Buyout, un mercato in continua espansione

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Sempre più investitori difronte a tassi bassi e azioni care stanno guardando ai mercati privati. Tra i vari fondi quelli di buyout sono quelli che vanno per la maggiore

Tim Jenkinson,  Hyeik Kim e Michael S. Weisbach hanno pubblicato per Nber il report “Buyout: a primer”, paper che fa il punto sull’ascesa dei fondi di buyout

Dal primo leveraged buyout negli anni ’60, il settore del buyout è cresciuto enormemente. Il totale delle attività di buyout in gestione è cresciuto fino a circa 2,5 mila miliardi di dollari nel 2020

Ogni anno 400 miliardi di dollari vengono investiti in operazioni di buyout sui 1000 che affluiscono annualmente nei mercati privati

Tra i mercati pubblici e mercati privati, i veri vincitori degli ultimi vent’anni sono stati i secondi. Basti considerare che rispetto al 1997 le aziende quotate negli Stati Uniti erano il doppio di quelle di ora: allora 7509, oggi 3530. Di contro le dimensioni e l’importanza dei mercati di capitale privato sono aumentate esponenzialmente. I fondi di private market oggi raccolgono più di mille miliardi di dollari ogni anno e investono non solo in aziende private, ma anche in aziende quotate in borsa, beni immobili e privatizzazioni di istituzioni di proprietà pubblica. Un importo considerevole di questa somma – circa 400 miliardi di dollari l’anno – viene raccolto per le operazioni di buyout. Come questo mercato ha raggiunto tali dimensioni? A fare il punto è un report del National Bureau of Economic Research.
La risposta breve è: più rischio, più rendimento. I rendimenti promessi da questi fondi infatti devono essere in grado di compensare maggiore rischio, maggiore illiquidità, maggiori commissioni rispetto ai fondi tradizionali. Per guadagnare questi rendimenti, i fondi di buyout acquisiscono società di portafoglio, le gestiscono per un periodo di tempo, e poi escono dalla loro posizione e restituendo il capitale agli investitori. Quasi tutte le operazioni comportano sostanziali aumenti della leva finanziaria che acuiscono gli incentivi e amplificano – in entrambe le direzioni – i rendimenti degli investimenti azionari dei fondi. Il cambiamento nel valore delle società in portafoglio proviene principalmente dai miglioramenti nella performance delle aziende in portafoglio che vengono acquisite e poi vendute dai fondi di buyout. La capacità di questi fondi di rendere più redditizie le aziende in cui investono è dunque alla base degli ingenti afflussi di capitale degli ultimi anni.
Le strade intraprese da un fondo di buyout per fare questo sono molteplici. Alcuni interventi riguardano le decisioni finanziarie aziendali, altri la scelta del top management e la loro compensazione, e altri ancora la strategia aziendale, le loro strategie competitive e i loro metodi di produzione. Quanto alle strategie di fondo perseguite da questi fondi, c’è stata un’importante evoluzione nel tempo. Negli anni ’80 i deal che andavano per la maggiore erano prevalentemente acquisizioni di aziende con attività che generavano denaro per le quali una leva aggiuntiva avrebbe ridotto lo spreco dei loro flussi di cassa liberi. Nel corso del tempo, tuttavia, una serie di altri approcci sono diventati comuni, quali espansioni, consolidamenti industriali, transizioni di proprietà, privatizzazioni di imprese pubbliche e acquisizioni di attività in difficoltà.

di Lorenzo Magnani

Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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