Elezioni Usa: perché Trump e Musk hanno scatenato Bitcoin e i suoi fratelli

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entra in vigore la stretta sulle criptoattività

La vittoria del tycoon e la nomina del ceo di Tesla come Ministro della Spesa Pubblica hanno avuto effetti immediati sul mercato delle criptovalute, spingendo Bitcoin ai massimi storici. Ma la strada della decentralizzazione finanziaria è davvero sostenibile, o rischia di alimentare una nuova bolla speculativa?

Che la vittoria di “The Donald” su Kamala Harris avrebbe corroborato Bitcoin, giunto al suo record poco sotto i 100 mila dollari dopo una settimana dai risultati definitivi (312 a 226 grandi elettori), era prevedibile. Il “ritornato” inquilino della Casa Bianca aveva più volte in passato spezzato lance a favore della decentralizzazione finanziaria, una tendenza che sembra ormai caratterizzare le politiche monetarie mondiali della politica conservatrice. Un esempio simile arriva dall’Argentina, dove il presidente Milei ha recentemente aperto le porte alle criptovalute, come in precedenza l’ex premier britannico Sunak, promotore di iniziative per l’introduzione di una Cbdc per la sterlina.

L’avvento di Elon Musk nell’amministrazione Trump come Ministro della Spesa Pubblica ha avuto un impatto decisivo nello spingere l’interesse verso Bitcoin. Il cinquantatreenne imprenditore, proprietario di SpaceX, Starlink, X e Tesla, aveva infatti già accettato la criptovaluta come forma di pagamento per i suoi prodotti. Questo contesto ha contribuito a gonfiare l’interesse nel mercato Bitcoin spot, che ha visto la propria capitalizzazione avvicinarsi ai 2.000 miliardi di dollari il 14 novembre, con un volume giornaliero di scambi pari a 130 miliardi, ossia il 7% dell’intera capitalizzazione.

Tuttavia, il fenomeno è ancora nuovo per la storia della finanza e il confronto con altre bolle speculative, come quella dei tulipani nel 1637, appare quantomeno dubbio. L’attuale infrastruttura per il trading di Bitcoin e altre criptovalute resta esile, e l’elevata volatilità è una certezza più che un rischio: operazioni di trading o di acquisto di lungo periodo sono pertanto consigliate solo a chi possiede competenze tecniche rilevanti e una buona dose di autocontrollo.

Per chi volesse invece approcciare il fenomeno in un’ottica di lungo periodo e in modo più diversificato, è possibile investire in Etf tematici legati al settore blockchain. Molti di questi Etf sono quotati su Borsa Italiana e fiscalmente armonizzati per investitori italiani ed europei, offrendo un’esposizione a un paniere di aziende operanti nel settore. Tuttavia, questi strumenti espongono gli investitori a un doppio rischio: da un lato, la possibilità che una discesa del valore di Bitcoin influenzi negativamente le azioni delle imprese nel paniere, trascinando al ribasso anche l’Etf; dall’altro, il rischio che una o più di queste imprese possa entrare in crisi indipendentemente dall’andamento di Bitcoin, con conseguente impatto negativo sul Nav dell’Etf.

Un'illustrazione in bianco e nero di una persona con i capelli corti, che indossa una camicia con colletto e una giacca, e che guarda avanti con un'espressione neutra.

di Paolo Turati

Docente e presidente del comitato scientifico presso la Saa-School of Management dell’Università di Torino, Paolo Turati dal 2022 dirige il laboratorio di finanza decentralizzata della Saa e l’executive master in “DeFi, blockchain e fintech”. Ph.D. in economics of art, ha pubblicato “Economia dell’arte globale” (2021) e “Arte in vendita” (2009). Appassionato pianista, ha praticato alpino, ciclismo e motociclismo fuoristrada.

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