L’investimento previdenziale è una partita di lungo periodo: l’efficienza sui costi e la qualità della gestione possono fare una differenza molto grande dopo 20 o 30 anni di contribuzione. We Wealth compila da anni, sulla base dei dati Covip, le classifiche dei fondi pensione più performanti nell’ultimo decennio. Ma gli italiani investono effettivamente nei prodotti ai vertici delle graduatorie oppure la distribuzione del risparmio previdenziale segue logiche diverse dalla competitività dei singoli prodotti?
I dati patrimoniali di fine 2025 permettono di approfondire questa domanda, con un’attenzione particolare ai comparti azionari. La scelta dipende dalla rilevanza che questi strumenti possono assumere nelle prime fasi dell’accumulazione previdenziale, quando un orizzonte temporale sufficientemente lungo può consentire di affrontare una maggiore esposizione al rischio per ricercare rendimenti più elevati. Ma prima di concentrarci sui comparti azionari, una domanda preliminare: come si posizionano nelle classifiche decennali delle performance i fondi pensione che gestiscono più patrimonio?
I fondi pensione con più patrimonio sono anche i più performanti?
Partiamo dal podio per patrimonio. Al primo posto troviamo Arca Previdenza, con oltre 6 miliardi di euro di masse complessive a fine 2025. Il comparto bilanciato Alta Crescita Sostenibile, che gestisce da solo 1,58 miliardi, risulta il più performante della propria categoria nell’ultimo decennio, con un rendimento medio annuo del 4,91% al netto dei costi.
Segue Il Mio Domani di Intesa Sanpaolo Assicurazioni, con un patrimonio complessivo di 5,2 miliardi di euro. La linea Lungo Termine, classificata come bilanciata, gestisce circa 1,97 miliardi e si colloca al quarto posto nella graduatoria decennale della categoria, con un rendimento medio annuo del 3,74%. Il suo indicatore sintetico di costo (ISC) a dieci anni è dell’1,80%, contro l’1,61% della linea Alta Crescita Sostenibile di Arca Previdenza.
Al terzo posto per patrimonio fra i singoli fondi troviamo Fideuram, con quasi 4 miliardi di euro di masse complessive. Il comparto azionario Crescita ne gestisce circa 1,51 miliardi, ma si colloca soltanto al 18esimo posto su 31 comparti azionari con uno storico decennale completo, con un rendimento medio annuo del 5,01%. L’ISC a dieci anni raggiunge il 2,22%.
Insomma, i due maggiori fondi pensione aperti per patrimonio ospitano comparti bilanciati che figurano nelle prime posizioni per rendimento storico, mentre il terzo presenta una linea azionaria con risultati più distanti dai vertici della propria categoria.
Ma l’esempio forse più significativo è quello di Allianz Insieme, che da anni figura ai vertici della graduatoria dei rendimenti azionari su un orizzonte decennale (ed è anche fra i più chiacchierati su Reddit). La sua Linea Azionaria occupa il primo posto con un rendimento medio annuo del 7,48% e presenta anche uno degli ISC più contenuti, pari allo 0,88% su un orizzonte di dieci anni.
Allianz Insieme gestisce complessivamente 1,13 miliardi di euro, meno di un quinto del patrimonio di Arca Previdenza e poco più di un quarto di quello di Fideuram. La sua Linea Azionaria raccoglie però 469 milioni di euro, pari al 41% circa delle masse del fondo: un patrimonio leggermente superiore a quello del comparto Azionario ESG di Aureo, ma inferiore a un terzo degli 1,51 miliardi investiti in Fideuram Crescita.
Quanto patrimonio raccolgono i fondi pensione azionari più performanti?
Ma quanto patrimonio gestiscono complessivamente i comparti azionari con i rendimenti storici più elevati? Per rispondere abbiamo isolato gli otto comparti che costituiscono il quartile superiore della classifica decennale, recuperando le masse effettivamente gestite da ciascuna linea al 31 dicembre 2025.
Il risultato è che gli otto comparti più performanti gestiscono complessivamente 3,26 miliardi di euro, pari al 26,4% dei 12,33 miliardi investiti nei comparti azionari dei fondi pensione aperti. In altre parole, circa un euro su quattro è investito nelle linee che occupano il quartile superiore per rendimento storico.
La graduatoria è costruita sui dati Covip relativi al periodo 2016-2025, mentre le masse sono ricavate dai documenti dei singoli gestori. La percentuale è calcolata sull’intero patrimonio dei comparti azionari, compresi quelli che non dispongono ancora di uno storico decennale.
La distribuzione delle masse all’interno del quartile superiore rivela, tuttavia, che i rendimenti più elevati non coincidono necessariamente con i patrimoni maggiori. La Linea Azionaria di Allianz Insieme, prima per rendimento con il 7,48% medio annuo, gestisce 469 milioni di euro; il comparto di Allianz Previdenza, secondo in classifica con il 6,54%, raccoglie invece oltre un miliardo: più del doppio. Ancora più interessante è il caso di Arti & Mestieri Crescita 25+, quarto per rendimento con il 6,06%, ma secondo per patrimonio fra gli otto comparti considerati, con 853 milioni.
Il paradosso: l’ultimo per rendimento gestisce più patrimonio del primo
Il confronto più significativo emerge però guardando ai due estremi della classifica decennale. Azimut Previdenza Crescita è il comparto azionario con il rendimento storico più basso tra quelli esaminati: il 3,38% medio annuo nel periodo 2016-2025, a fronte di un ISC a dieci anni del 2,13%. All’opposto, Allianz Insieme Linea Azionaria ha ottenuto il 7,48% annuo, con un ISC dello 0,88%.
Eppure, Azimut Previdenza Crescita gestisce 813 milioni di euro, contro i 469 milioni di Allianz Insieme. Il primo dispone dunque di circa 344 milioni di euro in più, pari a un vantaggio dimensionale del 73%. Il comparto azionario che ha reso meno nell’ultimo decennio gestisce, insomma, quasi il doppio del patrimonio di quello che ha reso di più. Una differenza che si accompagna a un ISC superiore di 1,25 punti percentuali e a un rendimento storico inferiore di 4,10 punti annui.
Una breve ricognizione che permette di formulare una prima conclusione: nel mondo dei fondi pensione aperti, il patrimonio gestito non rispecchia fedelmente le graduatorie dei rendimenti storici. Il successo commerciale di un prodotto previdenziale, dunque, non dipende solo dalla sua capacità di portare risultati dimostrati nel tempo. Con il dubbio che a determinare le consistenze di patrimonio contino anche blasone e forza distributiva.

