Banche italiane: ’26 parte senza sovraperformance. L’analisi

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Vista del Duomo di Milano con lo skyline finanziario di Porta Nuova sullo sfondo, simbolo della modernizzazione della città e dell’attrattività dell’Italia per gli investitori internazionali.

Il 2026 si apre per le banche italiane senza nuovi strappi rialzisti in Borsa. La redditività resta solida, sostenuta da commissioni in crescita e da un costo del rischio ai minimi, mentre il payout continua ad aumentare grazie a dividendi record. Con margini ormai stabilizzati e fondamentali robusti, il settore sembra avviarsi verso una fase di plateau: meno accelerazione sugli utili, più consolidamento e ritorni agli azionisti.

Indice

Il 2025 delle maggiori banche italiane si è chiuso con un utile aggregato di 6 miliardi di euro nel quarto trimestre, in rialzo del 14% su base annua escludendo l’effetto delle acquisizioni e delle poste straordinarie. Nell’intero esercizio, calcola Morningstar DBRS analizzando i bilanci di Intesa Sanpaolo, UniCredit, Bper e Mps, la redditività media del comparto è scesa dal 14% al 13%, riflettendo un contesto di normalizzazione dopo l’eccezionale spinta dei tassi elevati nel biennio precedente.

La composizione dei ricavi conferma uno spostamento strutturale: il contributo del margine d’interesse è sceso dal 59% al 55% del totale, mentre crescono le componenti commissionali e le attività non legate direttamente allo spread sui crediti. Un riequilibrio che rende il modello di business meno dipendente dal ciclo monetario, ma che al tempo stesso segnala che la fase di massimo beneficio dai tassi potrebbe essere alle spalle.

Due grafici: A sinistra è riportato un grafico a barre crescente dei ricavi totali aggregati (miliardi di euro) dal 1° trimestre 2020 al 1° trimestre 2025. A destra sono riportati i grafici a linee del margine di interesse e delle commissioni nette, entrambi in crescita, con un aumento più marcato del margine di interesse.

Prima ancora dei conti, qualcosa sembra essere cambiato nell’orientamento degli investitori, che per anni hanno premiato il comparto bancario come principale proxy del rialzo dei tassi. Da inizio anno al 10 febbraio, l’indice Ftse Italia Banche ha registrato una performance inferiore a quella del Ftse Mib, e questo prima ancora del selloff dell’11 febbraio innescato da un’ondata internazionale legata al tema intelligenza artificiale. La sovraperformance delle banche italiane non è scomparsa, ma appare meno marcata: dal 30 settembre 2025 all’11 febbraio l’indice settoriale ha guadagnato l’11,1% contro l’8,9% dell’indice generale. Un vantaggio ancora presente, ma più contenuto rispetto al passato.

Dividendi record e fondamentali rafforzati

Nel valutare il comparto, tuttavia, non si può ignorare la forza della remunerazione agli azionisti. Per gli utili 2025 le banche italiane prevedono di distribuire dividendi cash per 16,7 miliardi di euro, in aumento del 26% su base annua, con un payout medio salito dal 56% al 62%. Se si guarda indietro, la progressione è significativa: nel 2022 le distribuzioni si fermavano a 5,4 miliardi con un payout del 42,6%. Una dinamica che ha contribuito in modo decisivo alla sovraperformance azionaria del settore negli ultimi anni. Il punto ora è capire fino a che punto questa combinazione di utili solidi e payout generosi potrà sostenere il rally nel nuovo contesto.

Tra gli elementi favorevoli va ricordato che la fase di allentamento monetario della Bce sembra essersi stabilizzata, contribuendo a fissare un nuovo equilibrio per i margini sui crediti, mentre i volumi di prestiti tornano a crescere. Sul fronte della qualità dell’attivo, il costo del rischio è sceso a 32 punti base, minimo storico recente, grazie a insolvenze contenute e a un portafoglio crediti più prudente rispetto al passato. Nel quarto trimestre, inoltre, gli accantonamenti su future perdite sono aumentati del 44% su base annua, rafforzando ulteriormente i cuscinetti patrimoniali in vista di possibili impatti derivanti da dazi, tensioni commerciali o rallentamenti economici.

