Deal o no deal? L’unica certezza della Brexit è il visto

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Dal 1 gennaio 2021 il Regno Unito sarà ufficialmente fuori dall’Unione Europea, con o senza accordo. Se per imprese, mercati, sterlina molto dipenderà dall’esito dei negoziati, per i cittadini europei c’è una certezza: nel Regno Unito si entra con il visto

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Prima il covid, poi le elezioni americane e adesso la corsa al vaccino. Le cose successe in questo 2020 sono talmente tante che un argomento epocale come Brexit è passato in secondo piano. A poco più di un mese dall’uscita ufficiale del Regno Unito dall’Unione Europea non si ha ancora certezza se il divorzio sarà pacifico o se gli ex coniugi si daranno le spalle.  A che punto sono i negoziati?  Nel mare delle incertezze, l’unica certezza è che dal 1 gennaio 2021 ai cittadini servirà un visto per studiare o lavorare nel Regno Unito.

Epidemia ed elezioni americane giocano a favore del deal

A detta di Filippo Diodovich, senior strategist di IG Italia, nel Regno Unito tira aria di deal. “Lo scenario più probabile a nostro avviso è quello di un deal last-minute. Riteniamo infatti che le due parti si siano avvicinate notevolmente, come ha ricordato anche il negoziatore europeo Michel Barnier” spiega Diodovich che afferma che sebbene rimangono ancora alcuni temi da discutere come i diritti sulla pesca l’intervento di Boris Johnson, che discuterà della Brexit con Ursula Von der Leyen, possa essere un elemento a favore di un’uscita dalla situazione di stallo. A giocare a favore del buon esito dei negoziati c’è anche l’evoluzione del contesto politico e sociale in cui si concretizzerà l’accordo. “L’emergenza coronavirus, i problemi economici del Regno Unito, la vittoria del democratico Joe Biden negli Stati Uniti potrebbero avere ammorbidito le posizioni rigide dei conservatori in merito alla Brexit”. Per quanto riguarda invece  gli effetti di un accordo su economia e mercati è ancora presto per poterli analizzare, anche se un segnale positivo arriva dalla sterlina, negli ultimi tre mesi apprezzatasi nei confronti dell’euro di più del 4%. “In caso di deal potremmo assistere a un forte rafforzamento della sterlina sui mercati valutari, come stiamo osservando nelle ultime ore” conclude Diodovich.

Nel Regno Unito si entra per competenze

I cancelli del regno sono stati (soc)chiusi, parafrasando un’uscita di Boris Jhonson di qualche mese fa. Aspettando di capire se sarà hard brexit o soft brexit, la certezza è che dall’anno prossimo, al netto dei viaggi turistici, per entrare nel Regno Unito servirà il visto. E ottenerlo potrebbe essere non così facile. Senza più distinzione tra provenienza comunitaria e non, nei mesi scorsi è infatti stato annunciato un sistema a punti per regolare il flusso migratorio oltremanica. Il Points-based immigration system (PBS) prevede per poter accedere nel Regno Unito  una soglia minima di 70 punti, di cui 50 ottenibili dimostrando una conoscenza adeguata della lingua e avendo già in mano un contratto di lavoro o una sponsorizzazione. I restanti venti punti dipendono in larga misura da quanto si guadagna e dal settore d’appartenenza. La base retributiva minima per poter fare richiesta è di 20.458 sterline, mentre saranno privilegiate le domande relativi ai settori più richiesti, tra i quali quello sanitario, dell’ingegneria, della tecnologia digitale e delle arti. In altre parole il Regno Unito resterà Open for Business, come recita uno slogan di questi giorni, e poco altro. A febbraio scorso il Comitato sulla migrazione, stimava che il 70% dei cittadini europei entrati nel Regno Unito dal 2004 ad oggi non avrebbe i requisiti per accedere nel paese. Infine gli studenti dovranno richiedere un visto speciale, mentre invece per i turisti è garantito l’accesso pur che il soggiorno sia inferiore ai sei mesi.

di Lorenzo Magnani

Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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