Oltre il fintech: la banca del futuro ha una doppia anima

Teresa Scarale
Teresa Scarale
12.5.2021
Tempo di lettura: 5'
Trasversale per definizione, quella bancaria è un'industria in profonda evoluzione. Due le vie della trasformazione, al di là delle tecnologie
Qualche anno fa alcuni osservatori la davano morente al cospetto del fintech. Invece la banca è viva e in piena metamorfosi, pronta ad essere cinghia di trasmissione per le risorse del next generation Eu. Se ne è parlato in occasione dell'ottava edizione della Accenture Banking Conference. Banche, fintech, regolatori e investitori hanno commentato lo studio Accenture Twin Bank: la sostenibilità al centro della trasformazione digitale”. La ricerca mostra come sia adesso imprescindibile per le banche interessate a sopravvivere in un mondo sempre più competitivo coniugare sostenibilità e rendimento. «La leva tecnologica e quella della sostenibilità sono sempre tra le prime azioni da svolgere», commenta Massimiliano Colangelo, Financial Services Lead, Accenture. «Occorre un utilizzo combinato delle due», per un raddoppio degli utili dell'industria in tre anni.

Non solo fintech: cosa vuol dire twin transformation per il futuro della banca


La trasformazione gemella delle banche, la twin transformation, comporta un doppio passo verso sostenibilità e tecnologia. Attualmente, in Europa solo il 5% delle banche la sta attuando. Ma pressioni per il cambiamento arrivano da portatori di interesse, consumatori, autorità regolamentari, millennial. Secondo il World Economic Forum, il 38% dei portatori di interesse si attende che il fallimento dell'azione per contrastare il cambiamento climatico sia un fattore di rischio di lungo termine. Il 21% dei consumatori dal canto loro dichiara di avere smesso di comprare prodotti delle aziende che non fanno nulla per contrastare il cambiamento climatico. 27 regolamentatori globali (fra banche centrali e autorità) hanno pubblicato rapporti sui rischi finanziari legati al surriscaldamento. Infine, quasi ¾ dei millennial preferiscono lavorare in una realtà che fa della sostenibilità la sua priorità.

La transizione climatica impatterà sul 25% del pil globale, rivela Giovanni Sandri, ceo Italy di Blackrock, il più grande asset manager mondiale, con circa 9000 miliardi di dollari di aum. «Anche nell'ottica del puro investitore, senza considerare l'etica, è un dato che non si può ignorare. A pena di essere di fronte a una dispersione di rendimento».
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Oltre il fintech: la banca del futuro ha una doppia anima

I trend della banca del futuro: oltre il fintech, verso l'umanità aumentata


«Veniamo da un anno di aggregazioni bancarie, e «siamo nel mezzo di un ulteriore processo aggregativo. Le future fusioni non riguarderanno solo le economie di scala, ma saranno trasformative. Si faranno scelte di fabbrica, per esempio per quanto riguarda il wealth management. Si apriranno nuove opportunità di collaborazione a livello industriale fra banche, anche grazie alla psd2». La mole di dati con cui si trovano a operare le banche è aumentata esponenzialmente nell'ultimo decennio. Ma ciò che avverrà di qui a un triennio con l'espandersi dell'internet delle cose è ancora inimmaginabile. «Con l'IoT la quantità di dati in circolazione aumenterà di 25 volte. Un tesoro sempre più prezioso per sofisticare gli algoritmi. Andiamo verso un concetto di umanità aumentata, e per questa via verso una consulenza aumentata, da destinare non solo al segmento imprenditoriale della clientela, ma anche a quello degli individui».

Dal valore ai valori


Il prossimo passo sarà quello che va dalla creazione di valore alla creazione di valori. Un altro trend in atto è quello della continua e proficua relazione con il regolamentatore per arrivare a una cornice condivisa di regole: «Ricordiamo che da giugno ci saranno nuove regole Ue sull'origine e il monitoraggio del credito». Alessandra Perazzelli, vice governatrice della Banca d'Italia, aggiunge che «la vera sfida sono gli investimenti da farsi nel cambiamento del passo tecnologico. I clienti chiedono maggiore celerità. Dev'esserci educazione finanziaria all'investimento sostenibile e deve aumentare la consapevolezza digitale. Tuttavia, la tecnologia non deve acuire la diversità sociale».

Le banche avranno poi nuovi centri di competenza relativi alla sostenibilità, una maggiore specializzazione in termini di modello di servizio, come evidenzia Colangelo: «La twin bank dovrà essere essa stessa una fintech, dovendo internalizzare il processo di innovazione, attrarre nuovi talenti, data scientist. Il 30% nuovi assunti sarà di tipo Stem ».

 

Dalla "spinta gentile" al tech umano


Ma tanta tecnologia non comporterà una spersonalizzazione dell'esperienza bancaria? No. «La componente emotiva è fondamentale. Sarà necessario un ecosistema esteso, una macchina operativa che si accompagni a una distributiva. La traiettoria del cammino è segnata, la consulenza non sarà più istantanea ma dovrà tenere un percorso di progettualità col cliente. Si passa dal “cosa” e dal “come” al “perché”». Un tragitto che, come sottolinea Stefano Barrese, responsabile della divisione Banca dei Territori, Intesa Sanpaolo, non può prescindere una «spinta gentile verso gli investimenti in aziende impegnate nella riqualificazione di sostenibilità». Alla «spinta gentile» del premio nobel Richard Thaler si appella anche Elena Goitini, amministratore delegato, Bnl e responsabile gruppo Bnp Paribas per l'Italia.
Per Elena Goitini «la proposizione di valore è elemento abilitante». Bisogna far tesoro di quanto imparato negli ultimi anni, rammenta Mauro Macchi, Europe Strategy & Consulting Lead, Accenture, «il tema dati è complesso, ma bisogna evitare i “silos” industriali, le banche devono costruire progetti orizzontali». Massimo Doris, amministratore delegato Mediolanum (banca nata già nell'era digitale) ricorda che saper interpretare i dati aiuta a servire meglio il cliente, «ma ci sono certe cose che i dati non possono leggere».

«La finanza etica esiste da 50 anni ma era una nicchia, ora è diventata di massa perché gli investitori hanno capito che c'è rendimento», ricorda Giovanni Sandri. Attenzione però: «Trasformare l'economia in senso sostenibile non vuol dire vendere il brown per comprare il green. Se io vendo, qualcun altro compra. Transizione green vuol dire trasformare internamente le aziende».
Caporedattore della sezione Pleasure Asset di We Wealth. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline economiche e sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia e mercati dell’arte. È in We Wealth dalla sua fondazione

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