Dal suo lancio, nell’ottobre 2023 alla fine dello scorso settembre, ha generato un total return del 33,9%, con un rischio di ribasso limitato ad appena il 4,48%, e con una performance di ben il 27% nel corso del 2024. E’ la performance del RIV Capital Sicav RAIF, fondo long only model driven multi-asset registrato in Lussemburgo, la cui strategia, adottata attraverso altri veicoli di investimento precedenti, ha però un track record ben più lungo, con un indice Sharpe che negli ultimi 15 anni è stato costantemente superiore a 4, un livello raramente osservato sia nelle classi di attività tradizionali sia in quelle alternative e ben al di sopra dei benchmark del settore.
Il Raif come ponte tra finanza tradizionale e cripto RivCoin
Numeri forte dei quali il Raif verrà utilizzato come ponte tra finanza tradizionale, seppure alternativa, e la finanza decentralizzata, dato che è stato scelto da Riv Capital per costituire il sottostante che garantisce le riserve del Riv Coin, la nuova criptovaluta che iv Capital si sta preparando a commercializzare nei prossimi mesi (si vedano qui altro articolo di BeBeez e qui le slide di presentazione).
Un nuovo modello per il wealth management digitale
L’architettura strutturata da Riv Capital, come esempio di quello che potrebbe essere il futuro del wealth management, è stata illustrata nel dettaglio nel corso della masterclass organizzata da RIV Capital in collaborazione con BeBeez in occasione del Wealth Management Summit 2025 di WeWealth lo scorso 9 ottobre a Milano. A descrivere in dettagli della strategia sono stati Massimiliano Marzo, chief economist del gruppo, e Mario Mantovani, managing director Investment Banking, dopo un’intervista con il fondatore, chairman & ceo Roberto Rivera (si veda altro articolo di BeBeez).

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Strategia del fondo Raif: debito, equity, liquidità ed algoritmo
La strategia del fondo poggia su quattro pilastri: un’ampia componente di debito (circa il 70%), una quota equity, una porzione di liquidità in Etf e cash, e una componente tecnologica algoritmica, che governa l’intera allocazione. Ma a differenza dei fondi alternativi tradizionali, il Raif adotta un approccio estremamente opportunistico e granulare.
Focus sul debito: private debt, cartolarizzazioni e zero default
La componente di fixed income costituisce l’allocazione predominante all’interno del portafoglio, rappresentando fino al 70%, in ogni caso mai inferiore al 55% circa, delle partecipazioni totali. Dall’inizio della strategia nel 2011, il portafoglio di debito ha registrato zero default. La strategia investe in strumenti legati al credito, concentrandosi principalmente, ma non esclusivamente, su private debt, obbligazioni societarie, tranche senior, mezzanine e junior di titoli emessi nell’ambito di cartolarizzazioni di crediti commerciali, originati da un pool diversificato di società americane/europee e organizzati da primarie banche d’investimento internazionali. In sostanza, l’obiettivo della strategia è quello di ottenere rendimenti positivi assoluti concentrandosi su investimenti selezionati in strumenti legati al credito liquidi/illiquidi che siano attraenti rispetto a quelli dei tradizionali mercati azionari e obbligazionari pubblici.
“Nel fixed income non ci limitiamo a valutare i rating”, ha chiarito Marzo, “ma analizziamo le relazioni contrattuali che legano l’emittente al proprio ecosistema. Un esempio è la Royal Bank of Scotland: quando il mercato ha scontato un rischio elevatissimo, noi abbiamo acquistato bond a 50 su 100, con la consapevolezza che il governo li avrebbe garantiti in caso di default. Questo è il tipo di asimmetria informativa e contrattuale che cerchiamo”. L’obiettivo è generare flussi cedolari stabili e anticiclici, selezionando bond in grado di remunerare anche in scenari di alta volatilità, senza appesantire il portafoglio di rischio sistemico. Questa parte del portafoglio ha anche una funzione stabilizzatrice, che consente di affrontare con resilienza fasi di drawdown come quelle vissute nella primavera 2025, dove il fondo ha comunque mantenuto un saldo positivo.
