Fondi monetari sulla breccia: una buona mossa con i tassi in calo?

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I tassi d’interesse in calo dovrebbero ridurre progressivamente l’attrattiva dei monetari e far crescere quella dei bond: come muoversi ora

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Il 6 giugno la Banca centrale europea ha iniziato a tagliare i tassi e, anche se la mossa è stata accompagnata da molte cautele, la sensazione è che si sia aperta una nuova fase. I fondi monetari, che sono stati alcune delle mosse più efficaci per ottenere rendimento mentre i tassi erano in fase di crescita, continuano ad essere molto acquistati in Europa e in America – nonostante il loro rendimento sia virtualmente destinato a scendere nei prossimi mesi. Questa categoria di fondi adegua il suo rendimento al costo del denaro: rendono di più quando i tassi sono alti e viceversa. Considerata la loro stretta duration – ossia che al loro interno ci sono titoli a brevissima scadenza – il valore del capitale investito non è volatile come quello dei fondi obbligazionari. Di conseguenza, possono essere liquidati in qualsiasi momento con la tranquillità di non subire perdite significative, salvo situazioni di tensione generalmente rare. Per questo motivo, sono considerati un’alternativa di fatto alla liquidità vera e propria detenuta sul conto.

Le somme investite in fondi obbligazionari, invece, sono molto più sensibili all’andamento dei tassi – nello specifico il prezzo dei bond aumenta quando tassi (e rendimenti) scendono e viceversa. Se nel 2022, quando è iniziata la fase di massiccio rialzo dei tassi, i fondi obbligazionari hanno preso una facciata, oggi l’inversione di rotta delle banche centrali potrebbe offrire un moderato guadagno (considerando che i tassi scenderanno in modo molto più graduale rispetto alla velocità con la quale sono saliti).

Obbligazioni, ora possono dare più dei monetari

“Personalmente ho già iniziato ad incrementare la componente obbligazionaria a scapito della componente monetaria già da un po’”, racconta a We Wealth Attilio Di Giovanni, consulente finanziario di Hcinque Scf, “in particolare nei portafogli di nuova costruzione abbiamo iniziato ad allungare la duration dell’obbligazionario sia in euro sia in dollari… trovo interessanti i rendimenti dei governativi sia nell’Ue che negli Usa rispetto ai monetari”.

I monetari, tuttavia, continuano ad andare molto forte nelle preferenze degli investitori. Negli Stati Uniti, le masse investite sui fondi monetari hanno raggiunto il nuovo record di 6.120 miliardi di dollari, secondo l’ultimo rapporto dell’Investment Company Institute aggiornato al 12 giugno. In Europa, nel frattempo, i flussi retail sui fondi monetari sono stati generosi anche nella settimana successiva al taglio Bce, con oltre 10 miliardi di dollari che hanno portato il totale da inizio anno a 99,75 miliardi di dollari, secondo i dati Epfr pubblicati da Bank of America. “Probabilmente questa crescita di allocazione sui monetari sia in Usa sia in Europa è dovuta al timore degli investitori di una possibile discesa dell’azionario dopo le ottime performance dello scorso anno”, commenta Di Giovanni, “purtroppo chi si è affrettato a fare questa scelta, non rimanendo investito in azioni, si è perso una bella fetta di rendimento dell’azionario da gennaio ad oggi”.

Fondi monetari: ridurli in questa fase?

“È necessario innanzitutto chiarire quale sia la funzione dell’allocazione attualmente destinata a strumenti di natura monetaria”, afferma a We Wealth l’analista di Consultique Scf, Rocco Probo, “se la funzione è strategica e legata alla volontà di stabilizzare una quota di portafoglio rendendola il meno volatile possibile, allora le alternative ricadrebbero esclusivamente su soluzioni monetarie e su soluzioni governative a breve termine”. Preferire titoli di Stato a breve termine sui monetari presenta convenienze differenti a seconda della direzione che prenderanno i tassi d’interesse. Se la Bce dovesse tardare nel suo percorso di progressiva discesa nel costo del denaro, i titoli di Stato sarebbero sfavoriti rispetto ai fondi monetari, dice Probo: “Continuare a detenere soluzioni monetarie”, in questa particolare fase, “potrebbe rappresentare, di conseguenza, una difesa contro lo scenario di tassi che si mantengono elevati più a lungo”.

Chi avesse acquistato fondi o Etf monetari solo perché era “in attesa di soluzioni di investimento migliori, allora qui è necessario individuare la destinazione dello switch obbligazionario sia in termini di livello di duration, sia a livello di emittente”, prosegue Probo. “A livello di duration occorre sempre ragionare sui tassi attuali della curva dei rendimenti e sulla sua forma ancora invertita: nel caso del governativo tedesco il rendimento a due anni si attesta al 2,8%, mentre il decennale si attesta al 2,4%.

“A livello di emittente, invece, si deve considerare il tema degli spread: a causa delle elezioni europee tutti gli spread si sono allargati”, osserva l’analista di Consultique, “non si parla solo di differenziali tra governativi come i titoli italiani o francesi, ma anche tra il risk free e titoli societari a rating elevato e high yield che hanno registrato un balzo nell’ultima settimana (rispettivamente +20 punti base e +50 punti base)”.

Con rendimenti più elevati, complici le tensioni politiche post-voto, dovrebbe esserci più margine per una successiva discesa: lo scenario che, per farla breve, amplifica l’opportunità di guadagno sulle obbligazioni. Potrebbe essere “un’occasione di ingresso sui segmenti più rischiosi” del mercato obbligazionario, afferma Probo, “anche se un’eventuale estromissione del partito di Macron dal secondo turno delle elezioni legislative potrebbe ancora non essere interamente prezzato e quindi potrebbe sperimentare tensioni ulteriori sui mercati”.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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