Assicurazioni basate sulle linked non mitigano gli choc finanziari

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Le assicurazioni focalizzate sulle unit linked non agiscono da argini alla volatilità del mercato, come le controparti più tradizionali: anzi

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Di solito l’approccio di investimento a lungo termine delle compagnie assicurative era di supporto nelle fasi di crisi finanziaria, perché incoraggiava l’acquisto di titoli a prezzi scontati mitigando le fluttuazioni del mercato. Secondo tre studiosi di Bankitalia, qualcosa in questo modello è in parte cambiato

La crescente importanza delle polizze unit-linked nei modelli di business delle assicurazioni, potrebbe gradualmente cambiare il comportamento delle assicurazioni in queste fasi, riducendone il ruolo di “cuscinetti” per il mercato. La ricerca, infatti, mostra che le assicurazioni che si basano molto su questi prodotti assicurativi si comportano in modo più simile a fondi d’investimento – i quali amplificano la volatilità vendendo i titoli che hanno perso valore

Lo stile d’investimento delle assicurazioni, tradizionalmente focalizzato su titoli a lunga scadenza, si era sempre dimostrato un utile contrappeso nei momenti di crisi. Quando il mercato è debole e altri operatori si gettano a vendere, le assicurazioni, che tendono a mantenere i titoli (in particolare obbligazionari) fino alla scadenza, intervenivano comprando a prezzi scontati. Così facendo, controbilanciavano i fenomeni di sfiducia e davano un contributo alla stabilizzazione dei mercati.

La crescente importanza delle polizze unit-linked nei modelli di business delle assicurazioni, però, potrebbe gradualmente cambiare il comportamento delle assicurazioni in queste fasi, riducendone il ruolo di “cuscinetti” per il mercato.

E’ quanto affermano gli studiosi Federico Apicella, Raffaele Gallo e Giovanni Guazzarotti in un working paper pubblicato dalla Banca d’Italia il 4 febbraio. Nel dettaglio, gli autori hanno voluto indagare se e come, nel primo anno di pandemia segnato dal massiccio crollo dei mercati, le assicurazioni siano intervenute a mitigare (od amplificare le oscillazioni di mercato).

“I nostri risultati si collocano tra la visione tradizionale che punta al ruolo stabilizzante degli assicuratori e la letteratura più recente che sostiene che durante una crisi finanziaria gli assicuratori possono effettivamente contribuire alla volatilità del mercato”, hanno concluso Apicella, Gallo e Guazzarotti. A determinare il comportamento delle compagnie, infatti, sono due principali fattori.

Se le compagnie più solide dal punto di vista del capitale hanno potuto permettersi di agire seguendo il copione tradizionale, comprando gli asset sotto stress, le assicurazioni più a rischio, al contrario, hanno avuto meno spazio per esporre a ulteriori rischi il loro portafoglio, dovendo rispettare, oggi, vincoli di capitale più stringenti rispetto al passato.

In secondo luogo, “il tradizionale ruolo di stabilizzazione degli assicuratori dipende dal loro modello di business”, affermano gli autori, laddove “le società che si basano maggiormente su prodotti unit linked sono meno in grado di assorbire gli shock di mercato e di agire come investitori a lungo termine”. Si tratta di un elemento di grande interesse, se si considera che, da anni, il mercato dei nuovi premi assicurativi si sta decisamente spostando verso queste polizze vita il cui rendimento non è predeterminato, ma dipende da l’andamento ci certi indicatori di mercato.

Anche se è una semplificazione, la natura più volatile delle unit-linked porta la compagnia assicurativa ad investire i premi in modo più simile a quello di un fondo  – che tende a vendere nelle fasi di stress del mercato, ampliandone le oscillazioni. “Gli spostamenti della struttura di responsabilità degli assicuratori dalla vita alle polizze non unit linked”, hanno concluso gli autori, “possono ridurre la loro capacità di stabilizzare i mercati finanziari”.

Unit-linked, un peso crescente nel mercato delle polizze

Nel solo 2021 il business delle polizze unit linked di ramo III è cresciuto del 38,7% su base annua, con 34 miliardi di euro di nuovi premi: pari quasi al 40% dell’intero flusso delle polizze vita. Parallelamente, il ramo I tradizionale è arretrato del 6,4%, si apprende dal più recente bollettino pubblicato dall’Ania. Dati che confermano un progressivo orientamento delle compagnie verso prodotti assicurativi non più a rendimento predeterminato, ma dipendenti dall’andamento di parametri finanziari. La stessa Ania ha messo in luce come l’asset allocation delle due grandi famiglie di polizze vita differisca sostanzialmente. A fine 2020, “per quanto riguarda i prodotti with-profit e con partecipazione agli utili che offrono rendimenti minimi garantiti, la quota investita in titoli di Stato ammonta a circa due terzi, mentre le obbligazioni societarie rappresentano più di un quarto. Le azioni rappresentano solo pochi punti percentuali”. Al contrario, “per quanto riguarda i prodotti linked e i fondi pensione, il profilo rischio-rendimento è più elevato, con una “quota investita in obbligazioni societarie e in azioni è stata di circa il 37% del portafoglio”.

Come si sono comportate le assicurazioni durante il coronacrash

Tornando alla ricerca pubblicata da Bankitalia, emerge come le compagnie focalizzate su polizze unit linked abbiano “ridotto la loro esposizione ai titoli inclusi nei portafogli delle polizze in seguito a una caduta dei relativi prezzi di mercato, sia prima sia dopo lo scoppio pandemico”. Più in generale, “l’analisi suggerisce che le compagnie assicurative di solito aumentano la loro esposizione verso i titoli che sono scesi di prezzo”, anche se questo non si applica ai titoli inclusi negli indici di riferimento delle unit linked.

“I nostri risultati suggeriscono che le decisioni di investimento di un’ipotetica compagnia di assicurazione che si basi esclusivamente su polizze unit-linked non dovrebbero essere molto diverse da quelle dei fondi aperti, i quali”, contrariamente alle assicurazioni tradizionali, “tendono ad amplificare gli shock di mercato”, e non a mitigarli, hanno affermato gli autori. Queste evidenze suggeriscono alle autorità finanziarie “un monitoraggio specifico” essendo fattori “di cui tenere conto nel valutare le politiche”.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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