Equity globale selezionata con algoritmo AI e fuzzy logic
La componente azionaria, invece, è selezionata con un algoritmo proprietario che unisce la cosiddetta fuzzy logic e intelligenza artificiale, modalità che hanno permesso all’asset allocation di battere le performance annuali dell’indice S&P500 nel 79% dei casi tra il 2011 e il 2024. Ricordiamo che la logica fuzzy è un approccio di ragionamento che imita il processo decisionale umano, considerando i gradi di verità tra sì e no, a differenza della logica binaria, che restituisce rigorosamente vero o falso. Proprio grazie a questo approccio, l’algoritmo di RIV riesce a selezionare i titoli in base a una combinazione di parametri, a ciascuno dei quali vengono assegnati diversi gradi di attrattività.
Questo aiuta a modellare le decisioni di investimento in modo più sfumato, simile a come un analista umano potrebbe valutare compromessi e punti di forza parziali tra diversi titoli. “Combiniamo informazioni ufficiali di bilancio con segnali statistici di mercato, per avere una lettura più completa delle potenzialità dei titoli”, ha spiegato ancora Marzo, aggiungendo: “Abbiamo un portafoglio azionario molto granulare, altamente diversificato, costruito senza vincoli geografici o settoriali rigidi”.
L’algoritmo seleziona titoli globali top notch, combinando price earning, segnali tecnici e fondamentali, sentiment di mercato e indicatori qualitativi. Ma la selezione finale resta in mano al comitato di investimento, che filtra le proposte in base a logiche di decorrelazione, controllo del downgrade risk e coerenza con il profilo rischio-rendimento target.
Infine il Raif investe come detto anche in Etf e liquidità, utilizzati in modo flessibile per ottimizzare l’efficienza del portafoglio e gestire l’esposizione tattica.
Sharpe ratio, portafogli modello e frontiera efficiente
“Il nostro obiettivo non è sovraperformare sempre l’indice, ma massimizzare l’efficienza di portafoglio: i nostri Sharpe ratio medi sono intorno a 4, con punte a 5 e mai sotto 3”, ha sottolineato il professore. Proprio in virtù di queste caratteristiche, il Raif si comporta da catalizzatore all’interno di un portafoglio composito.
“Abbiamo testato il Raif all’interno di portafogli modello e abbiamo verificato che aumenta la frontiera efficiente, migliorando la performance complessiva in modo significativo,” ha aggiunto il professore, che ha spiegato: “Più nel dettaglio, abbiamo simulato tre portafogli misti, con esposizione crescente al Raif. In tutti i casi, l’inserimento del nostro fondo sposta in alto il rendimento atteso a parità di rischio o riduce il rischio complessivo a parità di rendimento. Questo è possibile solo con strategie flessibili, indipendenti da benchmark rigidi, e con un track record robusto e verificabile: il nostro parte dal 2010”.
E ha aggiunto Marzo: “A differenza della maggior parte dei fondi alternativi, che operano su private market illiquidi, noi proponiamo a wealth manager, family office e investitori professionali una soluzione liquida e con gate settimanali, pensata per essere inserita in un portafoglio diversificato con una funzione catalizzatrice di rendimento e stabilizzatrice del rischio,” ha spiegato Marzo, aggiungendo: “La struttura del fondo prevede un Net Asset Value settimanale e la possibilità di entrata e uscita ogni settimana, con soglia minima di accesso a 100 mila euro, in linea con la normativa europea sugli alternativi”.
RivCoin, blockchain proprietaria e riserve garantite dal RAIF
Ma, come accennato sopra, il Raif di Riv non è solo un fondo alternativo: è anche il sottostante che garantisce le riserve del RivCoin, la nuova criptovaluta che Riv Capital si prepara a lanciare a inizio 2026 (si veda altro articolo di BeBeez). Mario Mantovani ha evidenziato il legame tra la strategia di investimento del Raif e l’ecosistema tecnologico costruito dalla controllata Riv Technologies. “Il Raif è anche lo strumento che alimenta le riserve del RivCoin, la nuova valuta digitale di Riv, che sarà basata su una blockchain proprietaria, quantum resistant, con governance decentralizzata e nodi indipendenti”, ha detto Mantovani, precisando che “il RivCoin non è però uno stablecoin: non punta alla parità con una valuta fiat, ma appunto si fonda su riserve reali rappresentate da asset del Raif. Il valore del coin è validato in tempo reale tramite protocollo Zero Knowledge Proof, che rende auditabili le riserve on-chain, senza esporre dati sensibili”.
