove regole. 


Anche in Europa una riforma della Alternative Investment Fund Managers Directive è in corso di valutazione da parte del parlamento europeo e potrebbe modificare questo segmento di mercato già dal 2025.


Un faro su un settore meno trasparente per natura

La minore visibilità sull'andamento degli investimenti è considerata una “rinuncia” necessaria quando si decide di esporre il portafoglio alle azioni si di società non quotate in Borsa, a fronte dell'opportunità un migliore rendimento nel lungo periodo. Secondo la Sec, tuttavia, l'espansione del settore agli investitori individuali (non più solamente a fondi pensione e altri investitori istituzionali) dovrebbe andare di pari passo con una maggiore trasparenza. “I consulenti di fondi privati”, fra cui private equity, venture capital, hedge fund, “toccano gran parte della nostra economia”, aveva dichiarato il presidente della Sec Gary Gensler nel febbraio 2022, nel comunicato di presentazione della riforma, “vale quindi la pena di chiedersi se sia possibile promuovere maggiore efficienza, concorrenza e trasparenza in questo settore”. 


L'industria dei mercati privati non ha apprezzato l'idea di modificare le proprie prassi consolidate, affermando che ampliare gli obblighi sulla reportistica richiesti dalla riforma aumenterà i costi che, in ultima battuta, graveranno sulle spalle degli investitori. Lo scorso aprile il Committee on capital markets regulation, un'organizzazione di ricerca indipendente che vede fra i suoi membri numerosi manager del mondo bancario, ha bocciato duramente le proposte di riforma della Sec, sostenendo che rischiano “di ridurre i ritorni degli investitori in private equity e la varietà delle strategie d'investimento disponibili per gli investitori”. 


Pro e contro della possibile riforma

“E' possibile che le riforme proposte si riveleranno fuorvianti nel tentativo di proteggere gli investitori” in quanto chi si rivolge ai “fondi privati sono in genere soggetti abbastanza sofisticati e dotati di risorse sufficienti per proteggere i propri interessi commerciali”, aveva sostenuto in una nota Simon Guilbert, director per Kpmg Crown Dependencies, per il quale i maggiori requisiti sulla trasparenza aumenterebbero i costi, data la necessità di pagare fornitori esterni per produrre i nuovi report obbligatori. La riforma, d'altro canto, offrirebbe nuovi strumenti di analisi per gli investitori americani in fondi private. Infatti, verrebbero standardizzati i parametri di performance da utilizzare, rendendo più comparabili i risultati dei fondi. Inoltre, aveva dichiarato Guilbert, “le revisioni annuali forniranno un importante controllo sulle valutazioni delle attività dei fondi privati... che possono essere altamente soggettive e soggette a bias”. Le valutazioni di un asset non pubblicamente quotato in Borsa, infatti, non vengono aggiornate in tempo reale: ma sono adeguate con notevole ritardo e a cadenze rarefatte.


Su questi ultimi aspetti si è concentrato il plauso di alcune associazioni di consumatori, le cui considerazioni sono state inviate alla Sec in una lettera dell'8 maggio: “Per proteggere la sicurezza finanziaria di milioni di pensionati in tutto il paese, invitiamo la Commissione a finalizzare una serie di regole sui consulenti di fondi privati che richiedano loro di fornire un'informativa standard su commissioni, spese, performance... e di impegnarsi in altri conflitti di interesse che sono contrari all'interesse pubblico e alla protezione degli investitori”.

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Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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