Accordo Ue sul petrolio russo: cosa succede sui mercati?

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Trovato l’accordo sul sesto pacchetto di sanzioni alla Russia. A partire da gennaio sarà interrotta l’importazione via mare di petrolio russo

Il Consiglio Europeo ha trovato l’accordo sul sesto pacchetto di sanzioni alla Russia, sanzioni che interesseranno il greggio

“Un’impennata dei prezzi energetici potrebbe generare maggiori pressioni inflazionistiche, qualora l’Opec non decida di cambiare direzione” spiega Gabriel Debach

Dopo settimane d’attesa, alla fine l’accordo sul sesto pacchetto di sanzioni alla Russia è stato finalmente trovato. Il Consiglio Europeo ha infatti annunciato nella notte di martedì nuove misure contro Mosca. Come si legge nelle conclusioni finali del vertice, l’accordo “riguarderà il greggio, nonché i prodotti petroliferi, consegnati dalla Russia negli Stati membri, con un’eccezione temporanea per il greggio consegnato tramite oleodotto”.

In altre parole, a partire dal prossimo gennaio, verrà bloccato solo l’importazione via mare dell’oro nero di Mosca, mentre rimarrà operativo l’oleodotto Druzhba, come da richiesta di Ungheria e Repubblica Ceca.  Ad ogni modo gli effetti delle nuove misure si faranno sentire sull’economia russa. Il 90% dell’esportazione in Europa avviene infatti proprio attraverso la via marittima. Come spiega a We Wealth Gabriel Debach, market analyst di etoro, le sanzioni energetiche, che includono lo stop delle importazioni di greggio via mare entro sei mesi, colpiranno 2/3 dell’importazione russa, pari a circa 1,6 mb/g. “Inoltre, sebbene Germania e Polonia restino collegate al petrolio russo grazie all’oleodotto Druzhba, i due Paesi hanno riportato l’intenzione di bloccarne i flussi entro il periodo stabilito” spiega Debach, che è dell’avviso che, seppur l’accordo mostri in parte una spiacevole deroga per le richieste di Budapest, esso rappresenta comunque un’intesa politica importante e soprattutto una riduzione dei pagamenti verso Mosca.

Quali gli effetti sui mercati? Il rischio è di assistere a un ulteriore rialzo dei prezzi del petrolio. “In un mercato petrolifero che è scambiato in backwardation la notizia ne ha aumentato lo spread, con valori nuovamente al rialzo, con l’augurio di non ritornare sui massimi di inizio marzo. Un’impennata dei prezzi energetici potrebbe quindi generare maggiori pressioni inflazionistiche, qualora l’Opec non decida di cambiare direzione – aspetto quest’ultimo poco probabile” spiega Debach.

Per il nostro paese, non si tratta di una buona notizia. “Mentre l’Ungheria ottiene deroghe, l’Italia è nuovamente al centro dell’attenzione, visto l’alto import via mare del greggio russo, con nuove pressioni e necessità di guardare maggiormente a nuove fonti di diversificazione. In attesa di un (poco probabile) pacchetto sul gas di sicuro un nuovo colpo per i consumatori italiani” conclude Debach.

Petrolio, intanto, in netto rialzo dopo l’accordo al vertice europeo sull’embargo all’oro nero russo: il Brent è trattato a 123,32 dollari al barile, in rialzo dell’1,36%, riaggiornando i livelli massimi toccati negli ultimi 2 mesi. Il Wti è a 118,57 dollari al barile con un progresso del 3,04%. 

di Lorenzo Magnani

Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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