Il ruolo delle banche, tra crisi energetica e inflazione

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Crisi energetica e inflazione stanno mettendo in ginocchio molte imprese e risparmiatori. Ma la recessione è evitabile.

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A distanza di poco più di due anni dallo scoppio della pandemia, l’Italia deve fare i conti con due grandezze non meno preoccupanti per l’economia del paese – crisi energetica e inflazione – che stanno pesando, e non poco, sia sulle imprese che sui cittadini. Al contempo il mondo è in veloce trasformazione, con rivoluzioni geo-politiche che non si sa dove porteranno, e digitali che plasmano nuove abitudini. Come potersi riparare dalle intemperie in corso? La finanza può e deve essere una risposta.  

Inflazione, una tassa sugli onesti

 

È di questo che si è parlato nel corso della conferenza che si è tenuta giovedì mattina al Forum Banca e intitolata “Il ruolo delle banche nell’affiancare il risparmio, tra crisi energetica, inflazioni e rivoluzioni geo-politiche e digitali”. A introdurre le tematiche è stato Antonio Patuelli, presidente di Abi, che he evidenziato il ruolo delle banche giocato fin ad ora e come anche le sfide del momento presente potranno essere superate con l’aiuto della finanza. “La presenza delle banche è stata determinante nel periodo pandemico, mantenendo aperto un canale con il tessuto economico italiano. L’incertezza – anche legata all’andamento volatile dei titoli azionari e dello spread – è stato un fattore che ha fatto aumentare la liquidità sui conti correnti al livello record di 1840 miliardi di euro” ha commentato Patuelli che circa l’aumento dei prezzi ha chiosato: “Oggi la prima sfida è far capire che l’inflazione è una tassa sugli onesti: dipendenti e risparmiatori”.

 

Investire o diventare poveri

 

Con l’inflazione galoppante infatti la conseguenza per le famiglie italiane è la perdita di potere d’acquisto. Nel Bel Paese, non è un segreto, infatti troppi pochi risparmi diventano investimenti. Per intenderci, dal 2010 al 2021 in Italia la ricchezza finanziaria è cresciuta del 32%, mentre negli Stati Uniti nello stesso periodo la crescita è stata del 118%. “Negli ultimi vent’anni l’economia del mondo – l’indice Morgan Stanley World – ha registrato il 700%. Nello stesso tempo la liquidità lasciata sui conti ha subito una perdita del 34%, dato questo che tra l’altro non è aggiornato all’inflazione registrata quest’anno. La differenza tra investire e non investire è la stessa tra rimanere benestanti o diventare poveri. Gestire efficacemente i risparmi diventa dunque essenziale per il sistema paese” ha spiegato Alessandro Foti, ceo di Fineco, che ha anche affermato che l’inflazione in una certa misura è auspicabile: “Un’inflazione elevata può sembrare contro intuitivo, ma può essere il migliore alleato per l’educazione finanziaria del paese. Si stanno creando le condizioni per un sistema migliore”.

 

Le banche al fianco delle imprese

 

Corrado Passera, ceo di Illimity, è invece intervenuto fronte imprese dicendosi fiducioso circa la capacità di resilienza del tessuto economico italiano. “Questo è un momento in cui si stanno sommando un gran numero di incertezze. Intorno alle imprese se ne stanno accumulando di ogni tipo: dall’inflazione, al rincaro energetico, passando per la globalizzazione e all’evoluzione degli equilibri politici. Ciò detto percepiamo un dinamismo formidabile da parte delle imprese, messe alla prova negli ultimi annida ben tre crisi. Le istituzioni finanziarie in questo senso possono decidere tra due alternative: o tirarsi indietro o stare affianco dell’impresa. Tutto il mercato degli utp è un mondo dove fare banca può essere molto utile per il paese” ha commentato Passera che ha poi concluso: “Io credo che la recessione può essere evitata. L’Italia continua a crescere ed è competitiva in molti settori soprattutto in quelli più innovativi. Alle istituzioni il compito di valorizzare al massimo quelle imprese locomotiva che già adesso ci stanno tirando fuori dalla crisi. Se poi aggiungiamo forza al venture capital, facciamo solo cose buone per il paese”.

di Lorenzo Magnani

Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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