Buffett, Roubini & C. Parlano i guru della finanza

Gloria Grigolon
Gloria Grigolon
27.4.2020
Tempo di lettura: 3'
Dal presidente di Berkshire Hathaway a dr. Doom, l'economista che predisse la crisi del 2008, fino al fondatore di BlackRock e al magnate Soros. Ecco come la pensano alcune delle voci più ascoltate dagli operatori

L. Fink: “Nei miei 44 anni in finanza, non ho mai visto niente di simile”

W. Buffett: “Sono dovuto arrivare a 89 anni prima di poter assistere a qualcosa di simile”

N. Roubini: “Gli investitori si sono basati su presupposti errati”

“Nei miei 44 anni in finanza, non ho mai visto niente di simile”. Le parole di Larry Fink, cofondatore e presidente di BlackRock, pronunciate lo scorso 31 marzo nella lettera agli azionisti, racchiudono l'essenza di una crisi nuova. Una crisi che non contempla semplicemente brusche discese dell'azionario, illiquidità sul mercato dei bond o l'sos lanciato da un comparto. La crisi che si ha davanti è olistica, attraversa in modo trasversale portafogli, attività aziendali e modelli di business, colpendo infine l'unica cosa non può essere prezzata: la salute delle persone.
Lo scoppio di covid-19 “ha impattato i mercati finanziari con una rapidità ed una ferocia che normalmente si vedono solo in una classica crisi finanziaria. Nel giro di poche settimane, i benchmark azionari globali sono scesi dai record storici ad un mercato ribassista. Questa pandemia”, ha proseguito Fink, “è un importante promemoria per la nostra umanità condivisa”. Essa “non ha semplicemente fatto pressione sui mercati finanziari e sulla crescita a breve termine: ha scatenato una rivalutazione di molte ipotesi alla base dell'economia globale”. La pandemia si è accompagnata al brusco calo dei prezzi del petrolio, che sul mancato accordo dei principali paesi produttori di greggio, ha toccato minimi a 18 anni al di sotto della soglia dei 20 dollari al barile (-57% a marzo), finendo per quotare in negativo col future in scadenza a maggio.

Nel tentativo di sostenere i mercati dal panico dell'emergenza sanitaria, la Federal Reserve ha varato un piano di stimoli straordinari a mercati fermi, che a molti ha ricordato il pacchetto disposto nel 2008. Un salvagente lanciato direttamente ai mercati, che ha però fatto scattare i campanelli d'allarme. Lunedì 9 marzo 2020 sarà infatti ricordato come il nuovo Black Monday (lunedì nero) dei mercati finanziari, scossi dalla potenza di covid-19. Destino beffardo, il 9 marzo 2009 i listini mondiali toccarono il più basso punto di una grande crisi finanziaria mondiale, i cui effetti si ripercuotono ancora oggi.

“Statevene in giro a lungo quanto me e vedrete capitare di tutto sui mercati”. Tuttavia, “sono dovuto arrivare a 89 anni prima di poter assistere a qualcosa di simile”. A parlare, questa volta, è Warren Buffett, in un'intervista alla Cnbc dal quartier generale della sua azienda, Berkshire Hathaway. Un mercato frenetico ed imprevedibile, secondo l'oracolo di Omaha, non deve però stupire:

“Se i mercati devono stare aperti ogni secondo, a notizie come questa non possono che reagire in questo modo”. Wall Street non è certo nuova a simili episodi: la Borsa americana “è stata presa dal panico un discreto numero di volte. Probabilmente non siamo di fronte ad un nuovo ottobre ‘87 (le cui cause ancora non sono chiare ndr), ma ad un'imitazione forse sì”.
A far da contraltare a una Fed interventista, una Banca centrale europea apparsa inizialmente timida nel sostegno dell'Eurozona, anche per gli iniziali passi falsi di una Christine Lagarde ancora inesperta nelle comunicazioni a mercati aperti. Lo slot da 750 ulteriori miliardi in acquisto titoli (senza il limite all'emissione del 33%) disposti in un secondo momento dalla Bce sono stati un blando palliativo a mercati già profondamente direzionati a ribasso: Dax e Ftse Mib, hanno chiuso il mese di marzo con ribassi tra il 16 e il 23%, a fronte di un -15% sull'S&P500 di New York. Il passo successivo? L'abbassamento del rating degli strumenti eligible per l'acquisto da parte della banca centrale, due scalini sotto l'investmnet grade (livello junk, spazzatura).

A detta del magnate George Soros, ciò che fa riflettere non è tanto il perché i mercati abbiano reagito in maniera così aggressiva, ma perché ci abbiano messo così tanto. La risposta risiede nella cosiddetta “teoria della riflessività”. In sostanza, gli operatori di mercato hanno ignorato il coronavirus fino alla metà di febbraio, per poi svegliarsi tutti assieme e precipitarsi alle vendite. "Immagino la riflessività come un cerchio continuo dove la capacità di comprendere la situazione di mercato corre dietro ai fattori che si susseguono”.

A chiudere un quadro ove sembra prevalere il refrain niente sarà più come prima , “il peggio deve ancora venire” ha sentenziato al Financial Times ad inizio marzo Nouriel Roubini, economista noto per aver preannunciato la crisi 2008. La pandemia nella fase iniziale è stata accolta con una certa calma, perché "gli investitori si sono basati su presupposti errati”. Nel momento in cui è stato chiaro che il coranavirus non sarebbe stata una disgrazia limitata alla sola economia cinese, qualcosa è cambiato. A fronte del fatto che “il 20% dei prodotti di consumo globali arrivano dalla Cina”, è necessario attendersi ripercussioni ben oltre il primo semestre dell'anno.

A detta di Roubini, “le politiche fiscali reagiranno in maniera lenta”, mentre l'intero pianeta dovrà fare i conti con altri problemi di stampo internazionale: tra questi, “il conflitto tra Iran e Usa, l'incertezza politica dovuta alle elezioni negli Stati Uniti e le rinnovate tensioni tra Usa e Cina”.

Intanto, un altro rischio si profila all'orizzonte, un rischio che si lega all'enorme quantità di liquidità che è stata immessa nel sistema e che dovrà tradursi in qualcosa: è il rischio d'inflazione.

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