Stefania Paolo, BNY Mellon IM: qualità e trasparenza motori dell'industria

Teresa Scarale
Teresa Scarale
7.3.2019
Tempo di lettura: 3'
La head of sales di Bny Mellon Im, Stefania Paolo, plaude all'evoluzione normativa del settore dell'asset management. Un aspetto che favorirà gli operatori più efficienti

Qualità e trasparenza sono trend a livello di industria, destinati a favorire gli operatori con economie di scala, come Bny Mellon Im

In un ambiente in cui è tornata l'incertezza, la gestione attiva è il valore aggiunto dell'asset management. Saper selezionare quei titoli in grado di spiccare in una fase storica in cui gli indici sono sballottati

Al di là delle compentenze personali, che non hanno genere, la presenza femminile nell'industria dell'asset management è fondamentale. Sempre più studi dimostrano come i risultati di un'azienda migliorino tanto è maggiore la diversity interna

L'intervista a Stefania Paolo di Bny Mellon


Trasparenza e qualità, ma anche attenzione alle nuove preoccupazioni del cliente, come quella per il ritorno della volatilità (come già indagato nell'outlook della società per il 2019). Sono solo alcuni dei punti che Stefania Paolo, head of sales di Bny Mellon Im ha toccato nell'intervista concessa in esclusiva a We Wealth.
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Stefania Paolo, head of sales, Bny Mellon Im

Cosa c'è di nuovo (se c'è) nel panorama del wealth management italiano? Quali sfide per l'anno in corso?


Sicuramente l'applicazione della Mifid2, la pressione sui margini e la tensione verso la qualità e la trasparenza sono i trend principali a livello d'industria, determinati in larga parte dall'evoluzione normativa del settore.

Sono tendenze che favoriscono gli operatori con economie di scala. Ed è per questo riteniamo che nell'asset management italiano si continuerà ad assistere a un processo di consolidamento. Non una novità, perché già evidente negli anni passati, ma certamente destinato a proseguire con fusioni e annunci anche nei mesi a venire.

Saranno infatti i grandi gruppi di gestione, come Bny Mellon Im, a potersi strutturare per rispondere ai requisiti di trasparenza e alla necessità di costi più contenuti senza sacrificare la qualità dei prodotti, ma anzi enfatizzandola agli occhi degli investitori finali.

Nell'ultimo periodo, quali sono le richieste più diffuse fra i clienti?


Molti clienti sono preoccupati dal ritorno della volatilità, dall'assenza di “porti sicuri” in cui rifugiarsi. L'anno scorso il 90% delle asset class a livello globale ha registrato rendimenti negativi. Noi crediamo che la soluzione sia il ritorno alla qualità e alla gestione attiva, in una fase di normalizzazione delle politiche monetarie (dopo dieci anni di allentamento quantitativo) e di tensioni macroeconomiche come la guerra delle tariffe commerciali tra Usa e Cina.

Il valore aggiunto delle gestioni attive, ne siamo convinti, risiede nella capacità di selezionare quei titoli in grado di spiccare in una fase storica in cui gli indici sono sballottati dalla somma di bassa liquidità e sovrabbondanza di strategie passive o high-frequency che vendono in massa posizioni sulla base di algoritmi e regole prefissate.

Una selezione, poi, che può essere effettuata tramite vari criteri e approcci. Siano essi quelli tradizionali, di lungo periodo, basati sull'analisi dei dati fondamentali o sui dividendi per individuare le società in grado di generare ricchezza per gli investitori; o tematici, per identificare i fattori strutturali che guideranno la crescita di settori e comparti specifici nel lungo periodo.

Dove investire per conseguire un rendimento positivo e proteggere? È questo, in parole povere, quel che ci chiedono gli investitori oggi, istituzionali o individuali. E crediamo che il nostro dovere di gestori sia fornire una risposta il più attendibile possibile.

C'è una differenza di approccio fra uomini e donne, nell'asset management? Qual è il valore aggiunto di un approccio femminile?


Credo sia importante non fare confusione tra due livelli ben distinti e separati. Da un lato ci sono le competenze tecniche, indispensabili nell'asset management, e su cui non vi sono differenze di genere quanto diversi gradi di preparazione tra individui e professionisti diversi, indipendentemente dal fatto che siano uomini o donne.

È vero però che il “tetto di cristallo” che per molti anni è esistito nell'industria ha fatto sì che la selezione al femminile per le posizioni apicali delle società di gestione fosse ancora più dura e stringente, ma fortunatamente ci sono sempre meno pregiudizi nel settore. Dall'altro lato vi sono le relazioni interpersonali, la capacità di fare networking, di costruire rapporti solidi nel tempo. Ecco, su questo fronte credo che spesso le donne siano mediamente avvantaggiate.

Vi sono poi studi di finanza comportamentale secondo cui le donne sono più prudenti nell'approccio agli investimenti. Ma nell'ambito di un processo di investimento sempre più articolato intorno ai team anziché ai singoli gestori, e in cui il risk management è cruciale, non è certo questo approccio femminile a fare la differenza, anche se può dare un'impronta o una connotazione a un certo portafoglio.

Ciò premesso, la presenza femminile nell'industria dell'asset management (e non solo) è fondamentale: ci sono sempre più studi che dimostrano come i risultati di un'azienda migliorino tanto è maggiore la diversity interna di manager e dipendenti.
caporedattore

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