Fmi: le Cbdc possono contenere i rischi delle criptovalute

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La crescente adozione di criptovalute e stablecoin è una sfida per le politiche pubbliche: ecco come il Fmi suggerisce di rispondere

L’adozione delle criptovalute sta aumentando e presenta il maggior potenziale di crescita nei Paesi in via di sviluppo, portando con sé una serie di possibili problematiche: dall’evasione fiscale alla trasmissione della politica monetaria

Anche le stablecoin, pur supportate da una promessa di cambio controllato potrebbero dimostrarsi meno stabili del previsto. La loro crescente diffusione impone risposte regolatorie, sostiene il Fmi

La crescente adozione delle criptovalute, osservata soprattutto nei Paesi emergenti e in via di sviluppo può rappresentare una minaccia a più livelli per il sistema finanziario e dovrebbe spingere le banche centrali a considerare l’offerta di monete digitali pubbliche (Cbdc). E’ quanto afferma il Fondo monetario internazionale in un intervento sul blog a firma di Dimitris Drakopoulos, Fabio Natalucci e di Evan Papageorgiou. La “criptoizzazione” è una versione ancor più perniciosa della dollarizzazione per questi Paesi, laddove potrebbe ridurre “la capacità delle banche centrali di implementare efficacemente la politica monetaria e “potrebbe anche creare rischi di stabilità finanziaria, per esempio attraverso i rischi di solvibilità derivanti da disallineamenti di valuta”.

Fra le varie sfide sollevate dalla crescente adozione delle criptovalute vi sono anche la facilitazione dell’evasione fiscale, della fuga di capitali all’estero e la riduzione dei proventi derivati dal signoraggio (ossia dall’emissione di moneta fiduciaria tradizionale). Il tema è di particolare interesse proprio in quei Paesi non caratterizzati da un’elevata credibilità per il governo e la banca centrale. Infatti, come avevamo scritto in un precedente articolo, l’Africa è uno dei continenti che ha osservato uno dei maggiori incrementi nell’uso delle criptovalute, in particolare negli scambi al dettaglio.

“Le autorità dovrebbero dare la priorità al rafforzamento delle politiche macroeconomiche e considerare i benefici dell’emissione di valute digitali della banca centrale e del miglioramento dei sistemi di pagamento”, hanno scritto gli autori, sostenendo che le Cbdc potrebbero contrastare la criptoizzazione “se aiuteranno a soddisfare il bisogno di migliori tecnologie di pagamento”.
Il Fondo monetario, dunque, ha definito come un priorità a livello globale “la velocizzazione dei pagamenti transfrontalieri” proprio perché raggiungere tale obiettivo contribuirebbe a ridurre la convenienza funzionale delle criptovalute e dunque limiterebbe una loro adozione mainstream – potenzialmente dannosa.

Per il Fmi, comunque, le possibili implicazioni negative riguardano non solo le politiche pubbliche, ma anche la protezione dei consumatori. Gli autori del post, infatti, hanno ricordato come i fenomeni di hacking sulle piattaforme di scambio delle criptovalute potrebbero rappresentare una seria minaccia, qualora queste monete digitali dovessero acquisire una più estesa adozione.

I rischi si estendono non solo alle criptovalute, la cui volatilità è spesso un elemento ricercato dai possessori a fini speculativi, ma anche alle cosiddette stablecoin il cui valore è ancorato ad altre monete tradizionali. Questi token, che hanno l’ambizione di sostituirsi alla moneta fiat come mezzo di pagamento, potrebbero essere esposti ad instabilità dovute alle debolezze delle società emittenti – che, non dovendo sottostare a particolari vincoli, potrebbero non avere risorse sufficienti a mantenere costante il cambio fra la stablecoin e la moneta di riferimento. “Data la composizione delle loro riserve, alcune stablecoin potrebbero essere soggette a ‘corse agli sportelli’, con effetti a catena sul sistema finanziari; tali fenomeni potrebbero essere innescati da preoccupazioni circa la qualità delle riserve o la velocità con cui possono essere liquidate per soddisfare i potenziali riscatti”, hanno affermato gli autori. Nel 2021 l’offerta di stablecoin è quadruplicata per un controvalore di 120 miliardi di dollari.

Secondo il Fmi “la regolamentazione” delle stablecoin “dovrebbe essere proporzionata ai rischi che queste pongono e alle loro funzioni economiche che servono” e dunque “essere allineate a quelle applicate ad entità che forniscono prodotti simili come depositi bancari o fondi del mercato monetario”.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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