Case di riposo addio, arriva il virtual assisted living

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Post Covid si rafforzerà una tendenza che la pandemia ha fatto emergere: un nuovo modello di senior living quale risultato della combinazione dell’Internet delle cose con la comunicazione a ciclo continuo, cui si è integrata l’economia on-demand con una serie di servizi – dalla telemedicina alla cura della casa, spesa alimentare, pasti pronti, trasporto personale – a portata di click

Una casa tecnologica ha consentito ai figli adulti di occuparsi dei propri cari a distanza

La pandemia ha accelerato la diffusione della tecnologia nelle case, anche e soprattutto tra gli anziani che così hanno potuto mantenersi in contatto con le proprie famiglie.
Questo è vero al punto che sta prendendo forma un modello di “vita autonoma assistita” basato sulla disintermediazione tra assistenza e luogo, sovvertendo le regole del senior living; per come tutti noi, e molti investitori del settore, l’abbiamo sempre concepito.
La casa tecnologica che fino a ieri sembrava solo l’ennesima bizzarria da Millennial è diventata la salvezza per milioni di persone che altrimenti sarebbero state isolate dalla pandemia. Così si sta affacciando sulla scena un nuovo concetto di residenzialità per anziani, il senior living virtualmente assistito, che ha permesso ai figli adulti di continuare ad occuparsi dei propri cari a distanza: il Val (Virtual Assisted Living) è il risultato della combinazione dell’Internet delle cose (Internet of things) con la comunicazione a ciclo continuo, cui si è integrata l’economia on-demand con una serie di servizi – dalla telemedicina alla cura della casa, spesa alimentare, pasti pronti, trasporto personale – a portata di click.

Il virtual assisted living sta diventando una nuova asset class, ben al di là dell’immobiliare. Un nuovo ecosistema, basato su una diffusa connettività, che comprende servizi commerciali, sanitari e di assistenza e mette insieme aziende private, provider tecnologici, volontariato e partnership pubblico-privato. Un sistema integrato di tecnologie e servizi che sta cambiando profondamente il concetto di residenzialità, assistita e autonoma.

Il desiderio di continuare a vivere in casa propria è sempre stato l’ostacolo maggiore alla diffusione del senior living, sia nell’accezione più autonoma di condomini per anziani attivi, sia in quella di case di cura per anziani bisognosi di assistenza continua.

La tecnologia domestica dell’assistenza a distanza ha il potere di allontanare i familiari dalla decisione di convincere qualcuno che ci sta a cuore a lasciare la propria casa per una residenza più o meno assistita. Senza contare l’enorme risparmio di risorse economiche.

Così è nato un nuovo settore della Longevity Economy, con aziende che investono nello sviluppo di prodotti e servizi per aumentare la disponibilità e l’accessibilità della residenzialità virtualmente assistita, con in mente gli anziani, ma spesso comunicando ai loro caregiver, o “caresumer”, un incrocio tra caregiver e consumer.

Molti degli investitori e degli operatori del senior living non vedono l’ora che si torni alla normalità. Ma la pandemia ha creato un nuovo ecosistema di servizi a domicilio e tecnologie che stanno rivoluzionando il concetto di vita domestica degli anziani dall’interno ed è poco probabile che quando il Covid 19 avrà smesso di condizionare le nostre vite le app vengano cancellate e i servizi a domicilio dismessi.

Più probabilmente si creeranno sempre più sinergie tra aziende di prodotti, aziende di servizi e provider tecnologici grazie alle quali una tipologia di vita domestica fino a ieri sconosciuta si inserirà di diritto nell’evoluzione della residenzialità anziana – a metà strada tra le vecchie case a basso potenziale tecnologico e le residenze per anziani di nuova generazione super connesse. Così la casa privata diventerà un nuovo ramo di senior living che, disintermediando assistenza e luogo, lascia fuori l’attore immobiliare.

Articolo di Joseph F. Coughlin, Direttore e Fondatore AngeLab dell’MIT – Traduzione e adattamento di Emanuela Notari – Active Longevity Institute

Articolo tratto dal magazine We Wealth di ottobre 2021

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