Cinque errori da evitare quando si investe: #5 delegare tutto

Alberto Battaglia
25.10.2022
Tempo di lettura: 5'
Molti italiani non sentono il bisogno di colmare lacune nelle competenze finanziarie perché delegano ad altri: così è difficile capire il valore del consulente

Chi ha limitate competenze finanziarie spesso non delega le scelte a un professionista, ma al partner o a un altro conoscente. Anche se si delega a un consulente finanziario, sarà difficile capire se il sta facendo un buon lavoro se non ci si interessa attivamente della strategia finanziaria.

Secondo la più recente rilevazione Consob il 17% degli italiani, quando deve prendere una decisione finanziaria importante, si rifiuta di imparare qualcosa in più perché “si affida ad altri”

Per migliorare la produttività e valorizzare il proprio tempo, saper delegare si rivela spesso utile. Si può delegare per una mancanza di tempo, oppure per una carenza di competenze. Nella gestione del patrimonio, la maggioranza degli italiani si fa consigliare da qualcuno. Secondo il rapporto Consob sugli investimenti delle famiglie 2022 gli investitori fai-da-te sono una minoranza pari al 24% del totale. 


Spesso l'investimento autonomo viene stigmatizzato perché, in molti casi, non si accompagna a competenze finanziarie sufficienti. Considerato che il livello di competenze finanziarie è statisticamente basso, affidarsi integralmente a un esperto per la gestione e la pianificazione patrimoniale può sembrare la scelta più facile e giusta. Eppure, delegare tutte le scelte finanziarie a qualcun altro, non è una soluzione necessariamente saggia. 


In primo luogo, chi ha limitate competenze finanziarie spesso non delega le scelte a un professionista, ma al partner o a un altro conoscente. Anche se si delega a un consulente finanziario, sarà difficile capire se il sta facendo un buon lavoro se non ci si interessa attivamente della strategia finanziaria


Quanti delegano e a chi 

Secondo la rilevazione Consob del 2021, che aveva sondato a fondo il tema, il 17% degli italiani, quando deve prendere una decisione finanziaria importante, si rifiuta di imparare qualcosa in più perché “si affida ad altri”. Nel dettaglio di questo segmento, il 9% si affida in toto al proprio consulente, il 6% a parenti o amici e il 4% ad altri intermediari (erano possibili risposte multiple). 


I “delegatori” sono più diffusi nel Nord Italia, hanno un reddito mediamente più elevato, una maggiore fiducia nel sistema finanziario. In particolare, poi, chi delega tutto tende a sovrastimare le proprie competenze finanziarie. 



In un certo senso, l'importanza di accrescere le competenze finanziarie anche in presenza del supporto di un professionista del risparmio è testimoniata dalle regole sempre più stringenti sulla trasparenza che hanno toccato il settore. Le direttive Mifid, ad esempio, obbligano il consulente a fornire una dettagliata rendicontazione dei costi in euro e non solo in percentuali, compresi gli incentivi ricevuti per la vendita di determinati prodotti finanziari. Il principio ispiratore della regolamentazione garantire l'adeguatezza dei consigli finanziari ed evitare che vengano proposte soluzioni contrarie all'interesse dei clienti. La presenza sempre più invadente di queste regole evidenzia come l'eventualità di distorsioni e di conflitti d'interesse sia tutt'altro che remota. 


Un secondo motivo per il quale delegare tutto può rivelarsi una tentazione del tutto sbagliata si può sintetizzare con l'immagine dello scaricabarile: si delega a qualcun altro per potersi sollevare dall'eventuale responsabilità di un insuccesso. In uno studio pubblicato sulla rivista Organizational Behavior and Human Decision Processes (Mary Steffel et al. 2016) viene osservato come “le persone delegano ad altri che possono assumersi la responsabilità... principalmente per cedere la colpa” e non per acquisire competenze. 


Come riassunto dal noto financial planner e divulgatore americano Michael Kitces, “i ricercatori hanno scoperto che delegare a un esperto non serve tanto a ottenere una risposta migliore a una domanda difficile, quanto a evitare la responsabilità che deriva dal fare la scelta 'sbagliata'”. Evitare errori clamorosi o gestioni patrimoniali inefficaci impone una partecipazione alle scelte, alle responsabilità e la volontà di colmare eventuali lacune nelle competenze. Le fonti di educazione finanziaria pubblicamente consultabili sono numerose e possono essere il primo passo per prendere controllo e confidenza, ma anche per delegare nel modo più sano: esercitando un periodico controllo critico. Se delegare le scelte è un modo per disinteressarsi o deresponsabilizzarsi sui risultati, allora sarà sempre un errore.

Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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