Tokenizzazione, audit on-chain e nuova infrastruttura patrimoniale digitale
Questo legame strutturale consente alla tecnologia sottostante al RivCoin di evolversi oltre la semplice emissione di una criptovaluta garantita da asset: la blockchain proprietaria, infatti, è stata progettata per supportare la tokenizzazione di strumenti finanziari regolamentati e l’interoperabilità con protocolli DeFi. Ciò significa che, nel prossimo futuro, l’infrastruttura sviluppata per il RivCoin potrà essere sfruttata anche per creare nuovi strumenti di investimento digitali (token basati su portafogli strutturati, prodotti a capitale protetto, o crediti tokenizzati), mantenendo al contempo i requisiti di compliance, trasparenza e auditabilità richiesti dagli investitori istituzionali. In questo senso, il Raif non è solo una riserva, ma il primo mattone di una nuova infrastruttura patrimoniale digitale, su cui costruire un’offerta modulare e scalabile per il wealth management del futuro.
Il ponte CeFi–DeFi e il ruolo della tokenizzazione retail
L’obiettivo di Riv è creare un ponte tra il mondo CeFi e DeFi: una moneta nativa digitale, basata su asset regolamentati, che possa progressivamente entrare nei portafogli anche di investitori istituzionali e, grazie alla tokenizzazione, prevista nei prossimi mesi, aprire l’accesso anche al pubblico retail. “La normativa attuale, in particolare in Europa, spesso finisce per penalizzare chi ha poca capacità di risparmio. Con la tokenizzazione, anche 5 euro possono diventare un investimento in un portafoglio professionale. Questo è il potenziale redistributivo della blockchain,” ha riassunto Marzo.
Educazione finanziaria e Riv Academy nel wallet digitale
Per questo Riv Capital insiste anche sulla parte educational: è attiva una Riv Academy integrata nel wallet, con contenuti gratuiti, corsi, white paper e approfondimenti, destinati a investitori, consulenti, banker. “Serve un nuovo livello di consapevolezza”, ha detto Mantovani, “perché la finanza decentralizzata non sostituisce la finanza tradizionale: la integra, la sfida, la rinnova. Ma va capita, studiata, gestita”.
Il modello multilayer Riv Capital per il wealth management del futuro
Secondo Marzo e Mantovani il tema non è più se CeFi e DeFi debbano convivere, ma come strutturare piattaforme, veicoli e protocolli in grado di sfruttarne le complementarietà. Ed è qui che si inserisce il modello multilayer di RIV Capital, illustrato dal fondatore di RIV Capital, Roberto Rivera. in apertura della stessa masterclass (si veda altro articolo di BeBeez), che combina il RAIF lussemburghese liquido e regolamentato, un’infrastruttura blockchain proprietaria, un wallet non-custodial compliant e una criptovaluta con riserve reali e distribuzione del signoraggio on-chain.
“L’integrazione tra questi elementi è ciò che rende scalabile e replicabile il modello RIV anche per altri gestori o family office che volessero evolvere verso una gestione patrimoniale su infrastruttura digitale”, ha osservato Marzo. “E non è un caso se proprio il mondo del private banking comincia a mostrare attenzione crescente: perché la domanda di soluzioni trasparenti, liquide, regolamentate ma digitali sta aumentando.”
Nuovo ruolo del wealth manager: tra regolamentazione e innovazione decentralizzata
A conclusione, Mantovani ha rilanciato: “Il tema non è tecnologico, ma culturale. Serve una nuova visione del ruolo del wealth manager, che non può più essere solo un selezionatore di fondi, ma deve diventare un interprete evoluto del cambiamento, un costruttore di soluzioni su misura che combinino solidità regolamentare e innovazione decentralizzata”.

