Il mercato dei certificati continua la sua corsa e nel secondo trimestre 2025 ha registrato un nuovo massimo storico. Gli emittenti associati ad ACEPI hanno collocato complessivamente 9,4 miliardi di euro, un incremento del 34% rispetto al trimestre precedente e del 18% rispetto al precedente record stabilito a fine 2023. Si tratta del miglior risultato trimestrale mai raggiunto, con un aumento del 59% sulla media del 2024.
Un risultato che sorprende, se letto nel quadro macroeconomico. Lo scorso marzo l’amministrazione statunitense ha annunciato nuove politiche protezionistiche, le cosiddette “Trumponomics”, caratterizzate da dazi e tassi di interesse contenuti. Nonostante le tensioni geopolitiche ancora attive in Europa centrale e Medio Oriente, i mercati hanno mantenuto un orientamento positivo, spinti dal clima di “risk on” e dalla ripresa degli indici azionari, molti dei quali hanno toccato massimi pluriennali. Il FTSE MIB, ad esempio, ha raggiunto livelli che non si vedevano dal 2008.
In questo scenario dinamico, anche il numero di emissioni è salito a quota 624, in aumento del 16% sul trimestre precedente e del 40% sulla media del 2024. È il nuovo record assoluto per il mercato, che nel 2020 contava appena 208 emissioni trimestrali.
La forza dei certificati a capitale protetto
Il cuore della crescita è rappresentato dai certificati a capitale protetto, che confermano la loro centralità con una quota del 65% del collocato. La preferenza degli investitori per strumenti difensivi è il frutto di due tendenze convergenti: da un lato, il calo dei rendimenti obbligazionari, scesi sotto il 3% su orizzonti medio-lunghi, dall’altro, la corsa dei mercati azionari, che incentiva l’esigenza di protezione. Molti risparmiatori hanno così sostituito l’acquisto diretto di azioni con strumenti capaci di offrire esposizione al rialzo dei mercati, ma con un profilo di rischio più contenuto.
Dal 2022, la quota di CP è cresciuta costantemente, passando dal minimo del 52% fino a stabilizzarsi attorno al 65% nel 2024 e 2025, a conferma di una propensione al rischio in calo. Parallelamente si registra un ritorno di interesse verso le credit linked note, arrivate al 7% del totale, in risalita dai minimi del 3% e ormai riconosciute anche in Italia come strumenti di diversificazione del portafoglio.
I payoff più richiesti
La ricerca di rendimenti periodici resta un fattore decisivo nelle scelte di investimento. Tra i certificati a capitale protetto spiccano i Digital, che rappresentano il 62% delle emissioni, mentre gli Equity Protection si fermano al 20%. Nel comparto condizionatamente protetto prevalgono gli Express, con una quota del 45%, seguiti dai Cash Collect (31%) e dai Bonus Cap (16%). Questo andamento segnala chiaramente una preferenza per prodotti in grado di generare flussi cedolari ricorrenti, rispetto a quelli che concentrano il rendimento solo alla scadenza.
Liquidità da reinvestire
Un altro fattore che ha favorito la crescita è stato il reinvestimento della liquidità liberata dalla chiusura anticipata di molte strutture tra fine 2024 e inizio 2025. Queste risorse sono state prontamente allocate in nuove emissioni, alimentando un mercato già sostenuto dal clima positivo sugli indici globali.
Il secondo trimestre 2025 segna dunque non solo un record assoluto, ma anche una conferma: i certificati, soprattutto quelli con protezione del capitale e cedole periodiche, si consolidano come strumenti privilegiati dagli investitori italiani per coniugare prudenza e partecipazione al potenziale rialzo dei mercati.
(Articolo pubblicato sul magazine di novembre 2025, da Giovanna Zanotti, direttore scientifico Acepi)

