Il falso mito degli investimenti sostenibili

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Il 67% degli italiani sceglierebbe gli investimenti sostenibili anche a costo di sacrificare una parte dei rendimenti. Eppure, i dati dimostrano che i rendimenti ci sono, a volte anche maggiori. Proviamo a fare luce sulla questione con Francesco Bicciato, segretario generale del Forum per la Finanza Sostenibile

Indice

Secondo uno studio di LifeGate in collaborazione con Eumetra, nel 2020 sono 36 milioni gli italiani attenti alle tematiche sostenibili

Prima dello scoppio dell’emergenza epidemiologica i rendimenti dei fondi esg erano in linea se non superiori rispetto a quelli tradizionali

“Sebbene i fondi esg stiano sottoperformando in questo periodo, la loro sottoperformance risulta essere inferiore rispetto a quella dei fondi tradizionali”, spiega Bicciato

Sono 36 milioni gli italiani che dichiarano di interessarsi alle tematiche relative alla sostenibilità, quasi il doppio rispetto al 2015, quando sfioravano i 21 milioni. A cominciare dai giovani, che sulla scia di quello che viene definito “effetto Greta”, sarebbero disposti ad accettare uno stipendio nella media pur di essere assunti da un’impresa che rispetti l’ambiente e applichi le giuste politiche di responsabilità sociale. Ma, quando si parla di investimenti, la situazione sembra essere poco chiara.
Secondo l’Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile di LifeGate in collaborazione con Eumetra Mr, il 33% degli italiani conosce gli investimenti sostenibili. In particolare, l’89% sceglierebbe gli investimenti sostenibili a parità di rendimento e il 67% lo farebbe anche a costo di sacrificare una parte dei rendimenti. Ma quanto rendono in realtà gli investimenti sostenibili? Un tale sacrificio sarebbe davvero necessario?

Come sottolinea Francesco Bicciato, segretario generale del Forum per la finanza sostenibile, prima dello scoppio dell’emergenza epidemiologica gli analisti erano concordi nel ritenere che i rendimenti dei fondi esg (environmental, social, governance) erano in linea se non superiori rispetto a quelli tradizionali. Se si confrontano i dati dell’Msci world e l’Msci world sri (sustainable and responsible investment) tra i mesi di settembre 2007 e marzo 2020, ad esempio, quello che emerge è che il secondo genera delle performance migliori nel lungo termine.

Fonte: Msci world sri index
Una tendenza, dunque, che è stata confermata anche dal primo trimestre del 2020 e che “si va rafforzando”, continua Bicciato. Sebbene infatti i fondi esg stiano sottoperformando in questo periodo, spiega, la loro sottoperformance risulta essere inferiore rispetto a quella dei fondi tradizionali. In questo contesto, dunque, la finanza sostenibile potrebbe giocare anche un ruolo di primo piano nell’ottica della ripartenza post covid-19. “Se l’economia green continuerà ad avere la propulsione che aveva mostrato prima della crisi e verrà associata anche agli investimenti nel welfare, alla mobilità sostenibile, all’efficienza energetica degli edifici e all’economia circolare, potremo avere una recovery di qualità – spiega Bicciato – Questi fattori non solo contribuiranno alla ripresa economica e al recupero dei posti di lavoro, ma permetteranno di farlo anche in maniera qualitativamente migliore”.

Covid-19 e qualità dell’aria

Un altro aspetto da non sottovalutare in questo periodo, secondo Bicciato, è la correlazione tra la diffusione del covid-19 e la qualità dell’aria. Un recente studio del Consiglio nazionale delle ricerche e dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima ha sottolineato come un’esposizione di lungo periodo all’inquinamento atmosferico potrebbe plausibilmente aumentare la vulnerabilità degli esposti al coronavirus. “Uno dei settori da considerare, dunque, è quello dell’automotive, investendo sui veicoli elettrici o ibridi che non solo migliorerebbero la qualità dell’ambiente ma ridurrebbero di conseguenza anche i costi sanitari”, continua Bicciato che conclude: “La nostra comunità sri converge verso un riordinamento deciso degli investimenti”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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