Intelligenza artificiale: Bruxelles apre la strada a nuove regole

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La Commissione europea ha presentato un’articolata proposta per la regolamentazione e la promozione dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale in Europa. Previste sanzioni fino al 6% del fatturato annuo per le imprese coinvolte

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Margrethe Vestager: “Riguardo all’intelligenza artificiale, la fiducia non è facoltativa, ma indispensabile. Definendo tali norme, potremo spianare la strada a una tecnologica etica in tutto il mondo e garantire che l’Unione nel suo complesso resti competitiva”

Le nuove regole, che attendono la green light del Parlamento europeo e degli Stati membri, seguiranno un approccio basato sul grado di rischio. Banditi i sistemi che rappresentano una minaccia per la sicurezza e i diritti individuali

Nicola Gatti: “Il regolamento rende molto meno attrattivo il mercato europeo, e quindi anche quello italiano, per chi si occupa di intelligenza artificiale. A rischio un isolamento dell’Europa rispetto ai principali centri di produzione dell’Ai”

Scalda i motori il più ambizioso pacchetto legislativo finora realizzato sull’intelligenza artificiale, dopo la presentazione a cura della Commissione europea di un’articolata proposta per la regolamentazione di un settore che, solo in Italia, vale oggi 300 milioni di euro. Un progetto che punta a tutelare la sicurezza e i diritti fondamentali di cittadini e imprese, ma che attende ora la green light del Parlamento europeo e degli Stati membri.
“Riguardo all’intelligenza artificiale, la fiducia non è facoltativa, ma indispensabile”, interviene Margrethe Vestager, vicepresidente esecutivo di Un’Europa pronta per l’era digitale. “Queste regole rappresentano una svolta, che consentirà all’Unione europea di guidare lo sviluppo di nuove norme globali per garantire che l’intelligenza artificiale possa essere considerata affidabile. Definendole, potremo spianare la strada a una tecnologica etica in tutto il mondo e garantire che l’Unione nel suo complesso resti competitiva”, spiega. Le nuove regole, precisa la Commissione, saranno direttamente applicabili in tutti gli Stati membri e seguiranno un approccio basato sul “grado” di rischio.

La piramide del rischio

Per “rischio inaccettabile”, per esempio, si intendono quei sistemi che rappresentano una minaccia per la sicurezza, i mezzi di sussistenza e i diritti individuali (come i giocattoli che utilizzano l’assistenza vocale per incoraggiare comportamenti pericolosi nei minori), che saranno espressamente banditi. A “rischio alto”, invece, quei sistemi in cui l’intelligenza artificiale viene utilizzata nella gestione delle infrastrutture critiche, nella formazione scolastica o professionale, nell’occupazione, nei servizi pubblici e privati essenziali, nella gestione della migrazione, dell’asilo e delle frontiere, nell’amministrazione della giustizia e nell’applicazione della legge. Sono considerati poi a “rischio limitato” i sistemi di risposta automatica per fornire assistenza online, per i quali sono previsti particolari obblighi di trasparenza, mentre sono definiti a “rischio minimo” i videogiochi abilitati all’intelligenza artificiale o i filtri contro le email o le telefonate indesiderate.

Multe fino al 6% del fatturato

Le imprese coinvolte, che non rispetteranno le nuove regole, potrebbero andare incontro a sanzioni fino al 6% del proprio fatturato annuo. “L’intelligenza artificiale è un mezzo, non un fine”, osserva il commissario al mercato unico, Thierry Breton. “Esiste da decenni, ma ha raggiunto nuovi picchi grazie a nuove potenze di calcolo, offrendo un gigantesco potenziale in aree quali la salute, i trasporti, l’energia, l’agricoltura, il turismo o la sicurezza informatica. Ma presenta anche una serie di rischi. Le nostre proposte mirano a rafforzare la posizione dell’Europa come hub globale di eccellenza nel settore e a garantire che l’intelligenza artificiale rispetti i nostri valori e le nostre regole, sfruttandone il potenziale per l’industria”, conclude.

Ma quale potrebbe essere l’impatto del nuovo pacchetto legislativo sul mercato dell’intelligenza artificiale, in particolare quello italiano, secondo gli esperti del settore? “Il regolamento rende molto meno attrattivo il mercato europeo, e quindi anche quello italiano, per chi si occupa di intelligenza artificiale”, spiega a We Wealth Nicola Gatti, direttore dell’Osservatorio artificial intelligence del Politecnico di Milano. “In particolare, l’Europa non può ovviamente forzare questo regolamento fuori dai suoi confini tramite azioni legali e non ha la forza industriale per diventare il punto di riferimento l’Ai. Per quanto non sia possibile predire quelle che saranno le azioni che verranno intraprese dai leader del settore, la situazione che sembra oggi più probabile è che questo regolamento vada a isolare l’Europa rispetto ai principali centri di produzione dell’Ai”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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