“Brand Italia” quarto nel mondo, superate Francia e Inghilterra

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La reputazione internazionale dell’Italia, misurata da Ipsos, ha raggiunto i massimi dal 2008 grazie a un anno fitto di successi

La reputazione del “brand Italia” non è mai stata più florida. Secondo un recente sondaggio internazionale condotto da Ipsos, fra il 2020 e il 2021 l’Italia ha conquistato due posizioni diventando il quarto Paese per reputazione nel mondo. La Penisola ha superato per la prima volta la Francia (sesta) e il Regno Unito (settimo) ed ha davanti a sé solo le tre nazioni sul podio: Germania, Canada e Giappone. Sono alcuni dei risultati più interessanti dell’ultima edizione del Anholt-Ipsos Nation Brands Index (Nbi), un indice creato nel 2008 che ogni anno sintetizza numericamente la forza che esprime il “marchio” di 60 Paesi del mondo. Fra luglio e agosto, un panel di 60mila persone dislocato in 20 diversi Paesi ha assegnato una valutazione a sei diversi indicatori rilevanti per l’immagine di ciascuna nazione, fra cui governance, cultura, turismo e investimenti.

Oltre all’Italia sono gli Stati Uniti ad aver osservato i migliori progressi nell’ultima edizione dell’indice Nbi, risalendo dal decimo posto (minimo storico) all’ottavo.
Al contrario, è il Regno Unito ad aver osservato il peggioramento più consistente fra i Paesi della top 10, scivolando dalla seconda alla settima posizione.

Se si osservano nel corso degli anni gli stravolgimenti più eclatanti in classifica, alcune associazioni con i grandi eventi degli ultimi anni vengono subito in mente. La reputazione degli Stati Uniti si trovava al primo posto nel 2016, prima dell’elezione di Donald Trump alla presidenza, per poi andare incontro a un drastico crollo negli anni successivi, culminato negativamente con il decimo posto del 2020 – un downgrade dovuto al peggioramento delle opinioni globali sul governance americana, sull’immigrazione e gli investimenti.

Per il Regno Unito, invece, il colpo alla reputazione non è coinciso con l’esito del referendum sulla Brexit del 2016, bensì con l’entrata in vigore del Brexit deal e, dunque, con l’uscita “materiale” del Paese dal Mercato unico europeo. Per il Paese guidato da Boris Johnson le debolezze nella reputazione si sono aggravate, in particolare, per via di un minore atteggiamento di accoglienza da parte del popolo britannico e da maggiori dubbi sulla protezione dell’ambiente.

 

Il balzo nella reputazione italiana è arrivato in un 2021 “magico”, coronato dalle vittorie dell’Eurovision, degli europei di calcio, di importanti ori olimpici e con la positiva copertura mediatica ottenuta a livello internazionale dal governo Draghi. Nel frattempo, l’Italia ha conquistato un’elevata copertura vaccinale e recuperato più velocemente del previsto il terreno economico perduto nel 2020. Entrando nel merito del sondaggio Ipsos, il miglioramento dell’indice Nbi è stato dovuto alla percezione della cultura tricolore, al più elevato interesse turistico verso il Paese e alla più elevata reputazione delle “persone” (in termini di apertura, amichevolezza, tolleranza, eccetera).

Per la Germania, che nel 2021 ha raggiunto per la settima volta la vetta della classifica nation brand, sarà interessante osservare gli sviluppi reputazionali nel prossimo anno, quando per la prima volta dalla creazione di questo indicatore, Angela Merkel non sarà più cancelliera. I maggiori punti di forza del “brand tedesco” sono l’attrattiva del mercato del lavoro e del business, l’impegno del governo contro la povertà, ma anche l’eccellente reputazione dei prodotti esportati.

Fra le altre grandi potenze mondiali la reputazione è piuttosto lontana dalla top 10: la Russia è 27esima (in calo di una posizione), la Cina 31esima (in crescita di quattro caselle), mentre l’India e 40esima (in caduta di sei posizioni).

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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