Aziende e rischi climatici: occhio al greenwashing nei bilanci

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Il 98% delle società responsabili dell’80% delle emissioni industriali di gas serra sono state identificate come inadempienti nella divulgazione dei rischi climatici e dei piani net-zero nei bilanci

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Le aziende analizzate non hanno fornito prove sufficienti a dimostrare che i loro rendiconti abbiano effettivamente tenuto conto degli effetti delle questioni legate al clima

Diverso il caso della British Petroleum che spiega come abbia valutato l’impatto della transizione globale verso un’economia net-zero sul valore di attivi e passivi

Mercedes-Benz, Air Liquid, ma non solo. Il 98% delle società responsabili dell’80% delle emissioni industriali di gas serra sono state identificate come inadempienti nella divulgazione dei rischi climatici e dei piani net-zero nei bilanci. Un’omissione che, secondo un nuovo rapporto condotto da Carbon Tracker (think tank no profit con sede a Londra che analizza l’impatto dei cambiamenti climatici sui mercati finanziari) in collaborazione con Climate Accounting e Audit Project visionato dal Financial Times, rischia di privare gli investitori di informazioni fondamentali. Mentre i revisori esterni finiscono nel mirino.

L’analisi ha coinvolto un campione di 134 aziende (attive nei settori del carbone, petrolio, gas, miniere, produzione, tecnologia e nell’industria automobilistica) che, come anticipato in apertura, sono responsabili della maggior parte delle emissioni di carbonio. Aziende, denuncia Carbon Tracker, che non hanno fornito prove sufficienti a dimostrare che i loro rendiconti (relativi al 2021) abbiano effettivamente tenuto conto degli effetti delle questioni legate al cambiamento climatico sulla società. “I revisori non sembrano considerare in modo esaustivo gli impatti climatici nelle loro valutazioni dei rischi e nei test di revisione”, si legge nel rapporto. “Le forti differenze tra le informazioni contenute nei rapporti di revisione di una stessa azienda suggeriscono ulteriormente la mancanza di politiche di rete per affrontare le questioni climatiche”.

Rischi climatici nei bilanci: chi vince e chi perde

Air Liquid (multinazionale francese che si occupa della produzione dei gas utilizzati negli impianti industriali, nei laboratori chimici, nella produzione di componenti elettronici, per la saldatura e per la sanità) e Mercedes-Benz, spiegano per esempio i ricercatori, hanno indicato che il cambiamento climatico non avrebbe un impatto rilevante sui loro bilanci ma non hanno spiegato come fossero giunte a questa conclusione. Diverso il caso della British Petroleum (colosso petrolifero britannico) che ha spiegato come abbia valutato gli effetti della transizione globale verso un’economia a zero emissioni sul valore di attivi e passivi, compresi immobili, impianti e macchinari. Precisando tuttavia come sia improbabile che l’atteso crollo a lungo termine dei prezzi dei combustibili fossili possa influire sulla propria attività.

Nessuna delle aziende analizzate sembrerebbe dunque aver soddisfatto i test utilizzati dagli autori del rapporto nella loro valutazione, che prevedevano per esempio che i bilanci esplicitassero ipotesi e stime quantitative che fossero in linea con il raggiungimento dell’azzeramento delle emissioni entro il 2050 o prima (nonostante una maggioranza significativa di aziende puntasse a raggiungere questo traguardo) e che la relazione di revisione contabile spiegasse in che modo fossero stati valutati gli impatti dei rischi climatici.

La reazione di investitori e società di revisione

Durante la stagione delle assemblee annuali di quest’anno è emersa la crescente preoccupazione degli investitori su questo fronte. Lo scorso maggio, per esempio, gli azionisti della ExxonMobil hanno appoggiato la richiesta del colosso petrolifero di pubblicare una relazione certificata che spiegasse come la transizione globale verso l’azzeramento delle emissioni avrebbe avuto un impatto su “ipotesi, costi, stime e valutazioni” alla base dei suoi bilanci.

Quanto alle società di revisione, lo scorso anno le cosiddette “Big Four” (PwC, Deloitte, Kpmg e EY) hanno aderito alla Net zero financial service providers alliance, impegnandosi ad allineare servizi e prodotti al raggiungimento dell’obiettivo net-zero entro il 2050. Ma, secondo Carbon Tracker, esistono “poche prove” del fatto che i revisori “stiano rispondendo alle richieste degli investitori di valutare l’allineamento delle aziende a questo obiettivo”. PwC ha dichiarato che gli standard contabilipossono essere inferiori a ciò che alcuni investitori si aspettano in relazione al clima”. L’International accounting standards board (organismo responsabile dell’emanazione dei principi contabili internazionali, ndr), intanto, sta lavorando a un chiarimento dei requisiti esistenti.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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