In Italia cresce il numero delle imprese con elevato range di welfare

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Un uomo in giacca e cravatta è seduto a una scrivania e scrive su un quaderno. Accanto a lui, un pannello verde acqua con il logo AGORÀ e il nome "FRANCESCO MEGNA" in caratteri maiuscoli.

Il Welfare aziendale è in continua crescita in Italia, dove negli ultimi anni ha raggiunto oramai la fase della maturità. La crescita, costante e robusta, non è riferibile soltanto alle aziende di grandi dimensioni, ma anche alle PMI ed alle imprese che occupano meno di 10 persone che iniziano a promuovere progetti di welfare per i propri collaboratori. 

Una crescita che comporta un impatto positivo sulla ripresa delle attività economiche, sulla produttività delle imprese che lo adottano nonche’ benessere sociale alle persone ed ai territori. Il numero delle imprese con elevato range di welfare è oramai ad alti livelli tra quelle che superano i 250 dipendenti e significativo nelle aziende che occupano tra i 100 ed i 250 addetti.

Raddoppiano le imprese con elevati livelli di welfare, un orientamento favorevole che si rileva tra le imprese di piccole dimensioni. La crescita è dovuta anche alle normative più snelle nonchè ai soldi pubblici messi a disposizione per la protezione sociale, stimolando così le aziende ad interessarsi al benessere dei propri dipendenti. Il welfare inoltre mitiga le conseguenze dell’inflazione attraverso sostegni ai dipendenti finalizzati alle spese familiari. Gli ambiti di impatto sociale più importanti sono la promozione del lavoro e della mobilità sociale, la possibilità di offrire un lavoro stabile ai giovani, il sostegno ai diritti ed alle pari opportunità per le donne; inoltre le aziende più strutturate su questo fronte incidono favorevolmente anche su clienti, fornitori e territori circostanti, con impatti positivi sulla redditività anche doppi rispetto alle aziende con un welfare a livello base.

Il welfare aziendale rappresenta anche un fattore di solidità: infatti, le aziende con un welfare più sviluppato hanno resistito meglio durante la pandemia e dimostrato maggior vigore nella ripresa. Nonostante i dati incoraggianti c’è ancora molto da fare sullo strumento dei flexible benefit, ancora poco sfruttati. Dalla palestra all’asilo, passando per i viaggi, i corsi di lingua o le polizze: sono questi gli esempi più significativi di come si possono utilizzare i flexible benefit, tuttora poco utilizzati dai lavoratori, nonostante sia dimostrato che sono importanti per trattenere le risorse-chiave ed incoraggiare l’intesa tra imprese e dipendenti.

Purtroppo, solo l’8% delle imprese ha una conoscenza approfondita di queste proposte e ciò ne impedisce il loro effettivo utilizzo. Inoltre, il welfare aziendale risulta ancora poco utilizzato in alcune tematiche chiave, come la sanità, la previdenza integrativa ed i servizi alle persone, che appaiono parcellizzati e senza un chiaro indirizzo strategico. Il continuo bisogno di assistenza della popolazione anziana induce a prendere in considerazione soluzioni assicurative nelle quali rientrano forme di cura garantite per un periodo di tempo medio-lungo e senza un termine prestabilito. Occorrerà quindi potenziare il welfare aziendale anche sulla comunicazione e promozione, consolidando le componenti previdenziali e sanitarie.

Un uomo in giacca e cravatta è seduto a una scrivania bianca, con una penna in mano e un quaderno su cui scrivere. Sullo sfondo ci sono vasi decorativi, una pianta e una parete decorata.

di Francesco Megna

“IL FUTURO APPARTIENE A COLORO CHE CREDONO ALLA BELLEZZA DEI PROPRI SOGNI” – E. ROOSVELT

Bancario da oltre 30 anni. Per vent’ anni Direttore di Filiale, attualmente Responsabile Commerciale di Hub: mi occupo di coordinare l’attività commerciale dei Gestori Privati e Business con l’obiettivo di raggiungere gli obiettivi commerciali assegnati.

I suoi hobby principali sono: running, scrivere e la lettura.

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