Sanzioni, le difficoltà di isolare la Russia

Alberto Negri
Alberto Negri
21.7.2022
Tempo di lettura: 3'
Da un lato l’Occidente ha imposto sanzioni economiche per punire l’aggressione, ma dall’altro continua a rimpinguare le casse dell’aggressore

Cina e India hanno aumentato del 40% l’import di greggio via mare da gennaio. Ma d’altro canto la Germania ha versato oltre dieci miliardi di dollari a Mosca dopo l’inizio dell’invasione dell’Ucraina, seguita dall’Italia e dai Paesi Bassi, con otto miliardi, e dalla Francia, con quattro miliardi.

Questo articolo è tratto dal magazine We Wealth di luglio


Le sanzioni stanno realmente colpendo la Russia e isolando Putin? Una risposta davvero soddisfacente forse la avremo tra qualche mese ma intanto le cose non vanno esattamente nella direzione auspicata dall’Occidente. Il vertice dei Brics, tenuto in giugno in Cina, ha sancito una nuova forma di non allineamento del sud del mondo da cui emerge con chiarezza che l’isolamento della Russia è solo occidentale. Basta guardare i numeri. La Cina e l’India hanno aumentato copiosamente le importazioni di petrolio da Russia. A maggio Pechino ha importato ogni giorno 800mila barili di greggio russo via mare, il 40% in più rispetto a gennaio, cui va aggiunto quello che arriva attraverso l’oleodotto. 

Da gennaio a maggio il petrolio russo importato dall’India è passato da zero a 700mila barili al giorno. Gli Usa hanno chiesto a New Delhi, terzo consumatore al mondo di oro nero, di “non esagerare” con le importazioni con la Russia ma il ministro dell’energia indiano ha replicato seccamente che l’India non può rinunciarvi. 


Del resto - nota il giornalista francese Peter Haski - gli storici della guerra in Ucraina avranno grosse difficoltà a spiegare come mai la Germania abbia versato oltre dieci miliardi di dollari alla Russia dopo l’inizio dell’invasione dell’Ucraina, seguita dall’Italia e dai Paesi Bassi con otto miliardi e dalla Francia con quattro miliardi. Da un lato l’occidente ha imposto sanzioni economiche per punire l’aggressione russa, ma dall’altro ha rimpinguato le casse dell’aggressore. Da queste cifre emergono tutte le difficoltà a sanzionare la Russia. 

Nessuno dei leader di Brasile, Cina, India o Sudafrica - che con la Russia costituiscono i Brics, associazione con una geografia e una demografia assai alternative al G-7 - finora ha condannato Putin o imposto sanzioni a Mosca. Per trovare un riferimento all’Ucraina nel comunicato finale in 75 punti bisogna arrivare al ventiduesimo dove si afferma di sostenere “i colloqui tra Russia e Ucraina”, una dichiarazione, ovviamente neutra e in linea con le precedenti. 


Un non allineamento con l’Occidente che sembra quasi un “allineamento” con Mosca. Non è sorprendente: oltre all’astensione di molti Stati, soprattutto africani, sulle risoluzioni Onu relative all’Ucraina, nessun Paese non occidentale ha imposto sanzioni alla Russia. E tra questi aggiungiamo la Turchia, membro Nato, e Israele, contrafforte americano in Medio Oriente. Come fa notare il politologo di origini iraniane Trita Parsi, “i Paesi del sud del mondo considerano la Russia come aggressore, ma quando l’Occidente ha chiesto, in nome di un diritto in­ternazionale che gli Usa hanno sistematicamente violato, di spezzare i legami economici con la Russia si è scatenata una reazione allergica a catena”. Significativa la posizione del regime saudita che non solo non ha condannato Mosca ma punta sull’Opec+, il coordinamento con la Russia sul petrolio, e mantiene l’accordo militare con Mosca firmato nell’agosto 2021, definito “strategico” dal vice ministro della difesa saudita, il principe Khalid bin Salman. 


La stessa Turchia, alleata nella Nato, è un recipiente di contraddizioni per l’Occidente. Fornisce armi a Kiev ma tratta pure con Putin dal quale ha acquistato le batterie anti-missile S-400. Ma richiede agli Usa i caccia F-16 e di rientrare nel programma F-35 da cui era stata esclusa. Allo stesso tempo impone a Svezia e Finlandia l’estradizione dei militanti curdi per togliere, in cambio, il veto al loro ingresso nell’Alleanza Atlantica. Si tratta di un vero e proprio ricatto fatto sulla pelle dei curdi che sono stati i migliori alleati occidentali nella lotta al Califfato. Inoltre è Ankara che detta l’agenda in Libia e nel Mediterraneo orientale, posti dove vorremmo portare a casa il gas perduto in Russia ma dove contiamo sempre di meno. Questa è la Turchia che si offre mediatrice tra Mosca e continua a fare affari con Putin. 


Perché questi comportamenti? In Medio Oriente e nel sud del mondo non sopportano il doppio linguaggio e la retorica dell’Occidente. Gli Stati Uniti, che con la Nato hanno bombardato la Serbia nel ’99, la Libia nel 2011, invaso prima l’Afghanistan (per abbandonarlo ai talebani nel 2021) e poi nel 2003 anche l’Iraq, sono davvero i più qualificati a invocare il rispetto del diritto internazionale? Anche gli Usa hanno usato bombe a grappolo, al fosforo e munizioni all’uranio impoverito. Mentre i crimini dell’esercito americano in Afghanistan (70mila i morti civili) e in Iraq sono stati ampiamente documentati senza mai arrivare a nessuna condanna o sanzione. Per non parlare della Palestina occupata da decenni con il sostegno americano ma che, al contrario dell’Ucraina, non solleva nessuna solidarietà internazionale mentre i governi occidentali continuano a dare carta bianca a Israele. Possiamo continuare a isolare Putin l’aggressore e il massacratore dei civili ucraini ma, ogni tanto, isoliamo anche la nostra cieca e accanita ipocrisia, incomprensibile al resto del mondo. 

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È stato inviato speciale e corrispondente di guerra del Sole 24 Ore negli ultimi 30 anni per le zone Medio Oriente, Africa, Asia Centrale e i Balcani. Nel 2009 ha vinto il premio giornalistico Maria Grazia Cutuli, nel 2015 il premio Colombe per la pace. nel 2016 il premio Guidarello Guidarelli e nel 2017 il premio Capalbio saggistica per il libro "Il Musulmano Errante".
Oggi è Senior Advisor dell’ISPI, Istituto degli Studi di Politica Internazionale.

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