Il ritiro degli Stati Uniti dal conflitto in Iran entro tre settimane, anche senza un accordo: le parole di Donald Trump, a poche ore dal discorso alla nazione di mercoledì sera, sono bastate a imprimere una delle spinte più decise al rialzo ai mercati globali.
Il Brent è sceso brevemente sotto i 100 dollari al barile, mentre lo Stoxx 600 ha chiuso in rialzo del 2,3% e l’S&P 500 ha avviato la seduta di mercoledì con un progresso dell’1%. Anche l’oro ha consolidato i rialzi a 4.798,50 dollari l’oncia, in aumento di circa il 6% rispetto a cinque giorni fa.
Resta però aperto il nodo dello Stretto di Hormuz: la sua riapertura, ha dichiarato Trump, rappresenta una precondizione per la fine delle ostilità, mentre le Guardie rivoluzionarie iraniane continuano a sostenere di avere il pieno controllo del traffico marittimo. Persistono inoltre versioni contrastanti sull’esistenza stessa di negoziati e sull’eventuale interlocuzione americana con una nuova leadership iraniana.
Energia e petrolio: il rischio non è finito
“Il forte rialzo dei mercati nelle ultime 24 ore dimostra come una risoluzione del conflitto, o anche solo le aspettative in tal senso, possa rapidamente spingere i mercati al rialzo, e rafforza l’importanza per gli investitori di lungo periodo di restare investiti e posizionati per cogliere il potenziale upside. Continuiamo a ritenere che i mercati azionari globali chiuderanno l’anno su livelli più alti rispetto a quelli attuali”, ha dichiarato Mark Haefele.
“Allo stesso tempo, sebbene i segnali di apertura al negoziato siano positivi, restano ostacoli prima di una reale conclusione del conflitto. Il ripristino dei flussi energetici potrebbe richiedere più tempo e una fine improvvisa del conflitto, senza chiarezza sullo status dello Stretto di Hormuz, potrebbe mantenere i prezzi dell’energia elevati più a lungo”.
A raffreddare gli entusiasmi è intervenuto anche Fatih Birol: “aprile sarà molto peggio di marzo” in termini di forniture. “A marzo alcune consegne erano già in viaggio e non sono state ostacolate dalla chiusura dello Stretto di Hormuz: la perdita di petrolio in aprile sarà doppia rispetto a marzo”, ha spiegato in un podcast condotto da Nicolai Tangen.
Strategie: restare investiti ma con coperture
Cosa spiega la relativa calma dei mercati? Secondo Tiffany Wilding e Andrew DeWitt, l’ottimismo si fonda sull’ipotesi che lo shock energetico sia temporaneo. I prezzi dei futures sul petrolio riflettono questa aspettativa: a fronte di uno spot intorno ai 125 dollari al barile, i contratti con consegna a dicembre 2026 scambiano intorno agli 80 dollari.
Anche se le consegne sono state limitate dal conflitto, “la capacità di stoccaggio in Medio Oriente ha consentito di proseguire la produzione nonostante le difficoltà di trasporto”. Tuttavia, il margine non è illimitato: con una produzione già ridotta di circa 10 milioni di barili al giorno e una capacità residua stimata tra 150 e 300 milioni di barili, il cuscinetto copre solo due o tre settimane prima che ulteriori tagli produttivi diventino inevitabili.
In attesa di maggiore chiarezza, Haefele invita gli investitori a restare posizionati per cogliere eventuali rialzi azionari, ma anche ad “aumentare l’esposizione a obbligazioni di qualità a breve durata”, sfruttando rendimenti ancora elevati.
Per fare un esempio, il Btp a due anni offre oggi il 2,83% lordo, contro il 2,25% di un anno fa. Anche materie prime e oro restano tra le asset class su cui UBS continua a suggerire un’esposizione, in ottica di diversificazione e copertura.

