Le prospettive di prosecuzione del conflitto in Iran continuano a pesare sul mercato dell’energia, con l’ipotesi di nuove operazioni militari americane sul suolo della Repubblica islamica che vanno dalla cattura dell’isola di Kharg al piano militare preparato dal Pentagono per prelevare fisicamente l’uranio arricchito dai siti iraniani.
Il Brent è rimasto in area 112 dollari al barile, sui massimi dal 2022, mentre il gas TTF è a 54,48 euro/MWh. Le Borse, tuttavia, sembrano aver dato maggiore rilievo all’altro messaggio lanciato in parallelo dal presidente americano Donald Trump, che nelle sue ultime dichiarazioni si è detto “piuttosto sicuro” di poter raggiungere un accordo con Teheran. E sul suo profilo Truth ha affermato che “sono in serie discussioni con UN NUOVO REGIME, PIÙ RAGIONEVOLE, per porre fine alle nostre operazioni militari in Iran”. L’identità degli interlocutori cui ha fatto riferimento Trump deve rimanere riservata, ha precisato alla ABC il segretario di Stato Marco Rubio: “Non vi dirò chi sono queste persone, perché probabilmente le metterei nei guai con altri gruppi all’interno dell’Iran. Ci sono chiaramente delle fratture interne e, alla fine, credo che se ci sono persone in Iran che, alla luce di quanto è successo, sono disposte a prendere una direzione diversa per il loro Paese, sarebbe una cosa positiva”.
Il piano del Pentagono: sequestrare l’uranio e il rischio escalation
Mentre la comunicazione Usa porta avanti l’idea che un negoziato sia effettivamente in corso, una rivelazione del Wall Street Journal ha riferito dell’esistenza di un piano per la sottrazione di circa cinque quintali di uranio arricchito direttamente sul territorio iraniano, un’opzione militare su cui Trump starebbe ancora riflettendo e il cui scopo sarebbe impedire all’origine la possibilità che l’Iran possa in futuro sviluppare un’arma nucleare.
Il piano preparato dal Pentagono metterebbe probabilmente a rischio la vita dei militari coinvolti, dal momento che comporterebbe una serie di operazioni sul territorio sotto il fuoco di missili e droni, con il compito di presidiare i siti di stoccaggio per giorni in attesa di individuare e portare via l’uranio.
Non sarebbe l’unica strada che potrebbe condurre la guerra verso una nuova escalation. In un’intervista rilasciata al Financial Times, Trump ha dichiarato che avrebbe potuto “conquistare l’isola di Kharg”, da cui transita la gran parte del traffico petrolifero del Paese, un’altra operazione che richiederebbe il coinvolgimento diretto delle truppe di terra.
Mercati sotto pressione: azioni e bond giù, oro inefficace
Nel frattempo, gli investitori stanno facendo sempre più fatica a trovare riparo dall’impatto della guerra sui portafogli. Nell’ultimo mese lo Stoxx 600 ha ceduto il 7%, nonostante il rialzo di lunedì, l’S&P 500 il 6,9% e il Ftse Mib il 5,3%. Venerdì 27 marzo, poi, il Btp a 10 anni ha raggiunto un nuovo picco di rendimento al 4,125%, ai massimi dal 2024: una cattiva notizia per chi detiene debito italiano, in quanto un aumento dei rendimenti corrisponde a un calo dei prezzi dei titoli.
Più in generale, l’aumento dei rendimenti obbligazionari è andato di pari passo con il calo delle azioni, ripetendo lo schema del crollo combinato che, nella crisi ucraina del 2022, aveva messo in ginocchio i classici portafogli bilanciati. Con una differenza: in questa fase nemmeno l’oro sta fornendo protezione, avendo accusato il colpo molto più delle stesse azioni, con un calo del 14%.
Chi avesse un orientamento conservativo e orizzonti d’investimento brevi può “nascondersi” solo in quelle opzioni che tendono a funzionare bene quando i tassi d’interesse aumentano, fondi o ETF monetari. Nel 2022 il successo di questi prodotti, al cui interno si trovano titoli di Stato a brevissima scadenza, è stato legato alla loro capacità di adeguare il rendimento in linea con il costo del denaro. Un riparo che potrebbe tornare d’attualità se le attese prezzate dal mercato, che vedono due o tre rialzi dei tassi BCE entro l’anno, dovessero rivelarsi corrette.

