Lo scorso anno le attività economiche del nostro Paese sono riuscite a recuperare quasi completamente quanto perso nel 2023. Una ripresa inattesa, nella grandezza e nella velocità che però non è riuscita a ridare piena tranquillità ai risparmiatori.
Un contesto generale con una complessità ampia ed estesa ha infatti consigliato di procedere con cautela nelle decisioni di spesa. Pertanto, mentre il reddito delle famiglie ha raggiunto livelli superiori alle attese, i consumi rallentano. La propensione al risparmio, sebbene in calo rispetto a qualche tempo fa è ancora 6 punti percentuali sopra i livelli degli anni precedenti. Ne risentono perciò i consumi e quindi l’economia in generale, ma ne ha tratto giovamento il risparmio.
Nel 2024 ogni utente ha accantonato poco più di 4mila euro: si tratta di un importo praticamente in linea con quello del 2023 ma pari al doppio rispetto a quanto rilevato gli anni precedenti. Emerge la volontà di un progressivo ritorno alla normalità nelle decisioni su come investire la liquidità disponibile tra le varie forme di investimento. I risparmiatori hanno così investito in fondi comuni e prodotti assicurativi un importo simile un importo simile a quello parcheggiato sui conti correnti.
I Fondi obbligazionari hanno calamitato il 50% in più di quanto investito lo scorso anno , confermandosi al primo posto, davanti ai bilanciati. In rosso la raccolta netta dei monetari e soprattutto quella dei flessibili , ancora poco graditi dai risparmiatori nonostante la loro utilità in questo periodo di alta volatilità. I titoli obbligazionari, in forte flessione da inizio anno, hanno sofferto ulteriori disinvestimenti , mentre è tornata l’attenzione per le azioni e partecipazioni non quotate, che sono la rappresentazione della partecipazione dell’imprenditore nel capitale delle piccole e medie imprese.
Il valore delle attività finanziarie delle nostre famiglie è quindi cresciuto e corrisponde a circa 90.000 euro pro-capite, in aumento rispetto allo scorso anno. Una crescita che è anche la conseguenza del risultato positivo ottenuto dall’investimento. Il valore dell’investimento in fondi comuni assorbe il 18% della ricchezza, il livello più alto degli ultimi anni, grazie anche ai rendimenti positivi.
La quota dei prodotti assicurativi e previdenziali è invece intorno al 26%. Ma cosa ha determinato queste scelte di investimento? La prima circostanza è riferibile ai tassi di interesse, sino a qualche anno fa in territorio negativo. Un contesto che ha spinto molti risparmiatori a sottoscrivere prodotti con profilo di rischio più alto ed orizzonte temporale a medio-lungo termine come i bilanciati e gli azionari. I gestori di portafoglio propongono soluzioni personalizzate che, al fine di ottenere risultati nel medio-lungo termine includono obbligatoriamente anche fondi e Sicav azionari.
Rafforzano la leadership gli azionari internazionali; la variazione più interessante è quella degli azionari America con un incremento, nell’ultimo biennio, del 90% circa, mentre gli azionari Europa hanno registrato una crescita del 26%, anche se recentemente stiamo assistendo ad un’importante rotazione (Europa favorita sull’America).
A livello settoriale, continuano a riscuotere successo gli azionari salute, energia e materie prime, nonchè quelli legati all’informatica. Nel segmento obbligazionario invece crollano i flessibili e soprattutto gli obbligazionari misti mentre tra le categorie a reddito fisso più penalizzate emergono gli obbligazionari Italia.

