Btp, anche i fondi pensione hanno fatto il pieno. E’ un rischio?

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Una coppia di anziani è seduta schiena contro schiena su una coperta vicino all'acqua. L'uomo indossa un cappello e una camicia beige, e la donna ha un maglione bianco e pantaloni grigi. Un cestino da picnic è lì vicino. Sembrano rilassati e contenti sotto un cielo limpido.

Fra il 2022 e il 2023 la quota dei Btp sul portafoglio obbligazionario dei fondi pensione è passata dal 26,5 al 33,5%, con un aumento di 4,5 miliardi (+45%)

Indice

La grande scommessa delle casse di previdenza non è stata poi tanto diversa da quella di molti altri italiani: nel 2023 hanno puntato con decisione sui Btp, quasi raddoppiando gli acquisti netti di titoli di Stato italiani, che sono saliti a 3,8 miliardi. La composizione del portafoglio dei fondi pensione di categoria si è quindi ulteriormente spostata verso i titoli di Stato italiani, la cui quota sul portafoglio obbligazionario è aumentata dal 25,5% al 33,5% tra il 2022 e il 2023. Questo si traduce in un valore attuale degli investimenti in titoli di Stato italiani che è cresciuto da 9,92 a 14,47 miliardi di euro, con un balzo di circa il 45%. Lo mostrano i dati di un nuovo rapporto presentato dalla Covip, l’ente di vigilanza sui fondi pensione.

Grafico a barre che confronta gli acquisti netti di titoli di debito e azionari da parte dei fondi pensione italiani nel 2022 e nel 2023. Le categorie includono debito pubblico italiano, altri titoli di Stato, altri titoli di debito e titoli azionari.

La maggior parte dei titoli di Stato italiani è acquistata direttamente dalle casse di previdenza, senza ricorrere a fondi terzi. Considerando solo i bond detenuti direttamente dai fondi pensione di categoria, i Btp rappresentano il 57,2% del portafoglio obbligazionario, in aumento rispetto al 45,4% del 2022.

Azioni italiane nei fondi pensioni, home bias o risorsa?

Anche le azioni italiane sono diventate relativamente più importanti nella composizione del portafoglio, passando dal 36,3% al 37,1% del portafoglio azionario complessivo (ben oltre le azioni statunitensi, al 26,8%). Come per i Btp, le casse di previdenza tendono a comprare direttamente le azioni italiane, senza passare attraverso i fondi comuni: i titoli italiani rappresentano il 78,7% del portafoglio azionario detenuto direttamente. Nel 2023, “le casse di previdenza sono state acquirenti nette di azioni italiane per 500 milioni e di obbligazioni societarie per 180 milioni”, mentre, per quanto riguarda i titoli non domestici, “le casse risultano venditrici nette di titoli di Stato per quasi un miliardo di euro”.

In totale, gli investimenti delle casse di previdenza nell’economia italiana ammontano a 44 miliardi di euro, pari al 38,6% delle attività, con un aumento di 3 punti percentuali rispetto al 2022. In questo contesto, predominano ancora gli investimenti immobiliari (17,1 miliardi, pari al 15% delle attività totali), seguiti dai titoli di Stato (13,8 miliardi, il 12,1% delle attività totali).

Mentre da un lato è utile per la politica nazionale che il risparmio venga impiegato su imprese e titoli di Stato italiani, dall’altro, una visione più egoistica potrebbe portare gli investitori a preferire casse previdenziali più orientate ai mercati storicamente più performanti. Si tratta di un dilemma complesso, tra il sostegno all’economia nazionale e la ricerca di migliori ritorni per la propria pensione

Casse di previdenza, i numeri complessivi

Gli attivi totali delle casse di previdenza sono cresciuti a 114,1 miliardi di euro nel 2023, con un incremento del 9,9% rispetto all’anno precedente, pari al 5,4% del Pil. Negli ultimi dieci anni, le risorse complessive del settore sono aumentate di 48,4 miliardi di euro, con una crescita media del 5,7% annuo.

La composizione del portafoglio vede le obbligazioni al 37,9%, con 43,2 miliardi di euro; le azioni, che rappresentano il 21,6%, sono salite da 17,4% del 2022 a 21,6 miliardi; mentre gli immobili, con 18,8 miliardi, hanno ridotto la loro incidenza al 16,5% (-1,3 punti percentuali).

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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