I beni intangibili nella strategia fiscale d'impresa

Amedeo Rizzo
Amedeo Rizzo
28.4.2021
Tempo di lettura: 2'
L'uso dei beni intangibili nella strategia fiscale aziendale. Molte multinazionali sono ancora in grado di sfruttare questi strumenti, riuscendo così a mantenere un livelo di task risk molto basso
L'utilizzo dei beni intangibili nelle strategie fiscali delle imprese è un elemento chiave per molte imprese multinazionali. In alcuni casi, le amministrazioni fiscali e i governi dei Paesi che “perdono” base imponibile a causa di queste tecniche hanno cercato di ridurne l'efficacia. Tuttavia, le imprese multinazionali sono ancora in grado sfruttare i beni intangibili nella propria strategia fiscale mantenendo un livello di “tax risk” basso, vale a dire restando nei limiti della legge.
I beni intangibili si differenziano dagli altri beni per il fatto di non necessitare di sostanziali elementi fisici per esistere. Questo li rende facilmente registrabili o trasferibili in qualsivoglia giurisdizione. Appartengono a questa categoria i marchi, i brevetti, i segreti commerciali e il know-how, i programmi informatici, generalmente software, e tutti i diritti che si legano a questi beni.
Esistono cinque leve principali che possono essere utilizzate nella strategia fiscale d'impresa, che vengono analizzate in questo articolo:

  1. le discrepanze di aliquote fiscali nominali;

  2. le discrepanze nel calcolo della base imponibile;

  3. le discrepanze nelle regole di determinazione della residenza;

  4. la possibilità di sfruttare strutture societarie “ibride”;

  5. gli incentivi all'innovazione.