Grafico a barre che mostra i dividendi in contanti aggregati (miliardi di euro) e il rapporto medio di distribuzione dei dividendi (%) per gli anni 2022, 2023, 2024 e il 2025 previsto. Entrambi i valori aumentano ogni anno, raggiungendo i 16,7 miliardi e il 62,3% nel 2025.

2026: stabilizzazione degli utili e rischi sotto controllo

Nel complesso, Morningstar DBRS non si aspetta una nuova accelerazione degli utili, quanto piuttosto una fase di consolidamento. “Ci attendiamo che la redditività resti adeguata nel 2026, grazie a una ripresa della crescita dei prestiti e al perdurare di commissioni dinamiche”, scrivono gli analisti. “Le sinergie derivanti dalle integrazioni pianificate e le maggiori efficienze di costo legate a strategie operative più digitalizzate possono costituire leve fondamentali per assorbire i fattori avversi, qualora ben eseguite. Bilanci solidi, ampi eccessi di capitale e consistenti riserve di liquidità pongono le banche in una posizione di forza nel 2026 e potrebbero aprire la strada a un’ulteriore fase di consolidamento nel settore, nonostante l’aumento della remunerazione agli azionisti”.

E i rischi? Gli analisti citano “un possibile rallentamento macroeconomico, potenzialmente innescato dalle tensioni commerciali globali, nonché l’impatto ritardato dei tassi più elevati sui debitori più vulnerabili, nonostante i recenti tagli”. Ma rispetto al passato il sistema appare meglio attrezzato: “Prevediamo solo un lieve deterioramento degli indicatori di qualità del credito, poiché le banche continueranno a implementare azioni di derisking a bilancio, a mantenere livelli prudenziali di copertura dei prestiti e a beneficiare di una progressiva ripresa dei volumi di credito”.

Il quadro che emerge è dunque quello di un settore che non corre più come nel pieno della fase di rialzo dei tassi, ma che entra nel 2026 con fondamentali solidi, capitale abbondante e una crescente capacità di generare ricavi meno ciclici. La domanda per il mercato non è se le banche siano ancora solide, ma quanto spazio resti per sorprendere ancora al rialzo.

Domande frequenti su Banche italiane: ’26 parte senza sovraperformance. L’analisi

Qual è stato l'utile aggregato delle maggiori banche italiane nel quarto trimestre del 2025?

L'utile aggregato delle maggiori banche italiane nel quarto trimestre del 2025 è stato di 6 miliardi di euro, in aumento del 14% su base annua, escludendo acquisizioni e poste straordinarie. Questo dato riflette la performance finanziaria del settore bancario italiano in quel periodo specifico.

Qual è stata la redditività media del comparto bancario italiano nel 2025 e come si confronta con l'anno precedente?

Nel 2025, la redditività media del comparto bancario italiano è scesa dal 14% al 13%. Questa diminuzione riflette una normalizzazione dopo la spinta dei tassi elevati nel biennio precedente.

Quali banche sono state analizzate da Morningstar DBRS per valutare la redditività del settore?

Morningstar DBRS ha analizzato i bilanci di Intesa Sanpaolo, UniCredit, Bper e Mps per valutare la redditività media del comparto bancario italiano nel 2025. Queste banche rappresentano un campione significativo del settore.

Qual è la previsione per il 2026 in termini di utili e rischi per le banche italiane?

Per il 2026 si prevede una stabilizzazione degli utili e un controllo dei rischi per le banche italiane. Questo scenario suggerisce una fase di consolidamento dopo un periodo di crescita sostenuta.

Quali fattori hanno influenzato la redditività delle banche italiane nel 2025?

La redditività delle banche italiane nel 2025 è stata influenzata dalla normalizzazione del contesto economico dopo l'eccezionale spinta dei tassi elevati nel biennio precedente. Questo ha portato a una leggera diminuzione della redditività media del comparto.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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