Come reclutare (e formare) i giovani consulenti finanziari

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Azimut e Mediolanum sono fra le realtà che hanno attivato programmi dedicati al reclutamento dei giovani, che si giocano la loro occasione di entrare in una grande realtà della finanza, dalla porta principale

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La formazione dei talenti è importante in ogni settore; forse ancor di più per quei lavori che nelle esperienze relazionali vedono uno degli ingredienti più importanti per il successo. Non stupisce, quindi, che alcune reti di consulenza finanziaria abbiano attivato percorsi di esperienza rivolti ai giovani, il cui obiettivo comune è fornire un’esperienza, ma anche individuare i profili più promettenti per accrescere la propria squadra. Appartengono a questa famiglia di iniziative il Neos Talent Program di Azimut Capital Management e Mediolanum Next. Quest’ultimo invita gli under 30 neolaureati o laureandi a candidarsi per sei mesi di master executive, finalizzato all’acquisizione delle “competenze necessarie per accedere alla professione di consulente finanziario” e al conseguimento dell’abilitazione Ocf, esperienza alla quale segue un “percorso pluriennale di affiancamento a un consulente finanziario senior per la cogestione del portafoglio clienti”. Il programma di Azimut, invece, somiglia più a un vero e proprio esame, con tanto di “case study suddiviso in tre task per mettere alla prova le proprie competenze tecniche, in materia di asset allocation e relazionali”.

Oltre alla prospettiva dell’attestato, utile per il proprio curriculum, i migliori candidati potranno farsi notare di fronte ai “manager di Azimut e valutare l’opportunità di iniziare un percorso di inserimento lavorativo all’interno della società”. Per un giovane consulente, “formazione ed esperienza sono entrambe indispensabili”, dice a We Wealth Alberto Baldovin, responsabile progetto Neos Talent Program di Azimut Capital Management, “non si può prescindere da un percorso formativo che nel valorizzare le caratteristiche personali di ciascuno permetta di apprendere le competenze tecniche, che deve poi combinarsi con l’esperienza sul campo, in affiancamento con un senior o in un team”. Gli studi in economia sono il background naturalmente più comune per chi si avvicina alla professione di consulente finanziario, ma stanno aumento anche i laureati in materie umanistiche fra i profili interessati, dichiara Baldovin. Le soft skill imprescindibili, invece, sono “determinazione, capacità di ascolto, intraprendenza e capacità di uscire dalla propria comfort zone”, dice il responsabile del programma di Azimut. Queste le basi: ma la materia prima, ossia i giovani desiderosi di diventare consulenti finanziari, si trovano con facilità rispetto al passato? 

Un reclutamento difficile?

“Secondo quella che è la mia esperienza, trovare giovani interessati a intraprendere questa professione non è la fase più complicata del processo di inserimento”, sostiene Baldovin, “la parte più difficile arriva dopo perché, forse complice la poca informazione ed esperienza, molti giovani non conoscono da vicino in cosa consista realmente l’attività del wealth manager e del consulente finanziario e non sempre sono poi adatti, per varie ragioni, a svolgere la professione”. Da qui la scelta di Azimut Talent Program, spiega il responsabile, il cui obiettivo è innanzitutto “far conoscere meglio ai giovani questa splendida professione” che nell’ultima edizione appena conclusa ha coinvolto 27 università “e moltissime associazioni”. Nel caso di Mediolanum Next la fase di reclutamento delle “nuove leve” avviene tramite un “addetto HR sul territorio che si reca negli atenei individuando migliori risorse, che entrano in contatto con la sede del territorio, dove un regional manager potrà valutarle”, dichiara al direttore di We Wealth Marco Leopardi, head of careers, commercial planning and organization of sales force presso Banca Mediolanum.

In seguito l’addetto Hr potrà associare i profili giovani con i “senior banker” che, nel periodo che seguirà al master semestrale, saranno i loro mentori. In questa seconda fase il contratto di mandato con la banca offerto per i profili idonei sarà di tre anni più tre, eventualmente rinnovabili in seguito, dice Leopardi, aggiungendo che Mediolanum è strutturata per accogliere fino a un massimo di 300 giovani “banker consultant”. Il modello di remunerazione prevede una percentuale anche sulla cogestione del portafoglio con il senior di riferimento, processo che secondo Leopardi in qualche modo incentiva già il giovane banker a far crescere i risultati del cliente, poiché a maggiori asset corrisponderà una commissione più sostanziosa.

Gli studi di provenienza non sono tutto

Per chi volesse intraprendere la professione di consulente finanziario, il principale suggerimento ricorda un po’ lo “stay hungry” di Steve Jobs. “Il solo percorso universitario non basta, per approcciare la professione è fondamentale leggere e documentarsi di continuo”, ha dichiarato Baldovin, “continuare sempre ad imparare e aggiornarsi è il primo grande consiglio per tutti giovani desiderosi a iniziare questo percorso”. Le trasformazioni in atto, del resto, impongono alle reti l’ingresso di forze agganciate alle nuove tecnologie: “La professione del wealth manager nei prossimi anni cambierà abbiamo quindi bisogno di persone motivate che rispondono a questo cambiamento con l’intraprendenza di voler esserne parte”, ha concluso Baldovin, “quindi essere propositivi e lanciarsi con entusiasmo in sfide che come quella di avviare il proprio futuro lavorativo nel wealth managament sanno dare grandi soddisfazioni per chi ha la giusta mentalità e la giusta voglia di fare”.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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