Società benefit: perché puntare su questo modello d'impresa?

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Nicola Dimitri
19.11.2021
Tempo di lettura: 3'
La gestione della società benefit deve consentire di realizzare un bilanciamento tra l'interesse dei soci e quello della comunità nei cui confronti l'attività d'impresa potrebbe avere degli impatti

Il Ministero dello sviluppo economico mette a disposizione 10 milioni di euro per promuovere la nascita o la trasformazione di società benefit

Costituire una società benefit permette di accedere a fondi e agevolazioni

Si fa un gran parlare, in particolare in questo momento storico, di società benefit. Ma cosa sono e perché può essere conveniente pensare di ricorrere a questo modello di impresa?Riferirsi a società cd. benefit significa parlare di società, per così dire, responsabili. Si tratta infatti di una fattispecie societaria che oltre a creare profitto e dividere gli utili, dunque, oltre a perseguire finalità meramente economiche è, per sua natura, orientata a operare nella comunità valorizzandone l'ambiente, le attività culturali e sociali.
La caratteristica che contraddistingue questa fattispecie, pertanto, è quella del perseguimento del “beneficio comune”, intendendosi per tale il compimento, da parte della società, di attività volte a creare effetti positivi per la comunità in cui essa è inserita; dunque, benefici a favore di ambiente, enti, associazioni, società civile. Fermo restando che gli effetti positivi che si intendono raggiungere attraverso la società non devono, ad ogni costo, essere legati al processo produttivo dell'impresa.

Le società benefit possono essere società di persone, di capitali, cooperative e, come tali, seguiranno integralmente la disciplina che governa il modello societario prescelto, salvo per il fatto che, a partire dall'oggetto, sarà necessario indicare in che modo si intende perseguire l'ulteriore finalità del beneficio comune.

Anche la denominazione sociale, se si tratta di società benefit, potrà cambiare. Infatti, le società che nascono benefit o che lo diventano, possono introdurre accanto alla denominazione sociale di riferimento anche la sigla SB, che sta per società benefit. Le società preesistenti che, appunto, non nascono benefit possono diveltarlo a patto di adattare conseguentemente l'atto costitutivo e lo statuto.

Il perseguimento del beneficio comune non può essere soltanto un obiettivo teorico ma, al contrario, deve declinarsi nella pratica.

A tal proposito, il mancato raggiungimento delle finalità di vantaggio comune può dar vita a ipotesi di responsabilità della società o dei soggetti chiamati a supervisionare le modalità di gestione; gestione che deve sempre garantire un bilanciamento tra gli interessi dei soci e gli interessi della collettività e delle parti interessate dall'attività di impresa.

Per dare contezza di quanto, nelle società benefit, sia rilevante il raggiungimento dei benefici comuni basti pensare al fatto che annualmente dovrà essere predisposta una relazione sullo stato di avanzamento delle attività svolte per raggiungere gli obiettivi di vantaggio sociale.
Ebbene, prendere in considerazione l'idea di investire o puntare su questo modello di impresa non è mai stato così conveniente. Dieci milioni di euro, infatti, è la somma (di cui 7 milioni per il credito d'imposta e 3 milioni finalizzati ad attività di promozione) messa a disposizione dal Mise per incentivare la costituzione di società benefit o per promuovere la trasformazione delle società già presenti sul territorio nazionale in società benefit.

Più nel dettaglio, è previsto un contributo sotto forma di credito d'imposta nella misura del 50% dei costi di costituzione o trasformazione in società benefit, che copre anche le spese notarili e di iscrizione nel registro delle imprese nonché i costi inerenti all'eventuale consulenza professionale. L'importo massimo utilizzabile in compensazione è fissato in 10.000 euro per ciascun contribuente.

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