Idrogeno: 300 miliardi d’investimenti in cantiere entro il 2030

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L’idrogeno potrebbe diventare nei prossimi anni una vera e propria fonte alternativa di energia “carbon free”, arrivando a coprire il 23% del fabbisogno nazionale entro il 2050. Ecco come si sta muovendo l’Italia lungo questa direzione. Senza dimenticare le pmi

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Nei piani di Bruxelles dovranno essere prodotte almeno un milione di tonnellate di idrogeno green e 6 gw di capacità di elettrolizzazione entro il 2024 e minimo 10 milioni di tonnellate di idrogeno green e 40 gw di capacità di elettrolizzazione entro il 2030

L’Italia, nel dettaglio, punta a mobilitare nei prossimi anni 10 miliardi di euro di investimenti solo per lo sviluppo di 5 gw di capacità di elettrolisi al 2030. Oltre a raggiungere un target di produzione annuale di 0,7 Mton di idrogeno decarbonizzato

Secondo le stime diffuse in occasione del webinar Il ruolo dell’idrogeno per la decarbonizzazione: un’opportunità per le pmi italiane promosso da Piccola industria Confindustria, l’idrogeno potrebbe coprire entro il 2050 il 23% del fabbisogno di energia nazionale. Un contesto che vede l’Italia fortemente impegnata nel raggiungimento dei nuovi obiettivi climatici definiti dalla Commissione europea e che potrebbe mobilitare solo nei prossimi dieci anni più di 300 miliardi di euro d’investimenti a livello globale. Oltre a riservare vantaggi anche per le piccole e medie imprese tricolori.
“Le politiche climatiche ed energetiche sono centrali per la crescita economica del Paese e influiscono profondamente sui fattori di competitività delle nostre imprese, rivelandosi tra l’altro una grande opportunità d’investimento e avanzamento tecnologico”, spiega Aurelio Regina, delegato per la transizione energetica di Confindustria. “Siamo in una fase storica di straordinario cambiamento e, nei prossimi anni, sarà fondamentale intervenire per sfruttare al meglio le opportunità del Next Generation Eu e del Green deal europeo che, secondo i piani della Commissione, dovrebbero mobilitare i fondi necessari al raggiungimento dei nuovi obiettivi climatici per il 2030”.

Le strategie dell’Unione europea (e dell’Italia)

L’Unione europea, infatti, intende “promuovere la quota di idrogeno nel mix energetico europeo al 13-14% entro il 2050”, precisa Regina. Per fare ciò, nei piani di Bruxelles, dovranno essere prodotte almeno un milione di tonnellate di idrogeno green e 6 gw di capacità di elettrolizzazione entro il 2024 e minimo 10 milioni di tonnellate di idrogeno green e 40 gw di capacità di elettrolizzazione entro il 2030. “Ogni giorno alla Commissione vengono presentati diversi progetti in tal senso, un fiorire di iniziative, pur avendo davanti obiettivi molto ambiziosi. Molti paesi hanno iniziato a definire le proprie strategie e anche l’Italia sta ultimando la propria”, aggiunge l’esperto. Le linee guida preliminari alla Strategia nazionale idrogeno, infatti, prevedono in particolare:

  • la penetrazione dell’idrogeno negli impieghi finali dall’attuale 1% al 2% entro il 2030 e fino al 20% entro il 2050;
  • lo sviluppo di 5 gw di capacità di elettrolisi al 2030, per il quale saranno necessari investimenti pari a 10 miliardi di euro;
  • un target di produzione annuale di 0,7 Mton di idrogeno decarbonizzato da raggiungere entro il 2030.

Le barriere allo sviluppo dell’idrogeno

Ma non mancano di certo alcuni ostacoli. “Il primo è la mancanza di produzione di idrogeno totale, soprattutto verde, e gli alti costi di generazione (l’idrogeno verde può arrivare a costare sette volte più del gas naturale che va a sostituire). Poi la limitata domanda concentrata al momento in specifici settori industriali come la raffinazione e la chimica. E infine l’assenza di un framework regolatorio comune a livello europeo sia per l’utilizzo delle infrastrutture che per l’installazione degli impianti”, spiega Regina, sottolineando come nei prossimi mesi Confindustria lavorerà su queste tre aree coinvolgendo anche il sistema imprenditoriale nel suo complesso. “Siamo, come sempre, in prima linea e metteremo le nostre aziende nelle condizioni di competere a livello europeo e globale”, conclude l’esperto.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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