Eolico europeo, il business non “gira” e soffre in Borsa

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Le principali società che producono turbine eoliche in Europa, incluse negli indici azionari dedicati, hanno problemi di redditività e competitività

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La rotta politica verso la transizione ecologica europea è tracciata, eppure le società europee leader nella produzione di turbine eoliche, l’energia rinnovabile più rilevante per generazione di elettricità nell’Ue, sono in difficoltà. I conti economici sono stati negativi in questo 2022 segnato non solo dalla guerra in Ucraina e dalla spinta programmatica verso maggiori investimenti in energie verdi, ma anche da aumenti nei costi dovuti a carico dei produttori. Problemi nelle forniture e rincari, così, hanno drasticamente ridotto i margini di profitto dei produttori di turbine eoliche europei.

Le difficoltà del settore si sono già riflesse nelle performance di mercato degli indici di riferimento per il settore e sugli Etf tematici che puntano a cavalcare il trend dell’energia eolica. In particolare, nel 2022 si sono quotati su Borsa Italiana il Global X Wind Energy Ucits Etf Usd Acc (sbarcato il 17 febbraio) e l’Invesco Wind Energy Ucits Etf Acc (il 12 settembre): in entrambi i casi, dalle rispettive date di quotazione la performance è negativa per oltre il 9%, al 22 novembre 2022. L’indice di riferimento per il fondo di Global X, il Solactive Wind Energy v2 Index GTR risulta in calo del 25,49% dall’inizio dell’anno, un rosso ben superiore rispetto alla media del mercato azionario Usa (-16,5%) ed europeo (oltre -10%).

Decollo mancato (per ora)

Eppure, sarebbe stato legittimo aspettarsi un forte impulso positivo sulle azioni legate all’eolico, se si considera la crescente centralità delle energie rinnovabili nel futuro dell’approvvigionamento energetico europeo, a maggior ragione dopo l’addio traumatico alle forniture di gas russo. Se non è andata così, almeno per ora, le ragioni sono puramente legate alla redditività dei principali attori europei, molti dei quali decisamente “pesanti” sugli indici di riferimento per il settore eolico.

“Ogni volta che vendiamo una turbina, perdiamo l’8%” ha dichiarato al New York Times Henrik Andersen, il ceo di Vestas Wind Systems, il principale produttore globale di turbine eoliche che nel terzo trimestre ha registrato perdite nette da 147 milioni di euro. La società, che è la seconda per rilevanza nell’indice di Solactive con una quota dell’11,21%, ha lamentato l’aumento dei costi per materiali e spedizioni, così come ostacoli logistici ereditati dalla pandemia: i prezzi fissati per le consegne, dunque, finiscono con l’essere insufficienti per i produttori.

Le nostre turbine eoliche debbono essere ragionevolmente profittevoli, ma al momento non lo sono”, ha dichiarato Jochen Eickholt, ceo di Siemens Gamesa primo produttore di turbine per impianti offshore. La situazione finanziaria di Siemens Gamesa è ancora più difficile, con una perdita netta da 940 milioni di euro nell’ultimo anno e un piano di tagli al personale che ridurrà il l’organico aziendale dell’11% e 2.900 unità. Siemens Gamesa è il quarto titolo più rappresentato nell’indice settoriale Solactive, con una quota del 9,89%.

La concorrenza cinese 

L’impatto probabilmente temporaneo sui costi e i colli di bottiglia sulle forniture non sono l’unico cruccio strategico per il comparto eolico europeo. Anche la concorrenza dei più economici produttori cinesi, che finora si sono rivolti al mercato interno, potrebbe minare il futuro finanziario delle aziende eoliche europee, come segnalato dalla stessa Siemens Gamesa in un paper rivolto ai governi europei: “L’Europa sta fronteggiando adesso la concreta possibilità che la transizione energetica comunitaria sia creata in Cina”. Avvertimenti abbastanza allineati a quelli di alcuni produttori automobilistici preoccupati, per quanto riguarda la trasformazione green del proprio settore, della concorrenza low cost delle auto elettriche prodotte in Cina. Già oggi circa il 70% dei componenti utilizzati dai produttori di turbine occidentali è prodotto in Cina.

La vicenda di Borsa dell’eolico, in questo 2022, può ricordare quanto i fondi tematici particolarmente specifici abbiano un profilo di rischio da valutare con particolare attenzione. Investire su settori circoscritti è una scommessa che concentra i rischi sull’andamento di pochi attori le cui sorti sono spesso collegate. I due fondi specializzati sull’eolico quotati su Borsa Italiana, del resto, lo segnalano nei rispettivi documenti informativi (Kiid): Global X e Invesco indicano per il loro fondo eolico, in una scala di rischio da 1 a 7, un punteggio, rispettivamente, di 7 e 6.

Prima di investire su un trend e di esporsi a rischi/opportunità più “concentrati” occorre superare le sole narrazioni politiche (che, quest’anno, avrebbero dovuto spingere molto gli affari dell’eolico) e addentrarsi negli elementi che possono influenzare la redditività delle azioni incluse nei portafogli dei fondi tematici.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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