Nonostante le incertezze macroeconomiche e le oscillazioni dei mercati, la fiducia globale nel mondo crypto non vacilla. Anzi, cresce. Secondo una ricerca condotta dall’Exchange Universale (UEX) Bitget, il 66% degli investitori intervistati in tutto il mondo prevede di aumentare le proprie esposizioni in asset digitali nel corso del 2025. Un segnale di ottimismo che arriva mentre i flussi di capitale verso le criptovalute hanno già superato i livelli record del 2024, toccando quota 48,67 miliardi di dollari, secondo i dati CoinShares.
Aumentano i flussi su bitcoin guidati dagli emergenti, Europa più prudente
L’interesse, dunque, non è più episodico: il Bitcoin e i suoi fratelli sembrano ormai muoversi come una vera asset class. A guidare la spinta sono i Paesi emergenti. Nigeria (84%), Cina (73%) e India (72%) sono in cima alla classifica dei più disposti a incrementare gli investimenti in criptovalute, confermando un trend di inclusione finanziaria che passa sempre più attraverso le tecnologie digitali.
In Europa, invece, prevale un atteggiamento più prudente. Germania e Francia si muovono con cautela, mentre in Paesi come Ucraina e Taiwan si prediligono strategie di accumulo e gestione patrimoniale di lungo termine. «I risultati di questo rapporto indicano una resilienza e un ottimismo straordinari all’interno della comunità crypto globale», afferma Vugar Usi Zade, COO di Bitget. «Non si tratta solo di una reazione di breve periodo, ma del segno di una fiducia strutturale nel potenziale a lungo termine degli asset digitali. Gli investitori stanno combinando strategie dinamiche di trading e approcci più prudenti di accumulo, plasmando la prossima fase di crescita del mercato.»
Ethereum (67%) e Solana (55%) restano tra gli asset preferiti, ma Bitcoin mantiene la leadership e continua a rappresentare il perno delle strategie di allocazione. A confermare questa solidità arriva l’analisi di James Butterfill, Head of Research di CoinShares, che segnala come «i flussi di capitale verso gli asset digitali abbiano già superato i livelli record dello scorso anno». Nel 2024, infatti, i flussi totali avevano raggiunto i 48,5 miliardi di dollari; nel 2025 la cifra è già superiore, con tre mesi ancora da contabilizzare. Solo nell’ultima settimana analizzata, 3,1 miliardi sono confluiti negli asset digitali, guidati da Bitcoin ed Ethereum, seguiti da Solana e XRP.
I fattori che sostengono la domanda
Tra i fattori che sostengono questa domanda: un atteggiamento più accomodante della Federal Reserve sui tassi, la crescente incertezza politica negli Stati Uniti e la percezione di Bitcoin come “bene rifugio digitale”. «La concentrazione degli investimenti sui quattro principali asset — Bitcoin, Ethereum, Solana e XRP — mostra una crescente biforcazione del mercato», spiega Butterfill. «Gli asset che godono già di ETF o si avviano a ottenerli sono chiaramente i preferiti dagli investitori istituzionali». Se il mercato si sta consolidando, la vera domanda per gli investitori è quanto spazio riservare alle criptovalute all’interno dei portafogli tradizionali. Secondo Dovile Silenskyte, Director of Digital Assets Research di WisdomTree, la risposta sta in una formula semplice ma efficace: un’allocazione del 2% in Bitcoin.
Un 2% di bitcoin in un portafoglio bilanciato? Vale l’1,3% di rendimento annuo
«Gli investitori affermano di voler diversificare, ma molti continuano a fingere che il Bitcoin non esista. Un’esposizione pari a zero non significa prudenza, ma sottoponderare un’asset class in rapida crescita», spiega Silenskyte. Le simulazioni mostrano che una quota del 2% in Bitcoin, all’interno di un portafoglio bilanciato 60/40, avrebbe aggiunto in media l’1,3% annuo di rendimento con un incremento minimo della volatilità (0,19%). Un rapporto rischio/rendimento — l’information ratio — pari a 0,97, eccezionale per gli standard della gestione patrimoniale.
Il segreto è nella bassa correlazione con azioni e obbligazioni: «Il Bitcoin non è più una scommessa marginale», continua Silenskyte. «Gli asset digitali rappresentano ormai l’1,7% del portafoglio globale quotato. Il solo Bitcoin costituisce il 56% della capitalizzazione di mercato del settore. La vera domanda non è più se inserirlo in portafoglio, ma quanto allocare».
In sintesi, la narrativa del Bitcoin come strumento speculativo sta lasciando spazio a una visione più matura: quella di un asset con caratteristiche di resilienza e capacità di diversificazione. Le oscillazioni restano, ma sempre più investitori — retail e istituzionali — lo considerano un pilastro potenziale del portafoglio del futuro. Come conclude Silenskyte, «per i portafogli che cercano sia resilienza sia rilevanza, il 2% in Bitcoin non è più un’opzione facoltativa, ma il punto di partenza più intelligente».

