Brexit e rallentamento Germania, non serve essere troppo difensivi

01 Ottobre 2019 · 3 min

Nel mese di settembre 2019, l’inflazione in Germania è scesa dall’1,4% di agosto all’1,2%. Si tratta del risultato più basso registrato da febbraio del 2018. Il rallentamento dell’economia tedesca – nel secondo trimestre del 2019 il Pil si è contratto dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti – ha un effetto negativo sull’Eurozona, ma potrebbe spingere la Germania a cambiare la propria visione della politica fiscale. Intervista ad Adrien Pichoud, portfolio manager e chief economist di Syz Asset Management, che consiglia ai porfolio manager: la situazione tedesca e le incertezze legate a Brexit preoccupano, ma non è necessario essere troppo difensivi.

L’economia tedesca è in regressione, come si riflette questo sull’Eurozona?

“Il rallentamento dell’economia tedesca ha chiaramente un effetto negativo sull’Eurozona: è l’economia più importante ed è molto legata a livello commerciale con i Paesi vicini, come Francia e Italia. Ha quindi un impatto negativo sulle attività economiche di tutta l’Eurozona. La cosa positiva potrebbe però essere che, a causa di questo rallentamento, la Germania potrebbe cambiare la sua visione della politica fiscale. Negli ultimi anni è stata molto rigida in termini di fiscal spending, perché alla ricerca di un equilibrio fiscale. Se l’economia tedesca entra in recessione, forse il Paese cambierà un po’ la sua politica fiscale e la Bce potrebbe introdurre nuovi stimoli fiscali per lei ma anche per il resto dell’Eurozona. Quindi sul breve termine il protrarsi del rallentamento potrebbe essere negativo. Ma sul medio termine la Bce potrebbe portare a un supporto sul lato fiscale che potrebbe aiutare la crescita di tutta l’Eurozona”.

Cosa dobbiamo aspettarci dalla Brexit?

“Non ho la sfera di cristallo per prevedere esattamente cosa succederà. Il mio pensiero è che una Brexit senza nessuna forma di accordo è un’opzione ancora improbabile. Non credo proprio che il Regno Unito lascerà l’Unione Europea il 31 ottobre, anche se è un rischio e dobbiamo esserne consapevoli. Potrebbe succedere. L’ipotesi più probabile è che le negoziazioni si protraggano oltre per raggiungere un’accordo, il che sarebbe positivo perché creerebbe una situazione più costruttiva per gli inglesi e per l’economia europea. Ma allo stesso tempo sosterrebbe l’incertezza che ha già colpito l’economia inglese e europea negli ultimi anni”.

Quali suggerimenti per i portfolio manager?

“Basandoci su questa view tutto sommato costruttiva, pensiamo che non dovrebbe essere necessario essere troppo difensivi nei portafogli. Dovremmo rimanere esposti su posizioni che potrebbero anzi beneficiare dal mantenimento delle relazioni commerciali tra Gran Bretagna e Unione Europea e dallo stimolo fiscale in Germania e nell’Eurozona. L’equity è l’asset che beneficerà di più, specie considerato il contesto di politica monetaria accomodante della Bce, quindi vogliamo mantenerla nei portafogli. Siamo comunque consapevoli dei rischi, quindi dobbiamo proteggere i portafogli e la componente azionaria con copertura di bond governativi con scadenze di lungo termine anche se non sono molto attraenti visti i tassi bassi. Ma in uno scenario negativo potrebbero comunque dare equilibrio alla componente equity. Ci piace anche l’oro, che sarebbe una buona copertura in un contesto potenzialmente più negativo. La nostra parte difensiva è quindi formata da obbligazionario governativo con lunghe scadenze e oro per bilanciare la componente azionaria che comunque manteniamo per generare rendimento per i nostri clienti”.