Brexit, la nuova capitale finanziaria dell’Ue è Amsterdam

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Alla vigilia della Brexit, gli osservatori puntavano su Parigi o Francoforte per soppiantare il ruolo finanziario Londra. A distanza di nove settimane dall’uscita definitiva di Londra però è la città simbolo dei Paesi Bassi ad aver preso la scena. Nessuno lo aveva previsto, nessuno lo aveva programmato. È che, come sempre, il mercato trova la sua strada. Da solo

Con un afflusso di oltre otto miliardi di euro di scambi azionari al giorno, la Borsa di Amsterdam ha calamitato tutti quei titoli denominati in euro prima della Brexit scambiati a Londra

Secondo molti osservatori, la capitale finanziaria dell’Olanda potrebbe diventare lo snodo mondiale delle Spac

Alla luce del tetto ai bonus salariali e dell’elevata pressione fiscale (il 50% per i redditi più elevati), l’attrattività di Amsterdam risulta inspiegabile

Il ceo auspica una specializzazione europea «per città», come accade negli Stati Uniti. Un mondo (un continente) in cui la frammentazione non è debolezza, ma specializzazione e flessibilità

L’Olanda era il maggior partner commerciale del Regno Unito prima della Brexit, e il governo dell’Aja temeva che l’evento potesse avere effetti nefasti sull’economia dei tulipani. A nove settimane dal termine del periodo transitorio, è Amsterdam e non città come Francoforte o Parigi a brillare nella corsa all’acchiappo dei flussi di business in uscita da Londra.

Con un afflusso di oltre otto miliardi di euro di scambi azionari al giorno, la Borsa di Amsterdam ha calamitato tutti quei titoli denominati in euro, prima scambiati sulla piazza londinese. Non solo. La capitale finanziaria olandese si è anche accaparrata una fetta cospicua (il 20%) del mercato degli swap in euro, oltre a 160 miliardi di scambi connessi alle obbligazioni governative. E la montagna è destinata a crescere: a giugno accorrerà ad Amsterdam anche il mercato delle negoziazioni delle emissioni di carbonio (un miliardo di euro al giorno).

Tutto questo successo non era pianificato, anzi. È il commento più ricorrente fra i banchieri della città. «La città sta fiorendo, le scuole internazionali spuntano come funghi», dice Guus Warringa di Stichting Capital Amsterdam al Ft. E secondo molti, la città potrebbe diventare adesso la capitale europea delle Spac. E proprio le società veicolo create per uno specifico scopo di investimento potrebbero diventare materia del contendere. L’ex commissario Ue Jonathan Hill sogna che Londra diventi il punto di riferimento mondiale per le Spac, «combinando il meglio dei competitori e i suoi tradizionali punti di forza». Intanto però, ammette che le minacce alla supremazia di Londra come centro finanziario arrivano non solo dall’Asia e dagli Usa ma dalla stessa Europa.
Stéphane Boujnah, chief executive di Euronext osserva però che è troppo presto per cantare il requiem a Parigi e Francoforte. La capitale francese in particolare potrebbe meglio performare nel medio periodo, anche grazie a incentivi fiscali ad hoc. Tanto è vero che prima che il 2020 finisse, già 2500 lavoratori della finanza si erano spostati a Parigi, con un deflusso di asset dalla Gran Bretagna alla Francia di 170 miliardi di euro (dati banca centrale francese). In effetti, dei 7000 posti di lavoro nella finanza defluiti dallo Uk a partire dal 2016, solo 1100 sono approdati ad Amsterdam (davanti, ci sono Irlanda, Lussemburgo, Francia e Germania). In Olanda inoltre sono vietati bonus remunerativi che eccedano il 20% dello stipendio annuo dei banchieri, a differenza che nel resto d’Europa.

Alla luce del tetto ai bonus salariali e dell’elevata pressione fiscale (il 50% per i redditi più elevati), l’attrattività di Amsterdam risulta inspiegabile o meglio insostenibile nel lungo periodo. Il governo olandese non ha intenzione di ammorbidire queste condizioni. Sono però in atto politiche di attrazione dei «talenti tech». La combo di questi elementi sta rendendo la capitale finanziaria dei Paesi Bassi una delle più importanti città europee del fintech. Le tradizionali banche di investimento come Goldman Sachs e Morgan Stanley preferiscono Francoforte e Parigi.

Amsterdam fu la prima città (1602) al mondo a dare i natali a una borsa valori (la Compagnia olandese delle Indie orientali), la prima a creare un mercato dei derivati per la follia dei tulipani nel 1630. E la sua logistica è invidiabile. Il distretto finanziario è a due ore dall’aeroporto di Schiphol, Bruxelles a due ore di treno e Londra e Parigi a un’ora di aereo ciascuna. I trader amano della città olandese il suo spirito liberale, a partire dalla regolamentazione degli scambi.

Boujnah auspica una specializzazione europea «per città», come accade negli Stati Uniti, dove New York è il centro bancario, Chicago quello dei futures, Boston dei centri mutualistici e la California è il regno del private equity. Un mondo (un continente) in cui la frammentazione non è debolezza, ma specializzazione e flessibilità. L’ascesa di Amsterdam lascia col grugno molti osservatori, pronti a scommettere su una sua prossima caduta «perché nessuno lo aveva previsto». Ma il mercato, ancora una volta, sembra aver tracciato il suo percorso in autonomia.

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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