Se il gatto ti danneggia un Giacometti (e tu lo vendi all’asta)

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Come può l’opera di uno dei più geniali scultori della storia, giudicata di valore nullo da alcuni critici, essere venduta in una delle più importanti aste del globo? E’ successo alla Tête qui regarde di Alberto Giacometti, rovinata da un gatto

Indice

L’opera, Tête qui regarde del 1928, aveva fatto un volo toccando il pavimento e danneggiandosi, grazie alla gentil zampina del micio della sua proprietaria

La bisnonna della venditrice aveva acquistato la scultura negli anni ’30, direttamente da Giacometti

Durante le riprese della trasmissione “Fake or Fortune” della Bbc, i critici avevano giudicato di valore nullo la scultura.

Lo scorso febbraio 2019 Christie’s Londra ha messo all’asta una scultura in gesso di Alberto Giacometti, aggiudicata per quasi 600.000 sterline. Dov’è la notizia? L’opera, Tête qui regarde del 1928, aveva fatto un volo non pindarico, toccando il pavimento e danneggiandosi, grazie alla gentil zampina del micio della sua proprietaria, bisnonna della venditrice Claire Clark-Hall. Surreale? Già. L’asta londinese in cui è avvenuta la vendita dell’opera di Giacometti rovinata da un gatto del resto si chiamava Art of the Surreal.

Alberto Giacometti e il gatto. La storia dietro l’asta

La bisnonna di Claire Clark Hill aveva acquistato la scultura negli anni ’30, direttamente da Giacometti. Poi, negli anni Sessanta, il gatto di famiglia aveva fatto cascare a terra la Tête qui regarde, mettendo in moto l’animo fai da te del nonno di Claire, il quale andò giù di colla e pittura per “riparare” il malfatto, proprio in corrispondenza della firma: Alberto Giacometti 1928.

Com’è allora che questa testa è assurta agli onori della cronaca del mercato dell’arte? Grazie a un reality show. E’ stata infatti protagonista di puntata della trasmissione Bbc Fake or Fortune, programma in cui la giornalista Fiona Bruce e l’esperto Philip Mould vanno alla scoperta di storie d’arte curiose. Durante le riprese, i critici avevano giudicato “senza valore” la scultura, proprio per l’impossibilità di decifrarne la firma, in seguito alla sua “riparazione” casalinga. “Il danno è troppo consistente. Non è più possibile accettare come autentica l’opera”, fu il verdetto di puntata. La scultura è quindi stata spedita alla “Commissione Giacometti” di Parigi per ulteriori indagini. Dopo aver fatto rimuovere dai restauratori strati di colla e pittura, gli esperti della commissione hanno quindi portato alla luce la firma dell’artista  e confermato l’autenticità della scultura. L’acquirente? Un amante del tocco felino, probabilmente.

Alberto Giacometti, Tête qui regarde (Gazing Head) (1928). Courtesy of Christie’s

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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