La finanza sostenibile per la ripartenza post-covid

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Tra il 2015 e il 2019 oltre 400mila imprese hanno investito in prodotti e tecnologie green, ma restano indietro le pmi. Che ruolo svolge la finanza sostenibile nell’attuale contesto di emergenza sanitaria e quali sono i principali ambiti di investimento?

Indice

Nel 2019 sono stati investiti in energie rinnovabili 61,2 miliardi di euro, in crescita del 39%

“Bisogna fare in modo che l’abbassamento del prezzo del petrolio non induca a incrementare i consumi da combustibili fossili”, spiega Francesco Bicciato del Forum per la finanza sostenibile

Gli elevati livelli di concentrazione di particolato atmosferico e di gas a effetto serra hanno degli effetti negativi sia acuti sia cronici sulla salute dei cittadini. La finanza sostenibile, in un contesto in cui alcuni esperti hanno iniziato a mettere in correlazione la diffusione del covid-19 con i livelli di inquinamento, assume un ruolo di primo piano non solo in termini di benessere collettivo e ambientale ma anche nell’ottica della ripartenza post-lockdown del tessuto imprenditoriale italiano. Ma quali sono i principali ambiti di investimento?
Secondo Francesco Bicciato, segretario generale del Forum per la finanza sostenibile, il primo è quello della mobilità. I trasporti generano infatti il 27% delle emissioni di gas serra e in Italia il 90% sono su strada, contro il 72% della media europea. In particolare, come evidenzia un report di Credit Suisse, il consumo di energia relativo al settore delle automobili rappresenta l’80% del consumo totale legato ai trasporti, anche se la mobilità sostenibile è considerata uno dei temi meno resilienti alla crisi epidemiologica.
Un altro settore da valutare è quello delle energie rinnovabili, di cui l’Italia è primo produttore. Secondo i dati presentati in occasione del webinar “Inquinamento atmosferico e minacce alla salute: quali soluzioni dalla finanza sostenibile?”, nel 2019 sono stati investiti in energie rinnovabili 61,2 miliardi di euro, in crescita del 39%. “Un pericolo incombente è rappresentato dal prezzo del petrolio – continua Bicciato – Bisogna fare in modo che l’abbassamento del prezzo del greggio non induca a incrementare i consumi da combustibili fossili”. Secondo l’esperto, in un’ottica di lungo periodo gli investimenti nelle fonti rinnovabili sono “più convenienti” rispetto a quelli nelle fonti fossili.

Imprese verso i prodotti green, in ritardo le pmi

Tra il 2015 e il 2019, tra l’altro, 432mila imprese hanno investito in prodotti e tecnologie green. Si tratta tuttavia di aziende di dimensioni medio-grandi, mentre le pmi sconterebbero ancora un certo ritardo. Ciononostante, l’Italia è al secondo posto al mondo per capacità di produzione di prodotti green e “il 79% delle imprese verdi che hanno un’alta componente innovativa sono molto più performanti”, spiega Bicciato.

Il ruolo degli attori finanziari

“In questo contesto gli attori finanziari hanno un ruolo attivo – continua Bicciato – Gli asset investiti secondo gli investimenti sostenibili e responsabili ammontano a 1.700 miliardi. Bisogna identificare la finanza come un fattore di sviluppo in grado di prevenire quelle esternalità negative che mettono a rischio gli investimenti”. Sulla stessa linea d’onda anche Alessandro Miani, presidente della Società italiana di medicina ambientale: “Bisogna spingere i governi, le regioni, tutti gli enti preposti, a un cambio di rotta attraverso gli strumenti della finanza, gli investimenti e la collocazione di fondi in determinati capitoli di spesa, potendo addurre come giustificazione l’effetto positivo che può avere in termini di salute collettiva, ambientale e personale”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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