Bot e Btp: ecco le nuove emissioni di gennaio 2025

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Una pila di monete in euro con una bandiera italiana sovrapposta, posizionata sulle banconote in euro.

Il Mef ha annunciato nuove emissioni di Bot e Btp che andranno a breve in asta: ecco le caratteristiche e le cose da sapere prima di investire

Indice

Ripartono le emissioni di Bot e Btp da parte del Tesoro italiano: per il nuovo Bot a sei mesi il tempo per presentare le domande scade oggi, 9 gennaio, mentre per i due Btp in asta c’è tempo fino al 10 gennaio.

Il controvalore offerto in asta arriverà a 8 miliardi per il Bot mentre i due Btp potranno raccogliere fino a 5,75 miliardi di euro (esclusa l’asta supplementare).

Nuova emissione Bot

Il nuovo Bot a 12 mesi viene emesso in una fase in cui il titolo di stato a un anno rende poco meno del 2,6% lordo, questo valore di riferimento può dare un’idea di massima su quanto potrà rendere questo titolo (anche se come per tutte le aste primarie a determinare il rendimento sarà la quantità di domande in arrivo).

TitoloBOT 12 Mesi
Durata (gg.)365
Codice ISINDa attribuire
Tranche
Data emissione14/01/25
Data scadenza14/01/26
Importo offerto (mln. €)8000

Nuove emissioni Btp, le caratteristiche

Per quanto riguarda i Btp si tratta di riaperture in asta di due titoli a 3 e 7 anni. Come di consueto, ricordiamo che i tassi relativi alle cedole visibili in tabella non rappresentano il rendimento finale del titolo, che dipende anche dal prezzo con cui viene aggiudicato il titolo in asta (esso può essere superiore o inferiore al capitale che viene rimborsato a scadenza).

Tipologia titoloBTP 3 AnniBTP 7 Anni
Vita residuain corso di emin corso di em
Codice ISINIT0005622128IT0005619546
Tranche
Emissione15/11/2429/10/24
Scadenza15/10/2715/11/31
Cedola annuale2,70%3,15%
Data pagamento cedola15/04/2025 (*)15/05/25
Importo Min. offerto (€ mln)25002750
Importo Max. offerto (€ mln)27503000

Perché investire in Bot?

I Bot rappresentano una soluzione interessante per chi desidera impiegare la propria liquidità in modo più efficiente, evitando che rimanga su conti correnti che rendono poco o nulla. Questi titoli di Stato, con una durata massima di un anno, offrono un profilo di rischio contenuto rispetto ai Btp, pensati per investimenti a lungo termine.

Le caratteristiche distintive dei Bot?

  • Meccanismo a Sconto: A differenza dei Btp, i Bot non prevedono cedole periodiche, ma vengono acquistati a un prezzo inferiore al valore nominale di 100 euro. Il rendimento si realizza interamente al momento del rimborso (che avviene sempre a 100).
  • Vantaggi Fiscali: I rendimenti dei Bot beneficiano di una tassazione agevolata al 12,5%, significativamente più bassa rispetto al 26% applicato a conti deposito e altri strumenti finanziari. Questo aspetto li rende competitivi nel confronto tra rendimenti netti.
  • Sicurezza del Capitale: Essendo titoli di Stato, il rimborso è garantito dall’Italia. Pur non avendo la stessa solidità finanziaria di paesi come la Germania, la breve durata dei Bot riduce l’esposizione alle oscillazioni dei mercati, rendendoli meno volatili rispetto ad altre opzioni.

Tutto perfetto? Nonostante i numerosi vantaggi, i Bot non sono esenti da rischi. In caso di vendita anticipata sul mercato secondario, il valore potrebbe essere inferiore all’investimento iniziale, anche se le perdite tendono a essere limitate. Inoltre, una concentrazione eccessiva su questi strumenti potrebbe ridurre la diversificazione e limitare il potenziale di rendimento complessivo di un portafoglio. In generale, però, bisogna inserire i Bot nel club degli investimenti “a basso rischio”.

I Bot possono essere particolarmente utili in un portafoglio diversificato, specialmente se integrati con altri titoli di Stato e azioni che consentono di ottimizzare il rapporto rischio/rendimento, sfruttando le caratteristiche complementari di strumenti a breve e lungo termine.

Chi non ama le oscillazioni azionarie e vuole rivedere in fretta i denari che ha investito trova nei Bot una risposta tipica per gestire la liquidità con un occhio alla sicurezza e al rendimento nel breve periodo.

Perché inserire i Btp in portafoglio

In Btp sono un classico per i portafogli dei risparmiatori italiani, grazie anche al loro trattamento fiscale favorevole. Con una tassazione sui rendimenti al 12,5%, rispetto al 26% applicato alla maggior parte degli altri investimenti, i Btp partono infatti da una posizione di vantaggio.

Questi titoli di Stato, emessi con scadenze medio-lunghe, richiedono comunque una strategia di investimento attenta. Gli esperti suggeriscono, innanzitutto, di allineare le scadenze dei Btp con i propri obiettivi finanziari personali. Questo approccio consente di pianificare il recupero del capitale investito in concomitanza con future esigenze finanziarie, come spese familiari rilevanti o progetti di vita.

E’ importante ricordare che la vendita anticipata di un Btp, cioè prima della sua scadenza naturale, espone l’investitore alle fluttuazioni del mercato, dal momento che il prezzo di vendita potrebbe essere superiore o inferiore al capitale inizialmente investito, introducendo così un elemento di incertezza. Tuttavia, mantenere il Btp fino alla scadenza garantisce il rimborso del capitale nominale, eliminando il cosiddetto rischio di mercato.

In questo scenario, rimane il rischio di credito, ovvero la possibilità che lo Stato italiano non sia in grado di restituire il capitale. Sebbene remota, esiste la possibilità teorica di un default dello Stato emittente. Gli investitori dovrebbero quindi considerare i Btp come parte di un portafoglio diversificato, valutando attentamente il proprio profilo di rischio e consultando, se necessario, un consulente finanziario qualificato.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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