Perché il crollo della sterlina (e perché non finisce qui)

Alberto Battaglia
29.9.2022
Tempo di lettura: 3'
Il governo Truss tira dritto sui tagli fiscali che hanno stimolato la svendita dei Gilt: nonostante l'intervento della BoE, il quadro resta debole per la sterlina

Il valore della sterlina sul dollaro è scesa fino a un minimo di 1,0349 – un livello avvicinato storicamente solo in un breve momento a metà anni Ottanta

Il governo Truss vuole portare avanti una manovra espansiva da 45 miliardi di sterline. Ma tagliare le tasse in disavanzo, con un'inflazione che, nel Regno Unito, ha raggiunto l'8,6% ad agosto è una misura decisamente poco ortodossa

Tagliare le tasse è una mossa che viene spesso vista con favore dal mercato. Ma i provvedimenti, una volta calati nella realtà economica, spesso rivelano effetti collaterali apparentemente inaspettati. Vanno letti sotto questa luce le misure di stimolo economico annunciate dalla premier britannica Liz Truss, che hanno portato la sterlina su nuovi minimi e costretto la Banca d'Inghilterra ad intervenire per sostenerne il valore.


Sterlina, i perché del crollo

Il Regno Unito, come molti altri Paesi europei, ha due grandi problemi: la crescita in calo e l'inflazione. Il governo di Liz Truss ha provato a risolvere il primo dei due problemi indicando una serie di misure di stimolo, che includono tagli di tasse finanziati a debito, con una misura da 45 miliardi di sterline complessivi

I provvedimenti annunciati dal governo hanno spinto gli investitori a sbarazzarsi dei titoli di Stato britannici. L'aspettativa che le misure del governo surriscalderanno ulteriormente l'inflazione, infatti, hanno portato gli obbligazionisti a mettere in conto minori rendimenti reali e ad anticipare nuovi rialzi dei tassi da parte della BoE. 

La vendita di titoli denominati in sterline, di conseguenza, ha ridotto la domanda di moneta nazionale, che è andata incontro a un grave deprezzamento. Il valore della sterlina sul dollaro è scesa fino a un minimo di 1,0349 – un livello avvicinato storicamente solo in un breve momento a metà anni Ottanta. Nel frattempo i rendimenti del Gilt, il titolo britannico decennale, sono passati dall'area 3,8% a un massimo del 4,611% fra lunedì 26 e mercoledì 28 settembre. Proprio mercoledì, la Banca d'Inghilterra è stata costretta a intervenire. Con una nota, “il Financial Policy Committee della Banca d'Inghilterra ha rilevato i rischi per la stabilità finanziaria del Regno Unito derivanti da disfunzioni nel mercato dei gilt” e “ha raccomandato di intraprendere un'azione... per acquisti temporanei e mirati sul mercato dei gilt per motivi di stabilità finanziaria”. 

Il rendimento del Gilt decennale è sceso al 4,142% nel pomeriggio del 29 settembre, con un parziale recupero della sterlina sul dollaro – ma la moneta britannica rimane in calo dell'1,66% negli ultimi cinque giorni e di quasi il 18% da inizio anno. 


Sterlina, cosa succede adesso

Le scelte della Banca d'Inghilterra, che acquisterà nuovi titoli di Stato per sostenere il cambio, continueranno probabilmente a scontrarsi con le misure economiche che il governo Truss non intende accantonare. 

Sono “azioni urgenti” e sono “preparata a fare ciò che serve perché vadano in porto”, ha dichiarato la premier Liz Truss, “comprese decisioni difficili e controverse”. In alcune interviste rilasciate alle radio locali della Bbc la premier ha sostenuto che le turbolenze sul cambio non sono dovute alla sua annunciata manovra, poiché “le valute sono sotto pressione in tutto il mondo” a causa delle tensioni geopolitiche. Per i laburisti, invece, quella bocciata dai mercati è una “manovra kamikaze”. Tagliare le tasse creando deficit, con un'inflazione che, nel Regno Unito, ha raggiunto l'8,6% ad agosto è una misura decisamente poco ortodossa. Il Fondo monetario internazionale è intervenuto in una nota nella quale si legge: “Non raccomandiamo pacchetti fiscali ampi e non mirati, date le elevate pressioni inflazionistiche in molti Paesi, tra cui il Regno Unito”.   

Considerata la determinazione della Truss, gli analisti sconsigliano di tornare sulla sterlina, nonostante il calo. “Riteniamo che i rischi rimangano orientati al ribasso, visto quanto è già stato scontato, un segnale di minore aggressività da parte della Bank of England accelererà il passaggio al di sotto della parità, a nostro parere”, ha dichiarato una nota degli economisti di Amundi, “pertanto, nonostante questo forte movimento, crediamo che gli investitori dovrebbero evitare di 'afferrare un coltello che cade' e resistere alla tentazione di investire nella sterlina, dato che ancora non vediamo la luce in fondo al tunnel per quanto riguarda la discesa della valuta”. 

Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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