Azioni indiane sotto pressione: effetto-dazi Usa su Nuova Delhi?

3 MIN
Un fascio arrotolato di banconote da 500 rupie indiane, assicurato con un elastico giallo, giace su uno sfondo sparso di altre banconote da 500 rupie indiane. Ogni banconota presenta un ritratto del Mahatma Gandhi.

Il mercato azionario indiano arretra dopo mesi di debolezza. I dazi Usa al 50% colpiscono settori chiave dell’export, ma c’è chi continua a correre

Indice

Nel 2025 il mercato azionario indiano è rimasto indietro rispetto alla media degli emergenti asiatici e, con l’introduzione dei nuovi dazi americani al 50%, le prospettive per il Paese – in particolare per le imprese esportatrici – potrebbero complicarsi nel breve termine. La decisione del presidente americano Donald Trump, motivata dalla scelta del governo indiano di continuare a importare ingenti quantità di petrolio russo, colpirà esportazioni per 48,2 milioni di dollari secondo le stime di Nuova Delhi. I settori più penalizzati, fortemente orientati verso l’export negli Stati Uniti, saranno tessile, auto, gioielli, conceria e alimentare, mentre farmaceutica ed elettronica rimarranno esenti. Per l’India, che ha negli Usa il primo mercato di sbocco, la mossa americana rischia non solo un impatto economico immediato, ma anche un allontanamento nei rapporti con una delle potenze considerate strategiche nel contenimento di Cina e Russia.

Azioni, utili e deflussi di capitali

“Dopo l’inasprimento dei dazi USA entrati in vigore quest’estate, che hanno portato la tariffa cumulativa dal 25% al 50%, il mercato azionario indiano ha registrato una fase di debolezza relativa. L’indice MSCI India da inizio anno è in territorio negativo, a fronte di rialzi robusti di MSCI Emerging Markets (+18,9%) e MSCI World (+13,6%). Le nuove tariffe, formalmente giustificate dai massicci acquisti indiani di energia russa, dovrebbero costare all’India uno 0,8% di Pil sia nell’anno fiscale in corso, sia nel prossimo”, ha commentato a We Wealth Annacarla Dellepiane, Head of Southern Europe di HANetf.
La crescita indiana rimane tra le più alte al mondo (+6,5% atteso 2025-26), sostenuta da investimenti pubblici e consumi interni, ma i dazi pesano, aggravati da revisioni al ribasso degli utili e da deflussi esteri consistenti. “Il P/E dell’MSCI India è sceso a 20,5x, tornato sulla media decennale dopo anni a 23-25x: il mercato non gode più del premio di emergente ‘premium’”, ha osservato Gabriel Debach, market analyst di eToro. “La rupia, all’ottavo anno consecutivo di deprezzamento – record dal 1973 – complica il quadro: allontana capitali esteri, ma sostiene competitività e parzialmente gli esportatori”.
Dietro questa debolezza si nasconde però un quadro più sfumato: i settori domestici tengono meglio. “Banche e consumi interni sono tra i pilastri”, spiega Debach, citando HDFC Bank, Reliance, ICICI Bank, Bharti Airtel, Bajaj Finance, Maruti Suzuki, Mahindra & Mahindra e Hindustan Unilever come principali contributori positivi dell’ETF INDA. All’opposto, l’information technology (Infosys, TCS, HCL) e l’industria hanno bruciato oltre 150 punti base, zavorrate dai dazi e da deflussi superiori a 13 miliardi di dollari.

Opportunità o correzione salutare?

In generale il governo Modi ha annunciato una riforma fiscale per razionalizzare le aliquote indirette e sostenere la domanda interna, bilanciando i cali dell’export. La correzione, per alcuni analisti, potrebbe rappresentare un’occasione. “Le valutazioni sono tornate interessanti, con l’IT a multipli forward di circa 18x, e opportunità di lungo termine legate a digitalizzazione e crescita dei consumi”, ha ricordato Dellepiane. “Sul fronte macro, Nuova Delhi lavora a nuove alleanze commerciali – anche con Cina e Russia – mentre la RBI gestisce la rupia per contenere gli effetti dei dazi. La stessa S&P ha alzato l’outlook del rating sovrano dell’India, segnale di fiducia sui fondamentali”.
Secondo Debach, la narrativa sui dazi non deve oscurare la prospettiva di lungo periodo: “La stanchezza che oggi si legge negli indici non è un cedimento strutturale, ma un riequilibrio salutare. L’India resta un gigante in crescita, e chi confonde correzione con declino rischia di leggere il copione sbagliato”.

Domande frequenti su Azioni indiane sotto pressione: effetto-dazi Usa su Nuova Delhi?

Qual è stata la performance del mercato azionario indiano nel 2025 rispetto ai mercati emergenti asiatici?

Nel 2025, il mercato azionario indiano è rimasto indietro rispetto alla media degli emergenti asiatici. Questa performance inferiore alla media potrebbe essere un segnale di debolezza preesistente.

Qual è l'impatto previsto dei nuovi dazi americani sulle imprese indiane?

L'introduzione dei nuovi dazi americani al 50% potrebbe complicare le prospettive per le imprese indiane, in particolare per quelle esportatrici, nel breve termine. L'effetto è legato alla motivazione della decisione americana.

Qual è la motivazione principale dietro l'introduzione dei dazi americani sull'India?

La decisione del presidente americano Donald Trump di imporre dazi è motivata dalla scelta del governo indiano di continuare a importare ingenti quantità di petrolio russo. Questo è il fattore scatenante della misura punitiva.

Qual è l'ammontare stimato delle esportazioni indiane che saranno colpite dai dazi americani?

Secondo le stime, i nuovi dazi americani colpiranno esportazioni indiane per un valore di 48,2 milioni di dollari. Questo dato quantifica l'impatto finanziario diretto delle misure.

Quali sono le implicazioni finanziarie per l'India derivanti dalla sua politica di importazione di petrolio russo?

La politica indiana di continuare a importare ingenti quantità di petrolio russo ha portato a una reazione degli Stati Uniti sotto forma di dazi. Questo crea una pressione finanziaria sulle esportazioni indiane, con un impatto stimato di 48,2 milioni di dollari.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

Sai come gestire un portafoglio bilanciato su varie aree geografiche?