Btp: cosa succede se li vendi prima della scadenza

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Investire in Btp può comportare rischi soprattutto se, per necessità, si è costretti a vendere in anticipo: ecco perché

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Capire sotto quali circostanze si guadagna o si perde denaro con le azioni è abbastanza facile: si comprano a un prezzo e si spera di rivenderle a un prezzo più alto. Con le obbligazioni, i ragionamenti da fare sono un po’ più articolati. Una prima differenza fondamentale è che, a differenza delle azioni, le obbligazioni hanno una scadenza. Una volta giunte alla cosiddetta “maturazione”, le obbligazioni restituiscono il capitale all’investitore – la società o lo Stato che le emette si impegna a ripagare questo capitale, oltre che a corrispondere cedole periodiche che premiano gli investitori per il “prestito” che di fatto hanno concesso.

La garanzia sulla restituzione del capitale resta in piedi se l’emittente (Stato o azienda) rimane solvibile, ossia non fallisce. Ma, soprattutto, la conservazione del capitale investito dipende dalla capacità dell’investitore di mantenere il titolo in portafoglio fino alla sua scadenza.

Se necessario, è sempre possibile vendere un Btp o una qualsiasi altra obbligazione prima della sua maturazione: in questo caso, però, non c’è alcuna garanzia di recuperare il capitale investito. Nella vendita sul mercato secondario, infatti, la garanzia di restituzione dello Stato italiano non è coinvolta: il compratore, infatti, sarà un altro investitore privato, il quale acquisterà il Btp corrispondendo a chi lo vende il suo prezzo di mercato. Il mercato secondario, infatti, è quello spazio telematico in cui gli investitori si scambiano le obbligazioni già emesse, ciascuna delle quali ha un prezzo “corretto” per le condizioni del momento.

Cosa fa salire (o scendere) il prezzo delle obbligazioni

Mentre è facile comprendere intuitivamente che il prezzo di un’azione sale se l’azienda in questione sta crescendo o migliorando le sue chance di successo, non è altrettanto facile capire come e perché il prezzo di un’obbligazione sia salito (o sceso). Uno degli elementi è l’evoluzione nel tempo della solvibilità dell’emittente, tradotto nel caso dei Btp: la probabilità che lo Stato italiano non restituisca il denaro preso in prestito dagl investitori. Nel momento in cui scriviamo, il debito italiano ha incassato una promozione sul rating di Fitch, da BBB a BBB+. Questo indica un miglioramento nel giudizio sulla solvibilità italiana, un fattore che contribuisce a tenere bassi i rendimenti italiani. Lo spread italiano sui bund tedeschi, nel frattempo, ha raggiunto il livello minimo dal 2010: segno che il rischio relativo dei Btp rispetto al Paese più “sicuro” d’Europa si è ridotto.

Per spiegare il meccanismo utilizzeremo due esempi, estratti da due Btp tornati in asta nel corso del giugno 2024.


Esempio #1: Btp venduto in perdita prima della scadenza

Supponiamo di aver acquistato in emissione il Btp a 30 anni emesso il 01/09/2018 (Isin IT0005363111), con una cedola al 3,85%. Al 22 settembre 2025 questo titolo viene scambiato a 93,87, ossia in ribasso rispetto al valore di 100 che corrisponde alla totalità del capitale rimborsato a scadenza. Questo significa che l’investitore che decidesse di venderlo in queste condizioni, avendolo acquistato alla pari (a 100), perderebbe oltre il 6% del capitale investito nel settembre 2018. Perché questo ribasso di prezzo? La risposta sta nel rendimento che attualmente lo Stato italiano offre per le nuove emissioni con una vita residua di circa 25 anni (quella che riguarda il titolo in questione), pari al 4,31%: nettamente più elevato rispetto alla cedola corrisposta dal Btp in questione. In linea generale, il titolo che offre rendimenti più bassi calerà di prezzo in modo tale che questo “sconto” sull’acquisto vada a pareggiare i rendimenti delle nuove emissioni: solo a queste condizioni un investitore sarebbe disposto a comprare sul mercato secondario il Btp “vecchio” e non quello “nuovo” in emissione.

Esempio #2: Btp venduto con profitto prima della scadenza

Il prezzo dei Btp, comunque, può anche aumentare dopo l’acquisto in emissione. Vediamolo con il secondo esempio. Il Btp a 7 anni emesso il 15/11/2022 (Isin IT0005519787), con una cedola 3,85% ha attualmente un prezzo pari a 104,3 (al 1° luglio 2024). Questo significa che un investitore che avesse acquistato il Btp alla pari (a 100) potrebbe oggi ottenere un rendimento in conto capitale vendendo il titolo in anticipo. Anche qui a spiegare questa revisione del prezzo è la differenza fra la cedola del Btp “vecchio” e quella dei Btp nuovi con pari durata residua (4 anni): 2,6%, meno del 3,85% del titolo analizzato qui.

Il trading dei Bond, uno ‘gioco’ difficile

Se si potesse essere in grado di prevedere il futuro andamento dei rendimenti, dunque, si potrebbe anche intuire se i prezzi delle obbligazioni saliranno o scenderanno, comportandosi di conseguenza. I fattori che incidono sui rendimenti sono diversi, uno di questi è il tasso di riferimento della banca centrale: se diminuisce, ci sono buone possibilità che i prezzi delle obbligazioni andranno ad aumentare. Come in altri ambiti finanziari, questo genere di previsioni viene spesso smentito da imprevisti economici. Per concludere, è importante capire che:

  • Acquistare un Btp offre garanzie sulla restituzione del capitale investito solo se quest’ultimo viene mantenuto fino a scadenza.
  • Di conseguenza, più il Btp ha scadenza lunga, più è importante tenere conto della propria capacità di mantenerlo in portafoglio
  • Vendere un Btp in anticipo sulla scadenza espone al rischio di ottenere un capitale inferiore, con una conseguente perdita di denaro; tuttavia, può verificarsi anche il caso opposto
  • Il prezzo dei Btp varia sulla base dell’andamento dei rendimenti: se questi aumentano, il prezzo del Btp tenderà a scendere e viceversa

Non tutti i titoli di Stato sono sensibili nella stessa misura all’andamento dei rendimenti. Come approfondito nel nostro confronto fra Btp e Cct, i titoli a tasso variabile tendono ad avere un prezzo più stabile. Inoltre, i Bot e i titoli obbligazionari a breve scadenza tendono ad avere un prezzo più stabile.

I Btp che possono essere venduti prima della scadenza (con profitto)

Per capire quali titoli di Stato italiani oggi sono scambiati sopra la pari, al 19 settembre 2025, è possibile fare riferimento a questa tabella: i prezzi sopra 100 indicano la possibilità di una vendita con guadagno in conto capitale, determinato dalla differenza fra il prezzo e 100. Fra i titoli più vantaggiosi per una vendita anticipata c’è anche il Btp Valore in scadenza nel 2028.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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