Deep tech: la nuova frontiera da 200 miliardi di dollari

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Secondo Anna Tampieri di Enea Tech, il deep tech necessita di grandi capitali. Un contesto che impone la sinergia di diversi player, tra pubblico e privato. Mentre la nuova frontiera dell’innovazione si prepara già a sfondare il muro dei 200 miliardi d’investimenti entro il 2025

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Tampieri: “L’obiettivo del deep tech è garantire all’umanità un progresso significativo, con un impatto molto forte sul settore salute e benessere, sulla salvaguardia dell’ambiente ma anche sull’industria e sulle nostre infrastrutture”

Un settore, tra l’altro, che prevede un lungo periodo di “gestazione” prima che la tecnologia immessa sul mercato raggiunga una certa maturità e venga effettivamente adottata. Ma che necessita anche di grandi capitali

Occhi puntati sulla “corsa allo spazio”, un business da 72 miliardi annui solo di investimenti pubblici (di cui 11 miliardi in Europa) e sette miliardi di investimenti privati. Cifre, secondo Ersilia Vaudo dell’Agenzia spaziale europea, in continua crescita

Il vertiginoso avanzamento del sapere scientifico spinge le frontiere dell’innovazione verso nuovi percorsi evolutivi, con il “deep tech” che si prepara a infrangere il soffitto dei 200 miliardi di dollari di investimenti entro il 2025. Un termine che racchiude tutte quelle tecnologie “di frontiera ad alto impatto sulla società, che stanno già mobilitando enormi flussi di denaro” e che si pongono “obiettivi estremamente ambiziosi per risolvere le sfide del nostro tempo, dal cambiamento climatico al mantenimento in salute di una popolazione in costante invecchiamento”. A spostare la lente d’ingrandimento sul settore in occasione del primo ciclo di appuntamenti web dall’hashtag Dove andiamo domani, Anna Tampieri, presidente di Enea Tech, fondazione di diritto privato vigilata dal Mise dalla dotazione di 500 milioni di euro che punta a investire in tecnologie innovative di interesse strategico nazionale e su scala globale.
“Il deep tech non è soltanto una tecnologia digitale che viene immessa sul mercato per offrire un nuovo servizio, ma il suo obiettivo è garantire all’umanità un progresso significativo, con un impatto molto forte sul settore salute e benessere, sulla salvaguardia dell’ambiente ma anche sull’industria e sulle nostre infrastrutture”, spiega Tampieri. “Le tematiche principali sono quelle dei nuovi materiali (in cui l’Italia gode di una certa leadership a livello europeo), l’intelligenza artificiale, le biotecnologie, la blockchain, i droni e la robotica, la fotonica e l’elettronica, e il quantum computing. Tutti temi estremamente trasversali”, aggiunge.
Una particolarità che rende questo settore diverso dagli altri, spiega inoltre l’esperta, è che “prevede un lungo tempo di gestazione prima che la tecnologia immessa sul mercato raggiunga una certa maturità e venga effettivamente adottata”. Inoltre, necessita di grandi capitali. “Il processo tradizionale di finanziamento di una startup in questo caso non può funzionare”, osserva Tampieri. “Dovremo creare degli ecosistemi che prevedano la sinergia di diversi player, sia del mondo pubblico che del mondo privato, verso una cooperazione globale”, conclude.

Spazio: in orbita 72 miliardi di investimenti annui

Un’occasione anche per analizzare i dati della corsa allo spazio, con il numero di paesi con almeno un satellite in orbita quasi raddoppiato negli ultimi dieci anni. “Si tratta di un business che inizia ad arricchirsi, per un totale di investimenti pubblici di 72 miliardi annui”, interviene Ersilia Vaudo, chief diversity officer dell’Agenzia spaziale europea. “Di questi, l’Europa ne raccoglie circa 11 miliardi. Lo spazio resta una vetrina in cui la competizione è chiara ed evidente, soprattutto con lo spirito dei dotcom. Dal punto di vista dei fondi privati, infatti, si parla di un totale di circa sette miliardi annui (di cui 500 milioni per l’Europa). Una cifra ancora contenuta, ma in enorme crescita”, sottolinea l’esperta. Senza dimenticare di volgere uno sguardo ai giovani, anche sul fronte del deep tech: “Il futuro del lavoro sta già trasformando e trasformerà sempre di più il mix di competenze necessarie a innovare. E non sempre i sistemi di education si adattano alla stessa velocità. Bisogna riflettere su come attrarre talenti, diversità di genere e abilità”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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