Queste differenze nei regimi fiscali societari sono diretta conseguenza della fisiologica concorrenza fiscale che esiste tra diversi Stati. Dal momento che ogni Stato ha esigenze differenti di politica tributaria, relativamente alle società, è del tutto normale che alcuni di essi impongano una minore aliquota. Allo stesso tempo, per cercare di attrarre maggiori investimenti o di agevolare le proprie imprese, diversi Stati possono adottare particolari regimi societari e incentivi fiscali che vengono poi utilizzati dalle multinazionali con il risultato di ridurre il carico di imposta dovuta.
In una realtà globalizzata come quella attuale, risulta relativamente semplice per un'impresa stabilire una controllata in un Paese estero a bassa fiscalità ed affidare ad essa i propri beni intangibili, come ad esempio un brevetto o un marchio. Conseguentemente, la società controllata che detiene il brevetto o il marchio cede i diritti alla società madre a più alta fiscalità, in modo che questa debba delle royalties alla controllata. In questo modo, le royalties risultano tassate nel Paese a bassa fiscalità e deducibili dai ricavi ottenuti nel Paese ad alta fiscalità.
Questa tecnica non deve necessariamente far leva sulle aliquote nominali dei Paesi interessati. In verità, diversi Paesi offrono varie opportunità di arbitraggio fiscale alle imprese multinazionali. Un esempio è proprio quello degli incentivi all'innovazione, che possono configurarsi come maggiori deduzioni per le spese di ricerca e sviluppo (cd. “R&D tax credits”) oppure come una minore imposizione sui redditi derivanti dallo sfruttamento della proprietà intellettuale (cd. “IP Boxes”). In questi casi, benché il Paese dove si affida la proprietà intellettuale non sia un Paese a bassa fiscalità, il risultato finale è che il reddito derivante dal pagamento delle royalties riceverà un trattamento agevolato, molto spesso simile a quello che si otterrebbe in un Paese a bassa fiscalità.
Molti stati adottano questo tipo di incentivi, che, oltre ad essere una forma di protezione dalla concorrenza fiscale operata dagli altri Stati, hanno lo scopo dichiarato di aumentare l'innovazione e gli investimenti in ricerca e sviluppo all'interno del proprio territorio. In Italia, il “Patent Box” garantisce uno sconto del 50% dell'Ires sullo sfruttamento della proprietà intellettuale. Tuttavia, altri Stati, come ad esempio Malta o l'Irlanda, hanno adottato misure agevolative ben più aggressive dal punto di vista dell'aliquota d'imposta effettiva.
Anche lo sfruttamento di diverse regole di calcolo della base imponibile, di determinazione della residenza o di riconoscimento dello status societario possono portare notevoli vantaggi fiscali. Un'impresa può stabilire una controllata in un Paese nel quale il calcolo della base imponibile non comprenda determinati ricavi relativi al proprio bene intangibile o che permetta di dedurre un numero maggiore di spese. In alcuni casi, si può anche costituire una società senza che questa risulti residente in quel paese, per ragioni strutturali, oppure che risulti “trasparente” ai fini fiscali per uno dei due Paesi e “opaca” nell'altro. In quest'ultimo scenario, la società controllata che risulta trasparente in un determinato Paese non pagherà imposta societaria in quel Paese, ma nemmeno nell'altro, che invece assumerà che questa abbia già pagato l'imposta e non la ritasserà (cd. strutture societarie ibride).
Il risultato di queste discrepanze nelle regole è una minore imposizione per il gruppo societario e, conseguentemente, maggiori disponibilità finanziarie che possono essere utilizzate a vantaggio della concorrenza con le altre imprese. Questo crea uno squilibrio tra le imprese che sfruttano questi vantaggi e quelle che invece non lo fanno.
Alcuni paesi adottano delle regole antiabuso al fine di evitare di perdere base imponibile. Ad esempio, alcuni test di sostanza economica richiedono che si dimostri l'effettiva esistenza un centro di gestione del bene intangibile, con manager o ingegneri assunti a tal fine nel Paese dove è posizionato l'intangibile.
Un altro esempio è il regime delle società estere controllate (cd. “Cfc”, Controlled foreign companies), che prevede che lo Stato della controllante ignori le regole fiscali di uno Stato a bassa fiscalità effettiva e tassi direttamente i redditi ottenuti all'estero come se fossero domestici. Tuttavia, queste norme non risultano sempre efficaci e la loro applicazione è molto complessa tra Paesi che fanno parte dell'Unione Europea. Anche le regole sui prezzi di trasferimento non sempre riescono ad alleviare i vantaggi fiscali ottenuti.
Al momento molti Paesi stanno cercando una soluzione che possa contrastare tali dinamiche. Tra queste, si annovera la tassazione globale minima, che è attualmente al centro del dibattito politico statunitense. Tuttavia, trovare una soluzione multilaterale condivisa non è mai semplice, considerando i diversi interessi delle varie nazioni. Nel frattempo, le discrepanze tra giurisdizioni continuano ad esistere e ad essere utilizzate per ridurre l'imponibile di gruppo nella strategia fiscale delle imprese multinazionali.
Opinione personale dell’autore
Il presente articolo costituisce e riflette un’opinione e una valutazione personale esclusiva del suo Autore; esso non sostituisce e non si può ritenere equiparabile in alcun modo a una consulenza professionale sul tema oggetto dell'articolo. WeWealth esercita sugli articoli presenti sul Sito un controllo esclusivamente formale; pertanto, WeWealth non garantisce in alcun modo la loro veridicità e/o accuratezza, e non potrà in alcun modo essere ritenuta responsabile delle opinioni e/o dei contenuti espressi negli articoli dagli Autori e/o delle conseguenze che potrebbero derivare dall’osservare le indicazioni ivi rappresentate.
Laureato con lode in Economia e Legislazione per l’Impresa presso l’Università Commerciale
Luigi Bocconi, ha maturato nel percorso universitario esperienze di studio presso Bruxelles,
Londra e Dubai. Ha ricevuto il premio di laurea della Fondazione Achille e Giulia Boroli come
miglior laureato Bocconi dell’anno accademico, dopo aver discusso una tesi sull’utilizzo dei beni
intangibili nelle strategie fiscali delle imprese multinazionali nell’Unione Europea. Ha poi
continuato i propri studi nell’ambito della fiscalità con un Master of Science in Taxation presso
l’Università di Oxford, che ha ottenuto con il massimo dei voti (distinction). Ha inoltre frequentato
il Corso di Perfezionamento in Corporate Tax Governance presso l’Università Statale di Milano
con borsa di studio EY e il Corso Executive sui profili fiscali e regolamentari della “Digital
Economy” presso SDA Bocconi School of Management.

Cosa vorresti fare?

X
I Cookies aiutano a migliorare l'esperienza sul sito.
Utilizzando il nostro sito, accetti le condizioni.
Consenti