Europa: le aziende investono sul tech per prevenire i rischi

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La tecnologia assume un ruolo chiave nel prevenire future fonti di rischio. Il 34% delle aziende europee sta infatti incrementando gli investimenti nella trasformazione digitale. A livello globale, si parla di un’accelerazione nel 36% dei casi

Il 34% delle aziende europee ha incrementato gli investimenti nelle nuove tecnologie e nella trasformazione digitale, ma c’è anche chi punta ad adattare il proprio modello di business al nuovo scenario (30%) e chi a consolidare la supply chain (27%)

Tra i rischi da monitorare nel prossimo futuro, secondo gli intervistati, vi sono quelli di un rallentamento economico o di una ripresa più lenta del previsto (40%), delle difficoltà a livello macroeconomico (31%) e dell’instabilità geopolitica (27%)

L’impatto della crisi pandemica, per il 25% dei manager europei, si è rivelato “minore” o “molto minore” rispetto alle attese iniziali. Ma per circa la metà ha avuto un’influenza maggiore sulle aspettative sulle proprie attività di business. Questo perché, secondo una nuova analisi di Bdo dal titolo “Global risk landscape 2021” condotta su un campione 200 C-level (termine con il quale si indica il livello più elevato di responsabilità manageriale, ndr), appena il 52% includeva una possibile pandemia o una crisi sanitaria globale all’interno dei propri scenari di rischio.
Di conseguenza, spiega l’organizzazione internazionale di revisione e consulenza aziendale, la tecnologia assume un ruolo chiave nel prevedere future fonti di rischio. Se al momento solo il 16% delle aziende ne usufruisce, il 34% ha incrementato gli investimenti nelle nuove tecnologie e nella trasformazione digitale, ma c’è anche chi punta ad adattare il proprio modello di business al nuovo scenario (30%) e chi a consolidare la supply chain (27%). Tra i rischi da monitorare nel prossimo futuro, secondo gli intervistati, vi sono quelli di un rallentamento economico o di una ripresa più lenta del previsto (40%), delle difficoltà a livello macroeconomico (31%) e dell’instabilità geopolitica (27%).
Ampliando lo sguardo sul contesto internazionale (Bdo ha coinvolto un campione complessivo di 500 C-level a livello globale), il 53% delle aziende che sono state in grado di far fronte ai fattori di incertezza hanno registrato poi un impatto “meno significativo” o “molto meno significativo” sul proprio business rispetto a quanto si aspettassero inizialmente. Il 51%, inoltre, si ritiene capace di affrontare i rischi connessi alla crisi pandemica nei prossimi sei mesi. Quanto invece alle imprese avverse al rischio, il 52% ha incassato un impatto dell’emergenza sanitaria peggiore rispetto alle stime iniziali e solo il 16% si dichiara in grado di affrontare i rischi a essa connessi nel prossimo semestre. Appena il 53% la considerava infatti all’interno dei propri scenari di rischio e, tra questi, il 58% ritiene che questa consapevolezza li abbia aiutati nella gestione della pandemia.

Quanto alla trasformazione digitale registrata a livello europeo, anche le aziende globali citano un’accelerazione nel 57% dei casi e il 36% parla di un incremento degli investimenti. Eppure, soltanto l’11% usufruisce oggi degli strumenti tecnologici per individuare futuri potenziali rischi. Chiude il cerchio la variabile “verde”: il 24% degli intervistati dichiara di aver migliorato le proprie performance di sostenibilità ambientale, riducendo per esempio la propria impronta di carbonio o “carbon footprint” (la quantità di gas a effetto serra emessi nell’atmosfera, ndr). Una percentuale che sale al 41% per gli europei.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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