Invoice trading, il futuro delle fatture

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Invoice trading

L’invoice trading, la cessione di fatture commerciali online, diventerà una delle principali fonti di finanziamento del capitale circolante. Secondo una ricerca di Workinvoice, il settore manifatturiero vincerebbe la corsa nella puntualità dei pagamenti

  • In Italia il tempo medio di incasso di una fattura B-to-B è di 90 giorni
  • Il settore manifatturiero registra il 2,4% di ritardi gravi, seguito da arte ed entertainment al 3,2%
  • “L’invoice trading consente un accesso immediato alla liquidità, che altrimenti le aziende dovrebbero attendere per mesi”, spiega Matteo Tarroni, ceo e co-founder di Workinvoice

L’incasso anticipato delle fatture attraverso piattaforme di invoice trading diventerà una delle principali fonti di finanziamento del capitale circolante. A dichiararlo è Matteo Tarroni, ceo e co-founder di Workinvoice, il primo mercato online in Italia in termini di anticipo delle fatture tramite il finanziamento alternativo dell’invoice trading.

Flessibilità, rapidità e assenza di costi fissi: sono solo alcune delle caratteristiche che permettono all’innovativo processo di gestione degli incassi di accorciare i tempi di attesa per il pagamento delle fatture, grazie all’anticipo di una buona parte del valore della fattura stessa da parte di un fondo di investimento specializzato. Secondo Tarroni, infatti, in Italia il tempo medio di incasso di una fattura B-to-B è di 90 giorni. “L’invoice trading permette di bypassare i tempi di attesa, consentendo un accesso immediato alla liquidità che altrimenti le aziende dovrebbero attendere per mesi”, spiega Tarroni. A favorire questo processo, concorrerebbe anche la comodità della gestione online dei processi di incasso, grazie a un’adeguata integrazione con la fatturazione elettronica.

Secondo l’Osservatorio Workinvoice, che ha analizzato oltre 1.500 fatture cedute sulla piattaforma da aprile 2018 ad aprile 2019, il settore manifatturiero vincerebbe la corsa nella puntualità dei pagamenti, registrando unicamente il 2,4% di ritardi gravi (oltre i 30 giorni). A seguire, il settore dell’arte e dell’entertainment (3,2%) e il mondo delle utility (4,8%).

Nel complesso, il 78% delle fatture delle grandi imprese e l’87% delle medie e piccole imprese rientrano nei 30 giorni di ritardo. Siccome la piattaforma non stabilisce delle penalizzazioni nel caso in cui le fatture vengano evase entro i 30 giorni di ritardo rispetto alla data di scadenza stabilita, molte aziende decidono di approfittare di questo “periodo di grazia”. Di conseguenza, i dati relativi alle imprese che usano il fintech sarebbero più virtuosi rispetto alle restanti. Se si considera il campione generale analizzato da Cribis – il leader della business information con cui Workinvoice ha stretto una partnership insieme a Confindustria Vicenza – l’82% delle grandi imprese e il 52% delle micro pagherebbero di fatto le fatture con un ritardo massimo di 30 giorni.

Questi numeri diventano ancora più importanti in relazione ai ritardi gravi. Nel campione nazionale, questi ultimi rappresentano il 5,2% per le grandi imprese e il 12,4% per le micro-imprese, a fronte rispettivamente del 5% e del 12% per il campione fintech di Workinvoice. Bisogna però spezzare una lancia a favore anche del campione nazionale: in questo caso, i pagamenti puntuali tendono a diminuire in parallelo a un aumento delle dimensioni delle aziende, a testimonianza di un potere contrattuale più forte delle grandi imprese rispetto alle micro.

L’ultimo fattore da analizzare è quello delle dinamiche geografiche. Il campione fintech di Workinvoice è più omogeneo a livello geografico in termine di ritardi rispetto al campione nazionale di Cribis, dove il Sud registra dei numeri nettamente peggiori. In definitiva, per Workinvoice, nell’86,5% dei casi Sud e Isole pagano entro i 30 giorni, numeri non troppo distanti da quelli del Nord-Ovest (87,1%), Centro (70,2%) e Nord-Est (76,7%).

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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