Innovazione: aziende italiane in contro tendenza

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Solo il 43 delle società italiane prevede di aumentare la spesa per l’innovazione (contro il 62% a livello globale). E solo il 15% può realmente definirsi pronta

L’Italia si mostra contro tendenza rispetto al resto del mondo. Secondo il sondaggio condotto dal Boston Consulting Group (Bcg)

Il 75% dei dirigenti globali intervistati (10 punti in più dello scorso anno) ritiene l’innovazione una delle tre priorità principali delle loro aziende, per un terzo è invece al primo posto

Le aziende italiane puntano poco sull’innovazione. Solo il 50% si definisce realmente “impegnato” nell’innovare. E il 43% prevede di aumentare la spesa per l’innovazione (contro il 62% a livello globale). E solo il 15% può realmente definirsi pronta. Allineato alla media, il 45% di imprese si considera leader nell’innovazione nel suo settore (sovraperforma le imprese del comparto), contro il 50% a livello globale.
L’Italia si mostra dunque contro tendenza rispetto al resto del mondo. Secondo il sondaggio condotto dal Boston Consulting Group (Bcg) la maggior parte dei dirigenti globali ha sottolineato come l’esperienza Covid-19 ha accresciuto l’importanza dell’innovazione. Il 75% (10 punti in più dello scorso anno) la ritiene una delle tre priorità principali delle loro aziende, per un terzo è la numero uno. Oltre il 60% delle aziende globali prevede di aumentare gli investimenti in innovazione e un terzo di queste in modo significativo. E il risultato è comune sia nei settori colpiti dalla crisi (il 58% delle aziende dei viaggi e il turismo e dei trasporti pianificano di aumentare la loro spesa) che in quelli meno colpiti come farmaceutica e software. (64%). Inoltre, quasi metà delle aziende intervistate (il 49%) si definisce un “innovatore impegnato”, identificando l’innovazione come una delle tre principali priorità strategiche del loro Ceo, in cui questa ambizione è sostenuta con proporzionati investimenti. Ma l’impegno e l’investimento da soli non bastano a garantire il successo. Le aziende pronte all’innovazione hanno una probabilità fino a quattro volte superiore rispetto a quelle che non riescono a generare una quota maggiore di vendite da nuovi prodotti, servizi e modelli di business. “I Ceo stanno aumentando gli sforzi e gli investimenti, riconoscendo gli effetti positivi dell’innovazione sulla resilienza delle proprie aziende e la creazione di valore”, ha affermato Luca Gatti, Partner and Associate Director di Bcg. “Vediamo però un rischio: le aziende non sono ancora del tutto pronte a innovare. La buona notizia è che la maggior parte di queste può migliorare la propria preparazione con alcuni cambiamenti mirati nella strategia, nel design del modello operativo e nelle capacità organizzative. Ad esempio, guardando agli innovatori di successo, emerge l’importanza di creare collaborazione tra diverse aree aziendali come Ricerca e Sviluppo (R&S) e Sales & Marketing, che insieme permettono di pensare sia in termini di prodotto che di cliente”. L’Innovation-to-impact framework di Bcg (che misura la prontezza dei programmi di innovazione delle aziende in dieci fattori) evidenzia però come solo il 20% delle imprese sia realmente pronta all’innovazione. Nel 2020 si sono evidenziati importanti progressi, ma con forti divari tra i settori. L’analisi rivela lacune nella preparazione anche tra gli innovatori impegnati, evidenziando come molte aziende probabilmente non riusciranno a realizzare le proprie ambizioni.

Il report ha però anche aggiornato la classifica delle società più innovative. In sostanza l’impatto della pandemia ha portato ben pochi cambiamenti rispetto allo scorso anno, dove Apple, Alphabet, Amazon e Microsoft si confermano ai primi quattro posti, Tesla scala sei posizioni e restano sostanzialmente stabili gli altri marchi.  Ampliando la classifica si nota come siano salite in classifica tutte le big del pharma. E dunque si è registrato un il significativo ritorno di Pfizer, che guida il gruppo di società impegnate nella produzione dei vaccini tra le migliori 50, con J&J al 20° posto, Moderna al 42° e AstraZeneca al 49°. Escono dalle prime dieci posizioni Facebook, che scende al 13° posto (scesa di 3 posizioni), e Alibaba, al 14° (-7). Una certa continuità si ritrova anche nella top 50, con 33 aziende già in classifica lo scorso anno, 12 rientrate dopo almeno un anno e solo 5 del tutte nuove (Abbott Laboratories, Comcast, AstraZeneca, Moderna, Mitsubishi). Tra quelle in ascesa si segnalano Siemens (11° posto, +10 posizioni), Oracle (15°, +10), Toyota (21°, +20) e Salesforce (22°, +14). I Paesi più rappresentati sono gli Usa con 27 delle aziende più innovative, poi Cina e Germania (entrambe con 5), Giappone (4) e Sud Corea (3).

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