Fondi sostenibili, gestori al test delle regole Ue. Dove investono ora

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Da inizio anno 435 fondi azionari e fixed income sono passati dall’art. 6 all’art. 8 della Sfdr. Cresce il peso di determinati comparti, come utility legate all’acqua e tecnologie per la salute. Rallentano intanto i downgrade da art. 9 ad art. 8

Goldman Sachs rileva come fra i fondi art. 8 sia cresciuto soprattutto il peso di determinati comparti, quali utility legate all’acqua (+202%), tecnologie per la salute (+200%) e servizi ai consumatori (+185%)

Il numero di fondi che investono in almeno una società del settore oil & gas si è contratto sia tra quelli che ricadono sotto l’ombrello dell’art. 8 (dal 51% al 47%) sia per gli art. 9 (dal 22% al 16%)

Continua la “scalata” sostenibile dell’industria del risparmio gestito europea. Secondo una nuova analisi di Goldman Sachs, da inizio anno 435 fondi azionari e fixed income sono stati oggetto di riclassificazione ai sensi della Sustainable finance disclosure regulation, la normativa sull’informativa di sostenibilità nel settore dei servizi finanziari. In altre parole, a un iniziale atteggiamento ultra-conservativo dei gestori che li ha indotti a etichettarli come articolo 6 (ovvero prodotti che non promuovono caratteristiche ambientali o sociali e che non hanno come obiettivo investimenti sostenibili ma per le quali le società di gestione si limitano a monitorare i rischi di sostenibilità) ha fatto seguito un balzo in avanti verso l’art. 8 (prodotti che promuovono caratteristiche ambientali o sociali o una combinazione di tali caratteristiche). Rallentano invece in modo significativo i downgrade da art. 9 (che hanno come obiettivo l’investimento sostenibile) ad art. 8, pari a 53 per un totale di 17,6 miliardi di dollari di asset under management. Ma i cambi di casacca, effetto dell’incertezza normativa, hanno reso necessaria anche una ridefinizione delle strategie di investimento a livello settoriale.

Analizzando ai raggi X i fondi sostenibili, la banca d’affari newyorkese ha rilevato infatti come fra i fondi art. 8 sia cresciuto soprattutto il peso di determinati comparti, quali utility legate all’acqua (+202%), tecnologie per la salute (+200%) e servizi ai consumatori (+185%). I settori più sottopesati sono invece tabacco (-74%), aerospazio e difesa (-71%), petrolio, gas e carburanti (-52%) e Real estate investment trust residenziali (-42%). Nel caso dei fondi art. 9 il comparto delle utility legate all’acqua ha registrato un balzo del +2.399%, seguito dai Reit residenziali (+880%) e dai produttori indipendenti di energie rinnovabili (+789%); in calo invece ancora una volta la quota di settori come tabacco (-100%), aerospazio e difesa (-98%) e petrolio, gas e carburanti (-95%), tra i più sottopesati.

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Il numero di fondi che investono in almeno una società del settore oil & gas si è contratto sia tra quelli che ricadono sotto l’ombrello dell’art. 8 (dal 51% al 47% da febbraio 2023 ad agosto 2023) sia per gli art. 9 (dal 22% al 16%). Al contrario, i prodotti che investono almeno in una società del comparto aerospazio e difesa sono rimasti costanti per l’art. 8 (24%) e sono calati dal 14% al 7% per l’universo degli articoli 9. “I gestori trovano sempre più difficile commercializzare i fondi art. 6 (ovvero non sostenibili) in Europa”, spiegano da Goldman Sachs. “Prendendo in esame un campione di circa 30 asset manager, la penetrazione dei fondi artt. 8 e 9 è aumentata dal 47% al 78% dall’entrata in vigore della Sfdr”, aggiungono. Tuttavia, nel pool selezionato, i prodotti art. 8 continuano a ricoprire una fetta predominante del mercato, in media l’88% degli asset under management; per i fondi art. 9 si parla al contrario di appena il 12%.

 

“A nostro avviso, la dinamica generale degli ultimi anni continua a inviare un chiaro segnale ai gestori che commercializzano fondi in Europa, invitandoli a classificarli come artt. 8 e 9 per catturare i flussi”, si legge inoltre nell’analisi. Di conseguenza, da inizio 2022 oltre 2.800 fondi art. 6, che rappresentavano 1.561 miliardi di dollari di masse, sono stati classificati come artt. 8 o 9. Guardando in particolare ai fondi azionari e fixed income, 2.020 fondi sono passati dall’art. 6 all’art. 8 (ovvero 878 miliardi di dollari di asset under management), mentre altri 78 hanno ottenuto il “bollino” di art. 9 (15 miliardi di dollari di aum). Come anticipato in apertura, solo nel 2023 si calcolano invece 435 upgrade da art. 6 ad art. 8 per un totale di 131 miliardi di dollari di masse gestite e 53 downgrade da art. 9 ad art. 8 per 17,6 miliardi di aum.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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