Ipo per le società di software, una crescita costante

Giulia Bacelle
Giulia Bacelle
14.6.2021
Tempo di lettura: 3'
Le società di software di nuova generazione confermano il proprio successo grazie alla maggiore penetrazione della tecnologia nelle aziende e al giusto tempismo
“Nel 2020, e in questi primi mesi del 2021, vi è stato un aumento nelle offerte pubbliche iniziali (Ipo) delle società di software di nuova generazione”. Così Brook Dane, del Fundamental Equity Technology Team di Goldman Sachs Asset Management. A conferma della crescente attenzione verso le aziende nel settore della tecnologia, media e telecomunicazioni (technology, media and telecommunications, tmt) è il numero di Ipo per queste società, in crescita costante dal 2018 (192, per un totale di 76,5 miliardi di dollari raccolti) al 2019 (256, per $57,8 miliardi), fino al 2020 (323, con una raccolta di 96,8 miliardi di dollari), secondo i dati raccolti da GlobalData a gennaio 2021.
“Molte di queste aziende sono unicorni (startup che hanno raggiunto la valutazione di mercato di un miliardo, ndr) che si occupano di cloud, che hanno scosso i media durante i round di finanziamenti privati e hanno continuato questo slancio alla loro entrata nelle piazze finanziarie”. Un esempio? Snowflake, cloud company californiana che lo scorso settembre ha raccolto 3,36 miliardi di dollari nel corso dell'Ipo a Wall Street, diventando così la più importante offerta pubblica iniziale sul mercato americano nel 2020 e la prima di sempre per una società di software.

Software di nuova generazione, le ragioni di un successo


Le società di software di nuova generazione competono oggi in un terreno ben diverso rispetto a quelle di prima generazione. A spiegare le ragioni del loro successo è il tempismo, oltre che il livello di penetrazione del mercato da parte delle tecnologie digitali raggiunto (soprattutto) in seguito alla pandemia. A confermarlo, il fatto che “le aziende sono sempre più digitali in tutti i loro processi: mentre le società di software di prima generazione si sono concentrate sulle risorse umane e software di vendita, quelle di nuova generazione vanno oltre per includere altre divisioni ed esigenze aziendali come la sicurezza informatica”, aggiunge Dane. Inoltre, il ruolo stesso della tecnologia è in evoluzione: “l'IT non è più vista solo come un costo, ma come parte integrante nell'attuazione delle esigenze strategiche delle imprese. Aumenta così la spesa per software e servizi IT”, complice anche “la maggiore familiarità con questi prodotti, che aiutano nella vendite, nell'analizzare i modelli dei clienti e nel proteggere i propri dati”.

Software di prima e seconda generazione: le differenze


Si delineano così le differenze tra le due generazioni di società in ambito software: crescita dei ricavi più rapida, maggiore tasso di crescita prima della vendita della start up e fidelizzazione superiore. “Le aziende di prima generazione hanno impiegato circa 10-12 trimestri per passare dai 100 ai 500 milioni di dollari di entrate ricorrenti annualizzate (annualized recurring revenue, arr). Se guardiamo alle start up di nuova generazione, questo tasso di crescita dei ricavi è decisamente accelerato”, continua l'esperto. “Oltre i 500 milioni di dollari di arr, i tassi di crescita delle uscite aumentano, a suggerire un crescente appetito dei clienti per le soluzioni di successo”. A garantire il successo della start up, infine, sono i maggiori tassi di fidelizzazione netti, oltre che una più forte capacità di vendita incrociata dei prodotti, ovvero un “consiglio” di acquisto che abbina un secondo prodotto a quello appena acquistato, completando e migliorando l'intera esperienza”, conclude Dane.

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