Cina: dopo il Congresso, anche i mercati vanno in rosso. E ora?

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L’elezione delle nuove cariche del partito Comunista cinese ha aumentato il potere di Xi, spezzando le speranze di un cambio di rotta sulla Zero Covid

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Lunedì 24 ottobre, nella prima seduta seguita alla chiusura del Congresso, l’indice Csi 300 ha ceduto l’1,9%, tornando ai minimi dal marzo 2020

L’impressione, a giudicare dal Congresso è che la Cina non diventerà certo più liberale nel rapporto con l’impresa privata “e questo ovviamente non piace agli investitori”, ha dichiarato a We Wealth il professor Giuliano Noci

Il XX Congresso del partito Comunista cinese ha deluso le speranze su un possibile allontanamento dalle politiche restrittive promosse dal presidente Xi Xinping. Il nuovo Comitato permanente dell’ufficio politico del partito ha sostituito alcune delle figure meno vicine a Xi con uomini strettamente legati al presidente. A partire da colui che potrebbe assumere l’incarico di primo ministro il prossimo marzo, Li Qiang – ex capo di gabinetto di Xi negli anni in cui l’attuale leader governava la provincia dello Zhejiang (2002-2007). Xi Jinping, rieletto segretario del partito come ampiamente atteso, ha difeso nel suo discorso la politica dei lockdown, spazzando via le pur flebili speranze che Pechino stesse valutando un cambio di strategia a breve termine. 

La reazione di mercato: negativa 

Con una presa sul potere ancora più forte da parte del presidente cinese, gli investitori hanno reagito fuggendo dall’azionario nazionale. Lunedì 24 ottobre, nella prima seduta seguita alla chiusura del Congresso, l’indice Csi 300 ha ceduto l’1,9%, portando a -5,54% il bilancio delle ultime cinque sedute. Con un minimo a 3.619,99 l’indice di riferimento per l’azionario cinese è tornato ai livelli del marzo 2019. L’Hang Seng China Enterprises Index solo nella seduta di lunedì ha perso il 5% ed è tornati ai minimi dal 2008. 

L’effetto politico del Congresso ha dunque vanificato anche i nuovi dati economici, migliori del previsto: nel terzo trimestre il Pil cinese è cresciuto del 3,9% annuo, contro le attese degli economisti occidentali, di poco superiori al 3%. Ai mercati non deve essere sfuggito come, ad aver guidato questa ripresa, sono stati soprattutto gli investimenti pubblici in infrastrutture, che non la ripresa dei consumi da parte delle famiglie (ancora al di sotto delle attese). 

Rinnovamento sì, ma non quello che i mercati speravano 

Alcuni osservatori avevano sperato di vedere un XX Congresso dal quale potesse emergere una figura non vicina a quella di Xi come futuro primo ministro. Un rappresentante di una linea potenzialmente diversa rispetto a quella che la Cina ha scelto per la gestione del covid e dell’impresa privata. E’ avvenuto l’esatto opposto. 

Fra gli uomini più distaccati da Xi sono stati rimossi dal Comitato l’attuale premier, Li Kequiang e il suo vice Wang Yang (ritenuto un possibile successore). Altri due membri, Han Zheng e Li Zhanshu, non sono stati rinnovati per il sopraggiunto limite di età, fissato a 68 anni secondo una regola non scritta (che però non è stata applicata per Xi Jinping). A subentrare nel gruppo dei sette membri che guidano il partito sono stati, invece, tutti uomini particolarmente vicini al presidente cinese. 

Il già citato Li Qiang, in prima fila per diventare primo ministro a marzo, aveva gestito la pandemia a Shanghai e la sua promozione indica la piena continuità con le politiche anti covid del partito. Nuove entrate nel Comitato sono quelle Ding Xuexiang, capo di gabinetto di Xi; Cai Qi, attuale segretario del partito a Pechino che aveva lavorato con il presidente quando era governatore in Zhejiang. Infine, è entrato il segretario comunista nel Guangdong Li Xi, vecchio amico, pare, della famiglia del presidente. 

Anche il professor Giuliano Noci, vice-rettore del Politecnico di Milano per la Cina e profondo conoscitore del Dragone, ritiene che ogni speranza pre-Congresso di vedere un partito un po’ più smarcato dal presidente Xi sia stata, di fatto, disattesa. “La fedeltà a Xi e al partito contano più della competenza: adesso nel Comitato permanente ci sono solo persone amiche o che hanno lavorato a stretto contatto con Xi Jinping”, ha dichiarato in un’intervista a We Wealth. 

Secondo Giuliano Noci l’obiettivo della sicurezza nazionale, uno dei nodi cruciali nell’agenda del partito, si traduce anche nella politica Zero Covid, che viene perseguita nella piena consapevolezza dell’impatto negativo che ha sull’economia. D’altro canto, le vaccinazioni non hanno raggiunto livelli tali da garantire la tenuta del sistema sanitario in caso di rimozione dei lockdown, ha ricordato il professore. Inoltre resta proibita l’importazione dei più efficaci vaccini occidentali a mRna. 

L’impressione, a giudicare dal Congresso è che la Cina non diventerà certo più liberale nel rapporto con l’impresa privata “e questo ovviamente non piace agli investitori”, ha affermato Noci. “Ora bisognerà vedere come questa linea verrà tradotta nella pratica, per il momento investire sul mercato cinese è diventato più rischioso”.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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